{"id":13226,"date":"2020-03-24T06:48:30","date_gmt":"2020-03-24T05:48:30","guid":{"rendered":"https:\/\/www.inkroci.it\/racconti-brevi\/?p=13226"},"modified":"2020-03-31T08:12:06","modified_gmt":"2020-03-31T06:12:06","slug":"alexander-shurbanov-intervista-francesco-tomada","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.inkroci.it\/racconti-brevi\/interviste-a-scrittori-famosi\/alexander-shurbanov-intervista-francesco-tomada.html","title":{"rendered":"Ci\u00f2 che spinge la poesia a esistere \u00e8 lo stupore: conversazione con Alexander Shurbanov"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Ho conosciuto Alexander Shurbanov a Sofia nell&#8217;estate del 2016, in occasione di un breve viaggio nella capitale bulgara per la pubblicazione di una mia raccolta di poesie da parte della casa editrice Scalino. Se ci tengo a specificare questo particolare non \u00e8 per autoindulgenza, ma per sottolineare che in quell&#8217;occasione Alexander Shurbanov, che aveva accettato di partecipare all&#8217;incontro ufficiale di presentazione, si era messo a disposizione di un autore in precedenza sconosciuto senza alcun interesse personale, ma soltanto per amore verso la scrittura e la divulgazione della letteratura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel tempo trascorso da allora ho avuto la fortuna di poter approfondire la conoscenza di Alexander Shurbanov e di intraprendere la lettura della sua poesia. Se quest&#8217;ultima mi ha colpito cos\u00ec tanto non \u00e8 unicamente per il suo indiscutibile valore, ma anche perch\u00e9 quel valore deriva dalla stessa armonia che mi aveva cos\u00ec ben impressionato nel suo autore: un uomo di enorme cultura eppure di smisurata trasparenza, privo di presunzione, capace di un sorriso aperto e diretto e di esprimere concetti anche complessi in modo accessibile e semplice senza risultare banale. Quando mi \u00e8 stata offerta la possibilit\u00e0 di dialogare con lui, quindi, la ho accettata con grande entusiasmo immaginando che ancora una volta avrei ritrovato il medesimo atteggiamento, e al tempo stesso proponendomi, nel porgergli le mie domande, di non pensare se queste fossero rivolte all&#8217;autore o alla persona, perch\u00e9 mai come in questo caso la coincidenza fra le due si verifica con una naturalezza preziosa.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>Francesco Tomada<\/strong><\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Prima di tutto, ci tengo a sottolineare che per me \u00e8 un onore averla conosciuta <\/em><\/strong><strong><em>e <\/em><\/strong><strong><em>ricevere oggi la possibilit\u00e0 di dialogare con lei sulla sua poesia e sulla poesia pi\u00f9 in generale. Conoscendo la sua disponibilit\u00e0 e la sua pazienza, sono molto curioso di poter indagare fra le risposte che ci fornir\u00e0, e che sono sicuro potranno aprire interessantissime prospettive a me come a tutti i lettori.<br \/>\n<\/em><\/strong><strong><em>La prima cosa che vorrei chiederle \u00e8 se si ricorda in che occasione ha scritto la sua prima poesia (da bambino, da ragazzo, o gi\u00e0 adulto) e in che modo poi il suo rapporto con la scrittura poetica si \u00e8 evoluto fino a diventare consapevole.<br \/>\n<\/em><\/strong>Non trattengo alcun ricordo dei miei primi tentativi di scrittura poetica, ma la mia reminiscenza \u00e8 che comparvero appena imparai a scrivere le lettere e poi ordinarle in parole. Sicuramente componevo piccoli versi senza pretese sulle stagioni, sugli uccelli, sugli alberi e le nubi quando avevo otto o nove anni. Era ancora una sorta di gioco infantile come tutti gli altri giochi, ma poi divenni gradualmente consapevole del fatto che la maggior parte dei bambini con cui giocavo non sentivano l&#8217;urgenza di allontanarsi improvvisamente dalla partita per cercare una penna e un foglio di carta. Ci\u00f2 mi rendeva diverso e strano ai miei stessi occhi, e non sapevo nemmeno se mi facesse piacere o mi disturbasse. Sicuramente, nel momento in cui una poesia iniziava a concretizzarsi, mi sentivo parte di un miracolo molto difficile