{"id":15013,"date":"2021-03-15T06:00:52","date_gmt":"2021-03-15T05:00:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.inkroci.it\/racconti-brevi\/?p=15013"},"modified":"2021-04-08T06:25:49","modified_gmt":"2021-04-08T04:25:49","slug":"ci-sono-due-grandi-misteri-il-resto-e-silenzio-intervista-eugenio-barba","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.inkroci.it\/racconti-brevi\/interviste-a-scrittori-famosi\/ci-sono-due-grandi-misteri-il-resto-e-silenzio-intervista-eugenio-barba.html","title":{"rendered":"Ci sono due grandi misteri, il resto \u00e8 silenzio: intervista a Eugenio Barba"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Il 10 Aprile 2016 ho avuto l\u2019onore di vedere l\u2019<strong>Odin Teatret <\/strong>esibirsi nello spettacolo <strong>La vita cronica<\/strong>, presso il TTB di Bergamo. Compagnia teatrale fondata da <strong>Eugenio Barba<\/strong> nel 1964 ad Oslo, e dal 1966 attiva a Holstebro in Danimarca. Poter incontrare Eugenio Barba \u00e8 stata per me un\u2019occasione unica, soprattutto per la stima che nutro nei suoi confronti. Uomo che ha rivoluzionato il lavoro dell\u2019attore, si presenta sempre con molta umilt\u00e0 e tanta disponibilit\u00e0, caratteristiche proprie solo degli uomini d\u2019ingegno. Nel 1979 fonda l\u2019<strong>ISTA<\/strong>: <strong>International School of Theatre Anthropology<\/strong>, centro itinerante di studi comparativi sui principi della tecnica dell\u2019attore. Nel 2002 d\u00e0 vita al <strong>Centre for Theatre Laboratory Studies<\/strong> in collaborazione con l\u2019Universit\u00e0 di Aarhus. Eugenio Barba mi ha concesso una breve intervista, in un\u2019atmosfera accogliente, ed io ne sono felice.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Cercando informazioni dettagliate su LA VITA CRONICA sono rimasta colpita dal fatto che il titolo dello spettacolo sia tratto da un testo poetico di Paulo Leminski, noto poeta brasiliano. Per questo le chiedo: che rapporto ha Eugenio Barba con la poesia? E, secondo lei, che ruolo ha la poesia nel teatro?<br \/>\n<\/strong>Io leggo molta poesia e, dal punto di vista tecnico professionale, tutto quello che \u00e8 l\u2019artigianato dello scrivere poesie, del saper trasformare le parole, montarle, creare ossimori, assonanze, rime, associazioni, colori; tutto questo \u00e8 qualcosa che cerco di aggiungere con lo spettacolo. Artaud diceva che il teatro \u00e8 poesia nello spazio, ed \u00e8 verit\u00e0. Tutti gli artifici che un poeta usa, da Baudelaire in poi, si possono ritrovare nello spettacolo, per\u00f2 applicati alla tecnica dell\u2019attore. Qual \u00e8 il vantaggio dell\u2019attore sul poeta? Che lui ha tre lingue, il poeta ne ha una sola, in pi\u00f9 il poeta \u00e8 obbligato alla successione di quello che scrive, alla linearit\u00e0 e non alla simultaneit\u00e0. L\u2019attore ha tre lingue che sono: quella verbale del testo che dice, la sonora che quindi si rivolge e mette in moto altre parti del cervello e infine quella delle azioni fisiche, dei suoi dinamismi, delle sue pause. Il montaggio di queste tre lingue permette una serie di ossimori che vanno molto pi\u00f9 in l\u00e0, la sonorit\u00e0 con la gestualit\u00e0 che commenta tutto questo. Ed \u00e8 ci\u00f2 che naturalmente all\u2019inizio confonde lo spettatore: si pu\u00f2 chiamare stile, convenzione alla quale non sono per niente abituati, per cui la sensazione \u00e8 di non capire pur rimanendo profondamente colpiti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Mi viene spontaneo chiederle, quali sono i poeti che legge?<br \/>\n<\/strong>Vi sono alcuni poeti a cui ritorno, ad esempio Octavio Paz mi piace molto, Borges mi piace molto, e poi direi quelli che mi hanno formato, soprattutto Baudelaire, Rimbaud. Non ci sono molti italiani, stranamente, ma molti latinoamericani come Neruda. La Szymborska anche, molto spesso prendo il suo libro e rileggo poesie. Parte del testo dello spettacolo (<em>La vita cronica<\/em>, n.d.r.) proviene da un libro di poesie di una poetessa contemporanea danese molto conosciuta. \u00c8 il testo che viene detto in inglese dal personaggio, l\u2019avvocato danese vestito di azzurro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Per uno scrittore, per un poeta \u00e8 importante la parola, almeno per me lo \u00e8, l\u2019etimologia dei termini, indagare l\u2019origine per creare. Dunque le chiedo: qual \u00e8 l\u2019etimologia dell\u2019attore, la sua origine?<br \/>\n<\/strong>Quella che viene immediata \u00e8: l\u2019attore \u00e8 una persona che fa azione. Allora sappiamo di quello che \u00e8 la visione di una poesia performativa, nel senso trasformativa \u2013 pensi ad Ezra Pound, per esempio; ed \u00e8 lo stesso per l\u2019attore: l\u2019attore pu\u00f2 compiere delle azioni che sono inerti, appunto perch\u00e9 non sono azioni, \u00e8 gesticolazione. Gesticolare non riesce a muovere l\u2019immaginazione e il sistema nervoso dello spettatore quanto un\u2019azione, perch\u00e9 l\u2019azione \u00e8 qualcosa che impegna mente e corpo e, per induzione cinestetica, per empatia cinestetica, mette anche in moto l\u2019organismo dello spettatore. Il fatto che gli attori e gli spettatori siano cos\u00ec vicini, a una distanza di pochi centimetri, aiuta a trasmettere questa carica di tensione fisica, dinamica, che viene percepita. Lo spettacolo \u00e8 soprattutto un\u2019esperienza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Dice spesso che il teatro \u00e8 dentro di noi, quindi tutti possono fare teatro?