{"id":22300,"date":"2026-10-05T01:56:32","date_gmt":"2026-10-04T23:56:32","guid":{"rendered":"https:\/\/www.inkroci.it\/racconti-brevi\/?p=22300"},"modified":"2026-10-05T18:29:17","modified_gmt":"2026-10-05T16:29:17","slug":"heiko-h-caimi-leggere-cioran-racconto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.inkroci.it\/racconti-brevi\/letteraturaitaliana-contemporanea\/scrivere-un-libro-sogni-di-carta\/heiko-h-caimi-leggere-cioran-racconto.html","title":{"rendered":"Heiko H. Caimi \u2013 Leggere Cioran"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: right;\"><em>dedicato a Dan Maritnazzi<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono andato in biblioteca per leggere Cioran. Mi rendo conto che gi\u00e0 questa frase contiene una tale ingenuit\u00e0 che, col senno di poi, m&#8217;imbarazza. Pensavo: biblioteca, silenzio, tavolo, libro. Una concezione evidentemente ottocentesca dell\u2019istituzione, forse ricavata da qualche incisione in cui uomini con la barba consultano incunaboli sotto lampade verdi. Avevo con me <em>L\u2019inconveniente di essere nati<\/em>, che mi pareva una lettura adeguata al pomeriggio e, soprattutto, sufficientemente pessimista da mettermi al riparo dalle sorprese. Quando si apre Cioran, in fondo, ci si aspetta che il peggio sia gi\u00e0 dentro il libro.<br \/>\nHo scelto un posto nella sala di lettura e mi sono guardato intorno. Quasi tutti avevano davanti un tablet sul quale scrivevano con una penna finta. La penna finta \u00e8 uno dei vertici raggiunti dalla civilt\u00e0 contemporanea: abbiamo impiegato qualche millennio per liberarci delle tavolette e dello stilo, abbiamo inventato la carta, la stampa, la macchina per scrivere, il computer, e alla fine abbiamo costruito una tavoletta costosissima sulla quale tracciare segni con uno stilo. <em>\u00c8 come scrivere sulla carta<\/em>, spiegano soddisfatti i tapini. Appunto. Anche andare a piedi \u00e8 come andare sulle proprie gambe, e costa pure meno.<br \/>\nMi sono seduto, ho aperto Cioran e ho cominciato a leggere.<br \/>\nDopo circa trenta secondi qualcuno ha tossito. Una tosse importante, professionale, proveniente dal fondo della sala. Ho continuato. Due tavoli pi\u00f9 avanti ha risposto un\u2019altra tosse, pi\u00f9 secca, quasi polemica. Poi una terza alla mia sinistra. Nel giro di cinque minuti avevo l\u2019impressione che fosse cominciata una conversazione in codice tra reparti di pneumologia.<br \/>\nMi sono guardato intorno. Nessuno sembrava preoccupato. Tossivano e digitavano, tossivano e sottolineavano, tossivano e scrivevano sulle loro tavolette elettroniche. Ogni tanto uno schermo emetteva un bip, un altro trillava, qualcosa vibrava sopra un tavolo. In compenso aleggiava nella sala un odore che avrei avuto difficolt\u00e0 a definire senza ricorrere alla medicina legale: un miscuglio di corpi, vestiti, aria riciclata e quell\u2019indefinibile sentore organico delle stanze in cui troppe persone respirano da troppo tempo.<br \/>\nHo abbassato gli occhi sul libro. Cioran discettava dell\u2019inconveniente di essere nati mentre intorno a me una ventina di persone sembrava impegnata a dimostrare l\u2019inconveniente di continuare a vivere.<br \/>\nIl quarantenne davanti a me era il pi\u00f9 generoso. Tossiva senza mettere la mano davanti alla bocca, con una fiducia nella condivisione che avrebbe commosso un teorico dei beni comuni. Ogni colpo partiva libero, democratico, privo di barriere sociali e sanitarie. Guardava il laptop e tossiva sul laptop. A un certo punto ho incominciato a osservare il suo schermo con una curiosit\u00e0 morbosa. Da quella distanza sembrava pulito, ma sapevo che si trattava di un\u2019illusione ottica. Ho immaginato la superficie vista al microscopio e ho preferito tornare a Cioran, che improvvisamente mi pareva un autore allegro.<br \/>\nL\u2019aria condizionata lavorava con efficienza. Aspirava, mescolava e redistribuiva. Un magnifico sistema egualitario: ciascuno metteva a disposizione degli altri ci\u00f2 che aveva nei bronchi. Ho pensato che in una sala d\u2019attesa del pronto soccorso avrei trovato pi\u00f9 o meno la stessa situazione, con il vantaggio che almeno l\u00ec la gente avrebbe avuto una ragione ufficiale per star male. Qui invece erano venuti tutti spontaneamente. Anch\u2019io.