da afferrare. Dopo aver compiuto sedici anni e aver visto le prime pubblicazioni delle mie poesie sulle riviste letterarie delle scuole superiori, iniziai a immaginarmi come un poeta in divenire. Ma anche in quella giovane et\u00e0 sapevo che essere un poeta non era una professione come quella di un ingegnere o di un architetto, quanto piuttosto una specie di condizione che mi avrebbe probabilmente accompagnato per sempre, e questa premonizione si sarebbe rivelata esatta. Ho sempre diffidato delle persone che si presentano immediatamente come \u201cpoeti\u201d e pensano che questo vocabolo li definisca perfettamente. Secondo me, sono esistiti solo pochi poeti nella storia dell&#8217;umanit\u00e0 \u2013 ad esempio Pu\u0161kin e Byron, e Botev in Bulgaria; gli altri possono solo affermate di aver tentato di scrivere poesia, ma nessuno pu\u00f2 esibire il cartellino di Poeta. E abbastanza in fretta ho capito che, per entrare davvero nel territorio della poesia, avrei dovuto prepararmi a un percorso lungo e non sempre felice.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Dalla risposta alla prima domanda che le avevo posto mi nascono altri due interrogativi.<br \/>\n<\/em><\/strong><strong><em>Il primo: uno dei presupposti per provare a scrivere poesia \u00e8 la solitudine? Intendo non il semplice stare da soli, ma una sorta di solitudine interiore che si rivela in qualche modo incurabile?<br \/>\n<\/em><\/strong>La natura stessa dei poeti e degli scrittori, cos\u00ec come la natura del loro lavoro, sono tali da avere bisogno di isolamento, distacco dalla folla impazzita. Un importante poeta bulgaro contemporaneo, Ivan Radoev, sottolinea: \u201cUn talento per prima cosa deve conquistare la solitudine\u201d. Virginia Woolf ha scritto il suo famoso saggio \u201cUna stanza tutta per s\u00e9\u201d con idee del tutto simili in mente. L&#8217;atteggiamento stesso dei poeti, il loro modo di comunicare \u00e8 solitario, quasi solipsistico. Osip Mandelstam disse scherzando: \u201cDi solito, quando qualcuno ha qualcosa da dire, va dagli altri a cercare uu uditorio. Invece un poeta fa il contrario: corre \u201cfin sulle onde del deserto, nel bosco di querce fruscianti\u201d\u201d, citando una famosa poesia di Puskin. Cos\u00ec possiamo dire che la poesia \u00e8 una sorta di non-discorso, una specie di colloquio silenzioso con se stessi. A volte ci lamentiamo che il nostro lavoro \u00e8 solitario e quindi la nostra vita anche lo \u00e8. Ma non \u00e8 forse vero che tentiamo, parlando con noi stessi, di parlare con il mondo intero? Il poeta apparentemente cos\u00ec appartato non \u00e8 in realt\u00e0 ipersociale? Non \u00e8 forse il poeta, a differenza della maggioranza delle persone, di dialogare con tutte le cose animate e inanimate? A volte mi sembra che i poeti siano spesso soli perch\u00e9 sono troppo ambiziosi nel loro sforzo di comunicare con tutto il mondo esterno e un simile tentativo \u00e8 destinato a lasciarli insoddisfatti e frustrati. Lo so abbastanza bene, per esperienza personale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Il secondo (che potrebbe sembrare in contraddizione, visto che in precedenza si parlava di solitudine, ma secondo me non lo \u00e8) \u00e8 un interrogativo che prende spunto dalle persone che si presentano come \u201cpoeti\u201d: fra le qualit\u00e0 necessarie per provare a scrivere poesia c&#8217;\u00e8 l&#8217;umilt\u00e0, intesa come capacit\u00e0 di non mettersi sempre al centro dell&#8217;attenzione, ma saper ascoltare anche gli altri?