{"id":22096,"date":"2026-11-04T01:03:24","date_gmt":"2026-11-04T00:03:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.inkroci.it\/racconti-brevi\/?p=22096"},"modified":"2026-10-22T09:44:17","modified_gmt":"2026-10-22T07:44:17","slug":"leaf-hound-growers-mushroom-recensione-disco-musica-rock","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.inkroci.it\/racconti-brevi\/recensioni-film-recensioni-libri-recensioni-musica-recensioni-fumetti-graphic-novel\/formidabili-quei-dischi\/leaf-hound-growers-mushroom-recensione-disco-musica-rock.html","title":{"rendered":"Leaf Hound \u2013 Growers of Mushroom"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Growers of Mushroom<\/em> \u00e8 uno di quei dischi che circolano come oggetti mitici che passano di mano in mano tra appassionati. Quando lo si presenta a qualcuno che non l\u2019ha mai ascoltato, si ha la sensazione di introdurlo a un piccolo segreto della storia del rock, un episodio marginale solo in apparenza, perch\u00e9 in realt\u00e0 questo album del 1971 ha anticipato un modo di suonare che sarebbe diventato fondamentale vent\u2019anni dopo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I Leaf Hound arrivano da quel sottobosco londinese in cui il blues elettrico stava cambiando pelle. Giovani, affamati, cresciuti tra i Black Cat Bones e le scorie del rock britannico pi\u00f9 ruvido, entrano in studio e registrano tutto in undici ore: un tempo ridicolo persino per l\u2019epoca. Eppure proprio quella fretta, quell\u2019urgenza, quella mancanza di rifinitura diventano la loro forza. Il disco non \u00e8 levigato, non \u00e8 elegante, non \u00e8 \u201cpensato\u201d: \u00e8 un\u2019esplosione catturata su nastro. Troppo duro per essere blues-rock, troppo psichedelico per essere hard rock, troppo avanti per essere capito nel 1971. \u00c8 un lampo, un istante, un miracolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si capisce subito gi\u00e0 da <em>Freelance Fiend<\/em>, che apre il disco come un pugno sul tavolo: riff tagliente, voce graffiante, un tiro che sembra gi\u00e0 guardare oltre il decennio. \u00c8 hard rock, s\u00ec, ma con quella sabbia sotto le unghie che diventer\u00e0 <em>stoner<\/em>.<br \/>\n<em>Sad Road to the Sea<\/em> cambia atmosfera: pi\u00f9 cupa, pi\u00f9 acida, quasi una ballata psichedelica nella quale la chitarra si muove come un\u2019onda lenta e minacciosa.<br \/>\nCon <em>Drowned My Life in Fear<\/em> il proto\u2011metal si fa evidente: riff pesante, batteria martellante, voce che spinge. \u00c8 uno dei brani che pi\u00f9 hanno influenzato la scena stoner anni \u201990, e sembra quasi un pezzo dei Kyuss\u2026 vent\u2019anni prima.<br \/>\n<em>Work My Body<\/em> riporta tutto a un blues sporco, sudato, con un tiro quasi funk: niente fronzoli, solo energia compressa.<br \/>\n<em>Stray<\/em> sorprende con un mood pi\u00f9 melodico, quasi da rock americano, e una chitarra che fraseggia con una fluidit\u00e0 inattesa in un disco cos\u00ec ruvido.<br \/>\n<em>With a Minute to Go<\/em> torna nel territorio psichedelico: atmosfera sospesa, tensione, un crescendo che non esplode mai del tutto, come un film che resta in bilico.<br \/>\nLa title track, <em>Growers of Mushroom<\/em>, \u00e8 un viaggio ipnotico: riff circolare, voce quasi rituale, un groove che trascina in un mondo oscuro e visionario.<br \/>\n<em>Stagnant Pool<\/em> \u00e8 un blues psichedelico liquido, notturno, che ti rimane addosso. E <em>Heat of the Day<\/em> chiude tutto con energia pura, un riff che ti resta in testa e un tono quasi manifesto: \u201cSiamo questi, e questo \u00e8 il nostro suono\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nelle edizioni successive del disco compaiono altri brani che aiutano a capire ancora meglio il mondo dei Leaf Hound<strong><em>. <\/em><\/strong><em>Sawdust Caesar<\/em> ha un passo deciso, quasi marziale, con un riff che sembra scolpito nella pietra e una voce che si muove tra aggressivit\u00e0 e teatralit\u00e0. <em>It\u2019s Gonna Get Better<\/em> porta un raggio di luce: pi\u00f9 aperta, pi\u00f9 ottimista nel tono, ma sempre con quella ruvidit\u00e0 di fondo che impedisce al brano di diventare davvero \u201cradiofonico\u201d. <em>Hipshaker<\/em> \u00e8 esattamente quello che promette il titolo: un pezzo da muovere il bacino, con un groove quasi rhythm &amp; blues filtrato attraverso l\u2019amplificatore di un gruppo hard rock. E <em>Too Many Rock\u2019n\u2019Roll Times<\/em>, bonus track ma perfettamente coerente con il resto, \u00e8 una sorta di autoritratto: un brano che parla di eccessi, di notti, di concerti, e che suona come il riassunto di una vita vissuta ad alto volume.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla fine del disco si ha la sensazione di aver ascoltato qualcosa che non assomiglia a nient\u2019altro di quel tempo lontano. Un album che vive di intuizioni, di urgenza, di un\u2019energia primordiale che non si \u00e8 pi\u00f9 ripetuta. Forse \u00e8 proprio questo che lo rende mitico: un\u2019opera irripetibile, che ha definito un suono senza che nessuno se ne accorgesse. Un segreto custodito per anni dai collezionisti e dagli appassionati, e che ancora oggi, quando lo si ascolta, sembra una fiamma che brucia forte.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Growers of Mushroom \u00e8 uno di quei dischi che circolano come oggetti mitici che passano di mano in mano tra appassionati. 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