{"id":17821,"date":"2023-11-29T04:27:28","date_gmt":"2023-11-29T03:27:28","guid":{"rendered":"https:\/\/www.inkroci.it\/racconti-brevi\/?p=17821"},"modified":"2024-01-15T07:19:29","modified_gmt":"2024-01-15T06:19:29","slug":"mattia-di-carlo-piccioni-1-una-breve-giornata-di-merda","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.inkroci.it\/racconti-brevi\/i-racconti\/storie-brevi-letteraturaitaliana\/mattia-di-carlo-piccioni-1-una-breve-giornata-di-merda.html","title":{"rendered":"Mattia Di Carlo \u2013 Piccioni \u2013 1: Una breve giornata di merda"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Alle 9.55 della mattina del 22 agosto, al primo giorno di rientro dalle ferie, scoprii di non avere pi\u00f9 la mia bicicletta.<br \/>\nIn quel momento avevo appena sceso, di corsa, le rampe di scale che dividevano l\u2019asfalto dal mio appartamento condiviso, al quarto piano di una delle palazzine di Borgo Magno, in Arcella. Avevo aperto il portone ed ero rimasto immobile, incredulo, frastornato, di fronte alla vista del mio lucchetto rosso tranciato, a terra, sul ciglio del marciapiede \u2013 e il nulla attorno. Il telaio verde, i cerchi del ventisette da corsa, il manubrio con i freni a bacchetta e i pomelli di gomma consumati, l\u2019adesivo della <em>Palestra popolare Galeano<\/em> sulla canna, il sellino alzato al massimo con la luce a intermittenza sotto, i pedali e la catena con il cambio a tre marce: niente di tutto quell\u2019ammasso di gomma e acciaio aerodinamico era pi\u00f9 dove l\u2019avevo lasciato.<br \/>\nRicordo distintamente tutti gli insignificanti dettagli che precedono e seguono la disgraziata scoperta.<br \/>\nPrima la mattinata afosa e tiepida si apr\u00ec con il sole che, a tratti, batteva sulla finestra della camera, a sudest. Il caldo torrido di quell\u2019estate era stato placato da una breve e corposa pioggia notturna. L\u2019aria era talmente rinfrescata che non mi svegliai sudato. Andai in cucina, caricai una moka da tre e accesi il giradischi. Charlie Parker esauriva i vuoti dei primi minuti di sveglia con leggerezza e il mondo mi sembrava per una volta girare in modo lento e costante, dandomi modo di gustare ancora di pi\u00f9 le variazioni di ritmo e le improvvisazioni del sax e degli altri fiati. Nebulizzai il Ficus Ginseng, il mio stupendo bonsai, e annaffiai rosmarino e timo sul terrazzo a nord, quello che dal salotto dava sulla rotonda. Da l\u00ec avrei potuto guardare gi\u00f9 e notare se la mia <em>Bianchi <\/em>ci fosse ancora, ma non lo feci, richiamato dal gorgogl\u00eco della moka che mi chiamava verso il piacevole conforto del caff\u00e8 nero in tazza grande.<br \/>\nMi fumai una Camel Blu che mi aveva lasciato Francesco, il coinquilino salernitano.<br \/>\nIl lavoro da supplente mi teneva in un vortice di precariet\u00e0 che in alcuni giorni mi metteva ansia ma in altri, come quello, mi sussurrava come un diavolo sulla spalla sinistra in quei cartoni animati per bambini: \u201cTu sei nel giusto, Antonio. Guardali l\u00e0 quegli insetti al lavoro, nelle loro auto ferme sotto al semaforo, infelici e con la bestemmia sempre sulla punta della lingua. Tu no, tu sei qui a goderti la tua sigaretta e questa bella e fresca giornata di fine estate\u201d.<br \/>\nPer arrotondare qualche soldo in pi\u00f9 della misera disoccupazione estiva, nell\u2019attesa di ricominciare la routine scolastica, tenevo per qualche ora a settimana i figli di due cari amici. Alle dieci sarei dovuto andare al quartiere San Carlo e tenere per quattro ore Samuel, il figlio di Giovanni e Silvia, un bambino irrequieto di due anni e mezzo.<br \/>\nFatta infine l\u2019amara scoperta, raccolsi da terra il lucchetto rotto e lo buttai in un cestino poco pi\u00f9 avanti. Affranto, mi avviai a piedi e, ovviamente, tardai di circa quindici minuti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Silvia, in affanno, mi diede delle rapide dritte sul da farsi: \u201cGli prepari riso e piselli. Il riso \u00e8 qui, i piselli qua, le pentole sono queste. Usa il suo piatto e il suo cucchiaio che trovi in lavastoviglie, altrimenti non mangia nemmeno un pisello. Se hai bisogno di cambiarlo, sotto il fasciatoio c\u2019\u00e8 tutto. Mi raccomando, il borotalco sempre e in abbondanza, a lui piace molto; ma sai gi\u00e0 tutto. Ah, se fa i capricci leggigli un libro, e, se proprio non si calma ,c\u2019\u00e8 il Mac. La password \u00e8 G grande, uno, r piccola, v piccola, zero, S grande, uno, punto esclamativo. Ciao, scappo, ci vediamo alle due&#8230; grazie\u201d.