<br \/>\n<\/em><\/strong>Non ne sono sicuro. Nella maggior parte dei casi i poeti i poeti sono egocentrici, per la natura di ci\u00f2 in cui sono coinvolti ma anche per inclinazione personale. Il pi\u00f9 delle volte guardano in se stessi cercando di trarre la verit\u00e0 del mondo intero dai recessi pi\u00f9 nascosti del proprio essere. Questa caratteristica inestirpabile pu\u00f2 far apparire un poeta presuntuoso, e quindi sgradevole. Ma, per essere un poeta, bisogna anche essere profondamente sensibili a tutto ci\u00f2 che si trova nel proprio ambiente, perch\u00e9 la <em>sensibilit\u00e0<\/em> \u00e8 un diverso aspetto dell&#8217;immaginazione. Un egocentrismo che non si nutre di sensibilit\u00e0 finisce sempre in vanit\u00e0 e non pu\u00f2 che generare il vuoto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Lei \u00e8 una persona di grande esperienza e di vastissima cultura, in diversi ambiti (quindi non solamente nell&#8217;area letteraria). Pensando in particolare alla raccolta \u201cForesun\u201d, vorrei chiederle che ruolo hanno avuto i grandi classici della pittura? I primi nomi che mi vengono in mente sono Bruegel e Vermeer: si sente di avere in qualche modo stabilito una comunicazione con loro, contribuendo a una comunanza fra il linguaggio pittorico e quello poetico?<br \/>\n<\/em><\/strong>Sono particolarmente attratto dagli artisti capaci di essere profondamente sensibili e contemporaneamente ricchi di pensiero razionale. Bruegel e Vermeer \u2013 come la maggioranza dei pittori nordeuropei \u2013 fanno parte di questa categoria. Rembrandt \u2013 soprattutto nei suoi autoritratti, Cranach e Memling fanno parte della stessa famiglia. I loro quadri sono affascinanti, danno piacere allo sguardo ma allo stesso tempo mi esplorano dentro e mi turbano, costringendomi a riflettere. Fra i maestri meridionali aggiungerei sicuramente Velazquez: un giorno mi ritrovai al Prado di fronte alla grande tela \u201cLas Meninas\u201d (Le damigelle d&#8217;onore) e pensai che non sarei mai riuscito ad allontanarmi da quel miracolo che ti trascina letteralmente dentro di s\u00e9. Fra i pittori pi\u00f9 recenti apprezzo l&#8217;austriaco Egon Shiele e il bulgaro Stefan Markov. Nell&#8217;unione eccitante fra sensi e mente comunque credo risieda il segreto di tutte le forme di vera arte, che sia pittura o musica o poesia. Ci\u00f2 perch\u00e9 il pensiero di un artista che pensa non \u00e8 quello di un filosofo, disconnesso dalla sensibilit\u00e0, n\u00e8 quello di uno scienziato, lontano dalle emozioni: rimargina le crepe della coscienza e ripristina l&#8217;interezza della mente. L&#8217;arte \u00e8 sempre festosa, ma se si tratta di un gioco, \u00e8 un gioco che ricostruisce.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Quando lei nomina Egon Schiele viene immediato pensare ai suoi corpi aguzzi, spigolosi, che non riescono a contenere la propria sofferenza. Le chiedo quindi se le \u00e8 accaduto che la poesia sia nata anche da momenti di sofferenza, e se in qualche modo \u2013 come accade per alcuni autori \u2013 abbia avuto anche una funzione terapeutica: forse la poesia in s\u00e9 non \u00e8 una medicina e quindi non guarisce, ma pu\u00f2 aiutare ad affrontare il dolore.<br \/>\n<\/em><\/strong>Il mio modo di scrivere poesia di rado \u00e8 confessionale, anche se a volte ovviamente accade. Ma comunicando in modo intenso con il mondo esterno, spesso proietto i miei turbamenti e le mie felicit\u00e0 su ci\u00f2 che mi circonda. E, al contrario, attraverso il meccanismo dell&#8217;empatia, provo i dolori e le gioie esterne come se queste sensazioni fossero mie. Questa reciprocit\u00e0, mi pare, pu\u00f2 essere avvertita in alcune delle poesie incluse nelle mie recenti raccolte \u201cForesun\u201d e \u201cDendrarium\u201d, come quella sullo straniero nullatenente che fruga nel bidone della spazzatura, o sulla donna che confida se stessa a un albero, o sul ramo che trema abbandonato dal suo uccello. Questwe cose sono successe intorno a me o dentro di me? E questa \u00e8 una domanda a cui un poeta \u00e8 in grado di rispondere?<br \/>\nLa poesia pu\u00f2 essere terapeutica? In un certo senso ogni forma di arte lo \u00e8. La tragedia pi\u00f9 straordinaria, recitata a teatro, in qualche modo ti illumina. Aristotele, pare, defin\u00ec questo effetto \u201ccatarsi\u201d. L&#8217;arte \u00e8 sempre catartica sia per il pubblico, sia per l&#8217;artista,\u00a0 perch\u00e9 si sforza di dare un significato al dolore. Non \u00e8 in grado di risolvere tutti i problemi che dobbiamo affrontare, ma pu\u00f2 descriverli correttamente e spogliarli del loro orrore indefinito.