<br \/>\n<\/strong>S\u00ec, indubbiamente tutti. Alla fine si potrebbe dire che esistono due tipi di scene, una con la quale ci presentiamo in ruoli diversi ogni giorno: come amante, come intellettuale, colui che dice cose sagge, come padre, come vagabondo, un viaggiatore; e l\u2019altro nell\u2019avere il teatro professionista. Non ci sono dubbi che l\u2019istinto ha questo agire, simulare, creare relazioni attraverso le diverse maniere di stabilire lo spettacolo come festa, come divertimento, come intrattenimento, come opera didattica, terapeutica, poetica, spirituale \u2013 vediamo che \u00e8 dappertutto nella storia dell\u2019umanit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>In un\u2019intervista lei ha detto: \u201cLa rivolta non si pu\u00f2 insegnare, \u00e8 un\u2019esigenza personale\u201d. Qual \u00e8 stata l\u2019esigenza che l\u2019ha condotta a rivoluzionare il teatro?<br \/>\n<\/strong>Io non ho rivoluzionato il teatro (ride, n.d.r.), non credo d\u2019averlo fatto, non so neanche se ho fatto una rivoluzione, ma parlo spesso di rifiuto e di non accettare quello che sembra irrevocabile. Il primo rifiuto \u00e8 stato non accettare la morte di mio padre: ero un bambino di dieci anni, non sono mai riuscito a capire perch\u00e9 dovesse morire mio padre e non il padre del figlio del vicino; lo trovo profondamente ingiusto e cos\u00ec poco simpatico, quindi ho subito un\u2019ingiustizia che mi ha portato sulla strada della rivoluzione. L\u2019esperienza pi\u00f9 formativa per me \u00e8 stata l\u2019emigrazione: ho lasciato l\u2019Italia a diciotto anni e sono andato in Norvegia, dove ho cominciato a lavorare come operaio in un\u2019officina. Ho frequentato il liceo classico, negli anni Cinquanta s\u2019imparavano il latino, il greco, la filosofia, la storia dell\u2019arte ma non s\u2019imparava una lingua straniera. Per cui da un giorno all\u2019altro sono diventato muto, sono diventato stupido. Io, che ero considerato abbastanza intelligente nella scuola, mi sono ritrovato a essere trattato come un ritardato, la gente mi parlava anche in maniera semplice, elementare, e io non capivo, per mesi. Era terribile, perch\u00e9 lavoravo, mi guadagnavo il pane, e se non riuscivo a capire commettevo degli errori sul lavoro \u2013 ero saldatore. Questa \u00e8 stata l\u2019esperienza pi\u00f9 formativa, perch\u00e9 mi ha obbligato ad acuire tutti i sensi e a cercare di decifrare cosa dicessero la persone attraverso la sonorit\u00e0 e attraverso il modo in cui erano sedute, come guardavano, la sincronizzazione comportamentale. Parlo del modo in cui la gente annuisce, balla con me (riferendosi a me, n.d.r.): tutto questo mi ha formato come regista. I miei attori vengono da diverse nazioni, arrivano da sei o sette nazioni, non parlano la stessa lingua del posto dove viviamo, in Danimarca, quindi devo realizzare uno spettacolo dove l\u2019uso della parola, il fattore di comprensione razionale, concettuale \u00e8 molto limitato. Se faccio dire qualcosa in danese a un attore che viene dal Canada o dal Cile, \u00e8 evidente che la prima informazione che lo spettatore danese ascolta \u00e8: questo \u00e8 uno straniero che parla danese e sta dicendo \u201cTo be or not to be\u201d. Quindi, questa esperienza dell\u2019emigrazione mi ha permesso di lavorare molto sull\u2019aspetto cinestetico, cio\u00e8 la consapevolezza di come il mio modo di agire, di comportarmi ha un impatto sul sistema nervoso dello spettatore. Per cui, per me \u00e8 importante che lo spettatore abbia la sensazione che sia stato detto qualcosa di essenziale, un po\u2019 come un enigma che mi ha colpito molto emotivamente. In realt\u00e0 si rivolge a me direttamente, questo messaggio, non \u00e8 un\u2019opera d\u2019arte che deve essere giudicata dal punto di vista estetico. \u00c8 come se lo spettacolo consegnasse un messaggio cifrato attraverso una quantit\u00e0 di stimoli sensoriali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Lei parla spesso di morte; prima ha fatto accenno alla morte di suo padre, mi viene da chiederle: qual \u00e8 l\u2019aspetto della vita che maggiormente la incuriosisce?<br \/>\n<\/strong>Penso che sia Eros. Ci sono due grandi misteri, straordinari: uno \u00e8 Eros, l\u2019altro \u00e8 Thanatos. Il resto \u00e8 silenzio.<\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>L\u2019intervista \u00e8 uscita per finzioniblog nel maggio 2016<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 10 Aprile 2016 ho avuto l\u2019onore di vedere l\u2019Odin Teatret esibirsi nello spettacolo La vita cronica, presso il TTB di Bergamo. 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