<br \/>\nFece un rapido saluto al pargolo e la porta si chiuse. Quello scoppi\u00f2 a piangere immediatamente.<br \/>\nEro solo, amareggiato per il furto sub\u00ecto e con un infante piagnucoloso in piena crisi di nervi.<br \/>\nLa prima mezz\u2019ora fu lenta e terrificante. Avevo gi\u00e0 fatto pi\u00f9 di qualche giornata con il piccolo Samuel, ed entrambi stavamo bene insieme: si giocava, gli leggevo dei libri, lo portavo al parco\u2026 Non quel giorno. Quella mattina non la smise un secondo di piangere. Si sporc\u00f2 di latte di mandorle, che dal bicchiere con il beccuccio schizzava ovunque nell\u2019agitazione del suo pianto. Lo ripulii da quelle macchie bianche e lo presi in braccio per tranquillizzarlo, ma non ci fu verso. Provai con i biscotti, poi con i libri e poi ancora con le macchinine. Nulla lo smuoveva dalla sua isteria e le urla coprivano il silenzio di tutto il condominio. Presi il Mac e tentai di inserire la password, senza risultato alcuno. Scrissi a Silvia e me la feci ripetere. Il risultato fu immediato e sbalorditivo: Il pianto si spense di colpo e il calamitico interesse per degli stupidi pupazzetti che cantavano \u201cBaby shark\u201d riportarono la quiete nella casa. Spunt\u00f2 perfino Tellina, la loro gatta schiva e bianca come una colomba pasquale, che si accoccol\u00f2 accanto a noi, annoiata. Cucinai il riso e scaldai i piselli, che Samuel si mangi\u00f2 di gusto e senza <em>pastrugnare<\/em> troppo. Poco dopo si addorment\u00f2 e alle due, puntuale come un orologio svizzero, Silvia rientr\u00f2 a casa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tornai verso casa e lungo la via provai a burlare la sorte al bar tabacchi Vittoria, in pieno Corso Tiziano Aspetti. Comprai tabacco, cartine, filtri, un caff\u00e8 e un <em>Gratta<\/em> da cinque euro. Niente.<br \/>\nArrivai al portone di casa, chiamai l\u2019ascensore, che non arriv\u00f2 mai, fermo al quinto piano, dove sentivo che stavano facendo dei lavori. Nel frattempo tutto il fresco del mattino e di qualche nuvola che copriva a tratti il sole era svanito. Il caldo canicolare di quella stramaledetta citt\u00e0 mi entrava nelle ossa, facendomi sembrare le otto rampe di scale un\u2019impresa alpina alla Walter Bonatti. Entrai a casa e per un attimo pensai di non voler pi\u00f9 uscire per tutta la vita.<br \/>\nAvevo dimenticato di rimettere l\u2019acqua in frigo, e l\u2019idea di berla calda mi schif\u00f2. Andai verso il terrazzo, quello a sud, per fumarmi una sigaretta mentre aspettavo che si raffreddasse un poco in freezer.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eccoli: \u201cMaledetti piccioni di merda che cagate sul mio balcone, via, via, via!\u201d feci loro battendo forte le mani. Uno dei tre, prima di salticchiare semplicemente dal mio terrazzo a quello di fianco, mi lasci\u00f2 sul corrimano una cagata verde e marrone delle dimensioni del palmo di un bambino. Sembrava quella di uno struzzo, per quanto era grossa.\u00a0 Adirato, rientrai, presi quattro pezzi di Scottex, tornai alla cagata, l\u2019afferrai con lo Scottex e tentai di vendicarmi del vicino del secondo piano, il Pakistano che dava da mangiare il riso ogni mattina a quegli schifosi volatili. Non mi riusc\u00ec perch\u00e9 la cacca, densa e appiccicaticcia, si attacc\u00f2 pi\u00f9 del dovuto allo Scottex e cadde, dividendosi un po&#8217; sul terrazzo e un po&#8217; sulla mia gamba.<br \/>\nLa faccia mi si fece rossa e gonfia di rabbia e dalla bocca mi usc\u00ec una bestemmia talmente lunga e piena che sono certo la sent\u00ec anche il santo con il mio stesso nome.<br \/>\nSull\u2019orlo di una crisi di nervi, andai a lavarmi, ripulii quello schifo dal terrazzo, mi chiusi in camera e mi feci una sega per calmarmi. Mi addormentai e mi svegliai che il sole stava tramontando. Andai in cucina, mi feci un toast e tornai in camera. Decisi di non uscire e che quella giornata doveva finire senza altre sfighe. Mi guardai due film di Spike Lee e mi riaddormentai.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.inkroci.it\/racconti-brevi\/featured\/mattia-di-carlo-piccioni-2-due-piccioni-con-una-fava-racconto.html\"><em>(continua)<\/em><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alle 9.55 della mattina del 22 agosto, al primo giorno di rientro dalle ferie, scoprii di non avere pi\u00f9 la mia bicicletta. In quel momento avevo appena sceso, di corsa, le rampe di scale che dividevano l\u2019asfalto dal mio appartamento condiviso, al quarto piano di una delle palazzine di Borgo Magno, in Arcella. 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