<\/p>\n<figure id=\"attachment_13227\" aria-describedby=\"caption-attachment-13227\" style=\"width: 231px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.inkroci.it\/racconti-brevi\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Francesco-Tomada-foto-Ivet-Lolova.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"wp-image-13227\" src=\"https:\/\/www.inkroci.it\/racconti-brevi\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Francesco-Tomada-foto-Ivet-Lolova-258x300.jpg\" alt=\"\" width=\"231\" height=\"268\" srcset=\"https:\/\/www.inkroci.it\/racconti-brevi\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Francesco-Tomada-foto-Ivet-Lolova-258x300.jpg 258w, https:\/\/www.inkroci.it\/racconti-brevi\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Francesco-Tomada-foto-Ivet-Lolova-768x895.jpg 768w, https:\/\/www.inkroci.it\/racconti-brevi\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Francesco-Tomada-foto-Ivet-Lolova-879x1024.jpg 879w, https:\/\/www.inkroci.it\/racconti-brevi\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Francesco-Tomada-foto-Ivet-Lolova-696x811.jpg 696w, https:\/\/www.inkroci.it\/racconti-brevi\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Francesco-Tomada-foto-Ivet-Lolova.jpg 1758w\" sizes=\"(max-width: 231px) 100vw, 231px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-13227\" class=\"wp-caption-text\">Francesco Tomada<br \/>(foto di Ivet Lolova)<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Una delle caratteristiche pi\u00f9 evidenti della sua poesia \u00e8 che, pur essendo lei un <\/em><\/strong><strong><em>intellettuale<\/em><\/strong><strong><em>, la sua scrittura rimane sempre diretta e intelligibile. Esiste per\u00f2 una enorme differenza fra \u201csemplicit\u00e0\u201d e \u201cbanalit\u00e0\u201d: la seconda \u00e8 il fallimento della poesia, mentre una forma di comunicazione essenziale e diretta (ma NON banale) sembra quasi essere la conquista sofferta di un lavoro <\/em><\/strong><strong><em>ossessivo<\/em><\/strong><strong><em> sulla scrittura. \u00c8 cos\u00ec?<br \/>\n<\/em><\/strong>In una nota al mio libro <em>Dendrarium<\/em>, il poeta inglese Peter Robinson ha applicato con benevolenza a quelle poesie il famoso aforisma di Keats: \u201cSe la poesia non nasce spontaneamente come le foglie su un albero, \u00e8 meglio che non nasca affatto.\u201d Non credo nella poesia che \u00e8 volutamente oscura e impenetrabile. Questa tendenza \u00e8 comparsa dapprima nel periodo del Modernismo ed \u00e8 divenuta particolarmente diffusa verso la fine del Ventesimo secolo. Questa poesia \u201cdifficile\u201d non si \u00e8 sviluppata al tempo di Chaucer o di Spenser. Nemmeno i poeti metafisici, profondamente intellettuali, o gli ironisti scettici della scuola di Pope ambivano a escludersi dai propri lettori. I sonetti di Petrarca o Shakespeare sono trasparenti senza per\u00f2 essere semplici, sebbene lo stesso Shakespeare avvertisse il fastidio della scrittura livellato per condiscendenza verso il basso quando fra le iniquit\u00e0 del suo tempo nominava \u201cla pura verit\u00e0 impropriamente definita ingenuit\u00e0\u201d. Io credo che la pura verit\u00e0 sia la pietra angolare di tutte le arti, e che un artista debba sempre partire da l\u00ec, senza curarsi delle accuse di ingenuit\u00e0.<br \/>\nIn sintesi \u00e8 vero, credo che la poesia non debba essere prolissa, perch\u00e9 il suo vero potere non risiede nella bellezza delle parole che utilizza, ma piuttosto nell&#8217;arco voltaico che scocca fra le parole che vengono usate nel modo migliore. A volte magari esagero per concisione, ma la brevit\u00e0 secondo me non \u00e8 solo l&#8217;anima dell&#8217;ingegno, come saggiamente sostiene Polonio, ma anche l&#8217;anima della poesia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Un altro aspetto fondamentale della sua scrittura poetica \u00e8 il senso di stupore: a volte sembra di poter dire che la poesia ha bisogno e nasce unicamente in presenza di stupore. \u00c8 cos\u00ec? E, ammesso che si possa provare a definire che cosa significa essere poeti oggi, si pu\u00f2 azzardare che il poeta \u00e8 un uomo o donna che si esercita allo stupore? Che per alcuni aspetti mantiene dentro di s\u00e9 lo sguardo di un bambino, ma lo avvolge della consapevolezza di un adulto?