<br \/>\nDel resto, che cosa mi aspettavo? Sono entrato in una biblioteca nel 2026 con un libro di carta pretendendo silenzio, aria respirabile e una ragionevole distanza dai fluidi corporei altrui. Avrei potuto presentarmi con una marsina, chiedere un calamaio e lamentarmi perch\u00e9 il bibliotecario non conosceva il latino. Intorno a me si studiava seriamente: tablet, auricolari, laptop, smartphone, smartwatch, bottigliette termiche, caricabatterie, cavi, custodie, supporti inclinabili e penne elettroniche. Per leggere un testo di venti pagine ormai occorre l\u2019equipaggiamento di una missione lunare.<br \/>\nUn altro accesso di tosse ha attraversato la sala. Stavolta quattro persone hanno partecipato. Il quarantenne ha dato il meglio di s\u00e9 con una sequenza profonda, cavernosa, al termine della quale ha inspirato rumorosamente e ha ripreso a fissare il computer. Nessuna mano davanti alla bocca, fazzoletto o moto di vergogna. Anzi, si \u00e8 nettato le labbra con un vigoroso passaggio della manica della camicia. Il suo sistema immunitario doveva avere sviluppato un concetto molto personale di politica estera.<br \/>\nHo cercato di concentrarmi. Ho letto tre righe. Bip. Due righe. Tosse. Quattro righe. Vibrazione. Tosse doppia. Notifica. Raschiamento di gola. Un tizio ha trascinato una sedia per trenta centimetri producendo il rumore di un sarcofago spostato in una cripta. Una ragazza ha continuato a picchiettare la sua penna finta contro il tablet con l\u2019espressione assorta di un copista medievale che avesse appena scoperto il Bluetooth.<br \/>\nHo chiuso per un momento il libro.\u00a0Forse il problema ero io. Cioran avrebbe probabilmente apprezzato la situazione pi\u00f9 di quanto potessi fare io. Ero entrato per leggere un filosofo che aveva dedicato buona parte della propria opera a spiegare quanto fosse discutibile l\u2019intera faccenda dell\u2019esistenza e mi lamentavo perch\u00e9 l\u2019umanit\u00e0 circostante forniva materiale dimostrativo gratuito. Avevo persino la prova sperimentale: nascere conduce, attraverso una serie di passaggi che la filosofia pu\u00f2 rendere inutilmente complicati, a sedersi in una biblioteca climatizzata e ricevere in faccia l\u2019aerosol di uno sconosciuto.<br \/>\nHo riaperto il libro.\u00a0Il quarantenne ha tossito ancora.<br \/>\nA quel punto ho pensato al cimitero. Non con intenzioni ostili, sia chiaro; piuttosto come soluzione logistica. Una bella sala di lettura al cimitero risolverebbe parecchi problemi: silenzio garantito, utenti discreti, nessuna suoneria, nessuno che scrive con la penna finta sul tablet e soprattutto pochissima tosse. Temperatura forse un po\u2019 umida, ma ci si pu\u00f2 vestire. Quanto ai frequentatori della biblioteca, considerando il concerto bronchiale in corso, per alcuni il trasferimento avrebbe potuto perfino essere organizzato senza eccessivo anticipo.<br \/>\nPoi mi sono accorto che stavo augurando, sia pure con garbo e per esigenze acustiche, la morte a una sala piena di studenti. Ho abbassato gli occhi sul libro e mi \u00e8 parso che Cioran, dopo tutto, avesse avuto il buon gusto di fermarsi un passo prima: si era limitato a considerare la nascita un inconveniente, lasciando che ciascuno traesse le proprie conclusioni. Io, dopo meno di un\u2019ora in biblioteca, ero gi\u00e0 passato alla pianificazione cimiteriale. Evidentemente la frequentazione dei pessimisti non rende migliori; al massimo fornisce un lessico pi\u00f9 decoroso ai propri cattivi pensieri.<br \/>\nHo guardato ancora la copertina: <em>L\u2019inconveniente di essere nati<\/em>. All\u2019inizio del pomeriggio mi era sembrato il titolo di un libro. Adesso, tra il quarantenne che tossiva sul laptop, l\u2019aria condizionata che distribuiva equamente il contenuto dei suoi bronchi e il sommesso picchiettare degli stili elettronici, cominciava ad assumere il carattere ben poco rassicurante di una diagnosi. Ho ripreso a leggere. Cioran, almeno, aveva il pregio di essere morto e, da morto, di non tossire.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>dedicato a Dan Maritnazzi Sono andato in biblioteca per leggere Cioran. Mi rendo conto che gi\u00e0 questa frase contiene una tale ingenuit\u00e0 che, col senno di poi, m&#8217;imbarazza. Pensavo: biblioteca, silenzio, tavolo, libro. Una concezione evidentemente ottocentesca dell\u2019istituzione, forse ricavata da qualche incisione in cui uomini con la barba consultano incunaboli sotto lampade verdi. 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