{"id":13949,"date":"2020-06-25T08:24:32","date_gmt":"2020-06-25T06:24:32","guid":{"rendered":"https:\/\/www.inkroci.it\/racconti-brevi\/?p=13949"},"modified":"2020-06-30T08:21:15","modified_gmt":"2020-06-30T06:21:15","slug":"domenico-puleo-apostrofi-di-nulla-recensione-libro-poesia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.inkroci.it\/racconti-brevi\/recensioni-film-recensioni-libri-recensioni-musica-recensioni-fumetti-graphic-novel\/attenti-al-libro-recensione-libri\/domenico-puleo-apostrofi-di-nulla-recensione-libro-poesia.html","title":{"rendered":"Domenico Puleo &#8211; Apostrofi di nulla"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Apostrofi di nulla<\/em> \u00e8 silloge quantomai eterogenea, frutto di sperimentazioni le pi\u00f9 diverse, le pi\u00f9 eclettiche. Le parole s\u2019incastonano felici le une di seguito alle altre, come tasselli d\u2019un mosaico composito che s\u2019agghinda di lucentezze inaspettate nella perversa speranza che muore ma che risorge non intatta, mutata, mutilata. Non a caso l\u2019autore si domanda <em>cosa ci sia di necessario \/ nel fondo del dolore \/ a cosa serva soffrire se non a prepararsi \/ a una nuova sofferenza<\/em>. Nell\u2019assenza di fede, o forse in una fede troppo profonda, si dibatte nel nonsenso dell\u2019esistenza<em>: io non do un significato \/ a questo quieto dolore, \/ e sono scarico come un accendino abusato<\/em>. Del resto il mistero divino \u00e8 che <em>Dio non accade mai<\/em>, e dunque ci si sente soli, soli proprio come Dio, <em>Dio \/ nascosto dietro le nuvole<\/em>, accecato, e allora forse non ci rimane che <em>bere Dio \/ in 8 bottiglie diverse<\/em>.<br \/>\nNon a caso la felicit\u00e0 \u00e8 <em>un rudere demente<\/em>, e noi abbiamo la sensazione <em>di essere morti prima \/ di morire<\/em>. E come sentirsi diversamente in un Sud che \u00e8 emblema d\u2019abbandono, non solo da parte del nord, ma anche da parte di chi lo abita, figlio di un\u2019anarchica rassegnazione irreggimentata nel fluire ingordo dei giorni che tutto consumano, inoculati di scettico pessismismo, di scorata diffidenza, di avvilente demoralizzazione? Ne \u00e8 emblema Messina, citt\u00e0 Natale di Puleo, <em>dove le cose hanno l\u2019odore del disastro<\/em>, dove <em>Mentre cecit\u00e0 e ingordigia abitano lo spazio \/ La citt\u00e0 muore aspettando sepoltura<\/em>, ed \u00e8 <em>come se s\u2019accasciasse sulla guancia di Dio<\/em>. A queste sensazioni che si fanno certezza fa eco una canzoncina, <em>Sono salvo e me ne fotto \/ e Ges\u00f9 lo metto sotto<\/em>, gravida di quel cinismo che sfocia greve e ineluttabile nella sopravvivenza senza mediazione, senza pensieri per contrastare i troppi pensieri, nel motto <em>non stare troppo a pensarci<\/em>. Perch\u00e9 <em>la virt\u00f9 della massa<\/em> \u00e8 che <em>non sa di chi \u00e8 il privilegio<\/em>, e se gli individui che la compongono <em>dal duce sono passati al rock and roll<\/em>, in quest\u2019Italia che <em>Ha una croce d\u2019incapacit\u00e0 sulla guancia sinistra \/ e sulla destra ricordi di atrocit\u00e0<\/em>, allora non resta che <em>essere in qualche modo ordinari per vocazione<\/em>, farsi araldi <em>di questa sadica quietudine<\/em>, perch\u00e9 <em>tutto il resto<\/em> \u00e8 <em>come un anticipo di morte<\/em>, o <em>come carbone spezzato<\/em>, soprattutto <em>Quando muoiono le rabbie di sempre<\/em> e non resta che mettersi <em>sul divano in mutande \/ a sorseggiare birra chiara. Perch\u00e9 non si soffre qua non si sente niente \/ qua \u00e8 oltre il miracolo \/ pi\u00f9 vicini alla morte, pi\u00f9 vicini alla vita<\/em>. Dunque <em>Forse \u00e8 partire il vero miracolo<\/em>, ma partire per dove?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ben ancorato al presente, un presente tecnologico e massificato in cui <em>La morte \u00e8 una creatura visibile<\/em>, Puleo punta le sue strofe contro il mondo, quello in cui vive e che lo priva di un senso pur propalando un senso compiuto ad ogni valore che abiura, e che l\u2019esperimentare nega in se stesso, immerso com\u2019\u00e8 in una cultura di morte. E allora <em>non siamo n\u00e9 famiglia n\u00e9 singoli, ma casa<\/em>, come a dire che siamo <em>cosa<\/em>, ed \u00e8 <em>come nei salotti quando le quisquilie routinarie fanno vita<\/em>, e <em>dove alibi e fumo guidano la diocesi della non sopportazione<\/em>, e <em>si cammina per la casa con una sensazione grottesca che il mondo stia