<br \/>\n<\/em><\/strong>Una ventina di anni fa scrissi questo autoritratto, che mi sembra rispecchi ancora oggi il mio animo:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">CACCIA AL TESORO<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Posato sui suoi trampoli<br \/>\nl&#8217;uccello acquatico<br \/>\nrovista nel basso fondale del fiume.<br \/>\nUn uomo<br \/>\nche ha guadato l&#8217;et\u00e0 di mezzo<br \/>\ncontinua a osservare il mondo<br \/>\ncon gli occhi di un neonato.<br \/>\nCosa potr\u00e0 nascondersi<br \/>\nfra quei ciottoli lisci<br \/>\nsotto il flusso traslucido \u2013<br \/>\no dentro di loro,<br \/>\ndentro ai ciottoli stessi?<br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt;\"><em>(traduzione di Francesco Tomada, ndr)<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 che spinge la poesia a concretizzarsi \u00e8, come suggerisci, lo stupore verso le continue meraviglie di questo mondo, la sua complessit\u00e0 che si risolve in una assoluta naturalezza. Dato che siamo costretti a fronteggiare i problemi pratici e materiali della vita quotidiana, spesso dimentichiamo di osservare, attraverso questo schermo di accadimenti transitori, i fondamenti della realt\u00e0 e sprechiamo il nostro breve soggiorno in questo scrigno delle meraviglie senza nemmeno accorgercene. La poesia \u00e8 qui per mantenere i nostri occhi fissi nella giusta direzione, e rendere la vita degna di essere vissuta. \u00c8 fondamentale riscoprire questa prospettiva, soprattutto oggi che i surrogati virtuali della realt\u00e0 e le mode fantasy nell&#8217;arte popolare estraniano le nuove generazioni dall&#8217;ambiente in cui vivono e possono passo a passo spalancare una incolmabile frattura fra noi e il nostro mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Vorrei continuare seguendo il percorso della domanda precedente, e chiederle qualcosa di profondamente personale, senza per\u00f2 risultare invadente. Immagino che, un po&#8217; come accade per tutti, le sue prime raccolte avessero l&#8217;entusiasmo e l&#8217;irragionevolezza del giovane, mentre nel corso del tempo la sua poesia sia diventata sempre pi\u00f9 matura. Le chiedo quindi se c&#8217;\u00e8 qualcosa che ritiene di avere perso nel suo percorso, e che cosa invece pensa di avere guadagnato.<br \/>\n<\/em><\/strong><\/p>\n<figure id=\"attachment_13228\" aria-describedby=\"caption-attachment-13228\" style=\"width: 215px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.inkroci.it\/racconti-brevi\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/photo-Halide-Syuleyman-AS-18.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-13228\" src=\"https:\/\/www.inkroci.it\/racconti-brevi\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/photo-Halide-Syuleyman-AS-18-169x300.jpg\" alt=\"\" width=\"215\" height=\"382\" srcset=\"https:\/\/www.inkroci.it\/racconti-brevi\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/photo-Halide-Syuleyman-AS-18-169x300.jpg 169w, https:\/\/www.inkroci.it\/racconti-brevi\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/photo-Halide-Syuleyman-AS-18-768x1365.jpg 768w, https:\/\/www.inkroci.it\/racconti-brevi\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/photo-Halide-Syuleyman-AS-18-576x1024.jpg 576w, https:\/\/www.inkroci.it\/racconti-brevi\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/photo-Halide-Syuleyman-AS-18-696x1237.jpg 696w, https:\/\/www.inkroci.it\/racconti-brevi\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/photo-Halide-Syuleyman-AS-18.jpg 800w\" sizes=\"(max-width: 215px) 100vw, 215px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-13228\" class=\"wp-caption-text\">Alexander Shurbanov<br \/>Foto di Halide Syuleyman<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vero: l&#8217;entusiasmo romantico, l&#8217;ottimismo