finendo<\/em>. E il mondo <em>sta<\/em> finendo, lo lasciamo lentamente agonizzare, riflesso persistente delle nostre vite, vuote: di un senso, di Dio, <em>Se mai Dio ci fosse<\/em>; di qualsiasi possibilit\u00e0 interpretativa che non sfoci nel nichilismo dell\u2019autoannientamento. <em>Ed \u00e8 un furto a Dio \/ questo bloccare la morte e il tempo<\/em>. Tant\u2019\u00e8 che l\u2019autore si pone di fronte <em>al mondo che accade da un\u2019altra parte<\/em> [&#8230;] <em>senza sapere dove<\/em>, al <em>vizio di essere inesattamente \/ all\u2019oscuro della fine<\/em>. Perch\u00e9 <em>La nostra vita \/ \u00c8 salva per errore<\/em>, e <em>resiste, appena<\/em> [&#8230;] <em>Come le mammelle gravide di latte<\/em>, ma allora <em>cosa ne sar\u00e0 del futuro<\/em>, se i nostri figli sono <em>gi\u00e0 morti ancora prima di nascere<\/em>?<br \/>\nProprio per questo <em>Il tormento \u00e8 vedere \/ chi nella festa sa ancora trovarci un senso, \/ o, al limite, una gioia<\/em>, perch\u00e9 gli uomini <em>hanno paura di capire cosa c\u2019\u00e8 \/ sotto questa foresta di pugnali \/ che tutti chiamano vita<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le apparenti divergenze tra un componimento e l\u2019altro, tra i quali s\u2019infrattano anche frammenti di prosa, sono invece lo sfaccettarsi di un unico discorso, considerato sotto tutti i punti di vista e attraverso esperienze le pi\u00f9 variegate ma che riconducono, tutte, al fatto che <em>Latita la poesia della vita<\/em>, al punto che l\u2019autore, fattosi <em>dicitore dell\u2019incubo<\/em>, pu\u00f2 affermare: <em>la vita l\u2019ho sorpassata, \/ ho un sorriso atroce<\/em>.<br \/>\nTuttavia, nello iato <em>tra lo spirito e la rassegnazione, <\/em>[&#8230;] <em>La rassegnazione \/ s\u2019\u00e8 fatta saggezza<\/em>, e allora si pu\u00f2 sopravvivere <em>sognando Afriche impossibili<\/em>, seduti <em>ad aspettare il vero profeta<\/em> tradendo ideali, mettersi <em>a scrivere tutte le insufficienze<\/em> con <em>poesie che hanno il peso d\u2019un\u2019overdose<\/em>, rendersi conto, da poeti innanzitutto, che <em>L\u2019Italia \u00e8 una creatura fragile \/ che ha una crisi d\u2019identit\u00e0 \/ quando vede tutti i suoi padri \/ riflessi allo specchio<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019autore si esprime anche attraverso un accurato uso della punteggiatura: alcune virgole, che a prima vista possono apparire inappropriate, sottolineano invece non solo la cadenza del verso, ma il suo stesso senso, laddove una pausa, seppur breve, \u00e8 densa e si fa ineludibile significante; o ci troviamo dinnanzi a maiuscole e minuscole che compaiono <em>come ad Amleto il suo fantasma<\/em>, a sentenziare insieme unit\u00e0 e frattura, disgregazione e convergenza; infatti come, altrimenti, andare <em>oltre \/ lo spazio consentito dal verbo<\/em>? Qual \u00e8 <em>la parola che c\u2019\u00e8 oltre le parole<\/em>? Come altrimenti erigere il <em>logos<\/em> a <em>telos<\/em>, come far coincidere <em>ethos<\/em> ed <em>epos<\/em>? Del resto, se \u00e8 esatto che <em>ogni parola \u00e8 peso<\/em>, \u00e8 vero che <em>I poeti sono coloro che sanno \/ riconoscere, \/ alle volte senza sapere, \/l\u2019immagine nel vuoto<\/em>.\u00a0 Devono quindi giganteggiare sulle ali dell\u2019albatro, <em>trasformare \/ ci\u00f2 che galleggia in un filo, \/ come fossero aghi le mani \/ e fili le lettere nella tastiera, \/ finestre da aprire<\/em>.<br \/>\nAltrimenti non ci resterebbe che scrivere <em>vacui pruriti di nulla<\/em>, intenti a <em>camminare a piedi nudi dentro chilometri di niente<\/em>, al limite chiedendosi, con <em>tanta prigionia nelle ossa<\/em>: <em>A che punto sono della morte? &#8211; <br \/>\n<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span data-offset-key=\"c0fvo-2-0\">Una silloge fortemente connotata a livello sociale, dove il privato e il pubblico si frammischiano descrivendo un universo coerente e poco rassicurante. Dolorosa e incisiva.<br \/>\n<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Apostrofi di nulla \u00e8 silloge quantomai eterogenea, frutto di sperimentazioni le pi\u00f9 diverse, le pi\u00f9 eclettiche. Le parole s\u2019incastonano felici le une di seguito alle altre, come tasselli d\u2019un mosaico composito che s\u2019agghinda di lucentezze inaspettate nella perversa speranza che muore ma che risorge non intatta, mutata, mutilata. 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