gioioso, l&#8217;eufonia delle rime che caratterizzavano la mia poesia giovanile sono irrimediabilmente perduti e sono stati rimpiazzati da un&#8217;ironia scettica e spesso amara e dalle dissonanze del verso libero che trae il suo dettato dalla lingua reale della citt\u00e0. Mi piacerebbe pensare che la precedente semplice contemplazione del mondo sia stata sostituita da uno scavo pi\u00f9 profondo e meditato nella sua complessit\u00e0. E posso solo sperare che il mio lavoro nella maturit\u00e0 non sia divenuto pi\u00f9 secco e aspro nel suo processo di trasformazione. Se mi si chiede cosa possa avere causato questi cambiamenti, dico che probabilmente sarebbero avvenuti in ogni caso con l&#8217;avanzare dell&#8217;et\u00e0, ma anche che gli sviluppi storici dei nostri tempi, con le loro numerose crisi drastiche, con i rivolgimenti e le delusioni, soprattutto se pensiamo all&#8217;Europa Orientale, hanno richiesto un prezzo da pagare. Come artista puoi solamente sperare che il tuo mondo interiore sia in consonanza con quello esterno e che quindi il tuo lavoro rifletta adeguatamente i tuoi tempi, ma non puoi mai esserne certo. \u00c8 abbastanza sapere che la tua voce \u00e8 limpida e spontanea. Il resto non spetta al tuo controllo, n\u00e9 al tuo giudizio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>In molte sue poesie \u00e8 presente sicuramente una dimensione sociale, o se preferisce civile. Mi sembra di poter dire, per\u00f2, che lei privilegia uno sguardo \u201cumano\u201d verso le singole persone che vivono un&#8217;esistenza sfortunata (penso alla zingara di \u201cForesun\u201d, o all&#8217;uomo che cerca qualcosa fra i rifiuti) facendo attenzione ad evitare ogni tentazione di poesia didattica. Lei ritiene che la poesia, e la sua poesia in particolare, sia anche uno strumento di compassione, intendo nel senso letterale della parola, cio\u00e8 di \u201csoffrire insieme\u201d a quelli che non hanno qualcuno a cui appoggiarsi?<br \/>\n<\/em><\/strong>La poesia non \u00e8 oratoria. La differenza fra le due \u00e8 che la poesia non viene scritta per essere consegnata al pubblico, anche se spesso viene presentata al pubblico. La poesia \u00e8 intima per definizione, una sorta di dialogo con il proprio io, e non invece un atto di convincimento. Ci sono ovviamente le eccezioni a questa regola, ad esempio Majakovskij, de Lisle, Schiller con il suo \u201cInno alla gioia\u201d, e altri ancora. Ma anche se i poeti spesso toccano tematiche sociali e politiche, queste tematiche sono prolungamenti o escrescenze della loro introspezione, risultati di un rapporto empatico con il mondo e le preoccupazioni o sofferenze degli altri esseri umani, in particolare i pi\u00f9 poveri e i pi\u00f9 deboli, di cui spesso ci dimentichiamo. Le relazioni della mia poesia con le tematiche civili sono sempre di questo tipo. La poesia di rado pu\u00f2 divenire una portabandiera, ma pu\u00f2 sempre servire per aprire gli occhi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Nella sua poesia \u00e8 molto presente il mondo naturale: non soltanto l&#8217;uomo viene visto come parte (una delle tante parti, non <\/em><\/strong><strong>la parte pi\u00f9 importante<em>) della natura, ma spesso la natura stessa sembra diventare quasi un esempio da seguire. Penso a molti degli alberi di <\/em>Dendrarium<em>, che assumono fattezze quasi umane, ma al tempo stesso rimangono parte dell&#8217;armonia del creato e non vogliono invece diventarne i protagonisti assoluti. Le chiedo se \u00e8 cos\u00ec, se a suo parere l&#8217;uomo debba imparare a fare un passo indietro&#8230;<br \/>\n<\/em><\/strong>Sicuramente, moltissimo. L&#8217;uomo \u00e8 stato esageratamente presuntuoso per troppo tempo, considerando la natura come mera materia prima per i suoi bisogni e desideri in continua crescita, dimenticando che la natura \u00e8 ci\u00f2 che permette la sua vita e assicura il suo benessere. L&#8217;irragionevole avidit\u00e0 dell&#8217;uomo ha contribuito sempre pi\u00f9 seriamente a spingere la natura verso l&#8217;estinzione, finendo cos\u00ec per tagliare il ramo sul quale siamo tutti seduti. Il tempo sta per scadere. Se vogliamo continuare a vivere su questo pianeta gravemente deturpato, dobbiamo quanto prima reimpossessarci delle nostre sensazioni e riapprendere gli insegnamenti dimenticati di tutte le religioni pre-monoteiste e &#8220;primitive&#8221;, che hanno insegnato a venerare animali, piante, rocce e fiumi come splendide divinit\u00e0, invece di considerarle sprezzantemente come entit\u00e0 inferiori. Questa filosofia, vorrei pensare, \u00e8 al centro della mia poesia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Lei fa un riferimento preciso ai mutamenti storici delle ultime decine di anni, in particolare nell&#8217;Europa Orientale. Per me, e per molti che come me hanno vissuto quel momento dall&#8217;altra parte del <\/em><\/strong><strong><em>M<\/em><\/strong><strong><em>uro, \u00e8 difficile capire pienamente in che cosa consistano le speranze e le delusioni di questi passaggi storici. Mi viene quindi naturale chiederne a lei, che fra l&#8217;altro ha vissuto a lungo anche fuori dalla Bulgaria, e quindi probabilmente ha avuto modo di osservare la storia recente \u201cda entrambe le parti del <\/em><\/strong><strong><em>M<\/em><\/strong><strong><em>uro\u201d.<br \/>\n<\/em><\/strong>A noi, che abbiamo trascorso la maggior parte della nostra esistenza dietro alla Cortina di Ferro, in quella che veniva chiamata Europa orientale, a noi venne insegnato a scuola, sin dalla pi\u00f9 tenera et\u00e0, che saremmo stati destinati a vivere in una societ\u00e0 senza classi, resa felice\u00a0 da uguaglianza, fratellanza e giustizia assolute per tutti, libera dall&#8217;iniquit\u00e0 del capitalismo predone. Non ci volle molto a scoprire che questo era, nella migliore delle ipotesi, un pio desiderio e invece, nella peggiore, una perversa menzogna utilizzata dalla casta del potere per mantenere la sua gente sottomessa. Questa \u00e8 stata la nostra prima grande delusione. Una serie di riforme volte ad una progressiva liberalizzazione, che alla fine si sarebbero rivelate insufficienti e deludenti, hanno punteggiato l&#8217;ultima periodo dell&#8217;era socialista. Quindi, con il crollo del muro di Berlino nel 1989, ci rallegrammo di nuovo, sperando che finalmente stesse per giungere un tempo di libert\u00e0 e che avremmo trascorso il resto della nostra vita in un mondo normale. Ma presto si \u00e8 reso evidente che il nostro paese era stato inesorabilmente saccheggiato dai suoi ex-governanti e che, sotto una nuova veste, essi avevano ancora il controllo del suo destino. Una seconda grande delusione! Inoltre, avendo vissuto in una societ\u00e0 chiusa, dietro il Muro, ci eravamo figurati l&#8217;Occidente democratico come un paese fatato, qualcosa di non troppo diverso dall&#8217;utopia comunista con cui eravamo cresciuti. Ma quando le porte sono state aperte e siamo entrati a fare parte di un mondo in via di globalizzazione, ci siamo resi conto che ci\u00f2 che ci aspettava era ben diverso dall&#8217;essere un nuovo paradiso terrestre, e si rivelava invece gravato di problematiche molto dure. Una terza delusione! Era giunto il momento per noi, cittadini dell&#8217;Est, di crescere e diventare realisti. Una trasformazione notevole, attesa da lungo tempo, ma non per questo felice.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Ogni scrittore ha dei maestri, non necessariamente viventi, quanto piuttosto degli autori che lo hanno ispirato e gli hanno dimostrato quanto in profondit\u00e0 fosse possibile spingersi con il proprio lavoro di ricerca sulla scrittura. <\/em><\/strong><strong><em>P<\/em><\/strong><strong><em>osso chiederle quali sono i suoi?<br \/>\n<\/em><\/strong>Non ho mai tentato consapevolmente di imparare da altri poeti o di imitarli. Ma, naturalmente, li ho ammirati e ho desiderato di riuscire a scrivere come alcuni di loro. La mia istruzione non programmata nella scrittura poetica \u00e8 iniziata, ovviamente, leggendo e memorizzando con facilit\u00e0 il lavoro dei poeti bulgari dalla fine del XIX secolo alla contemporaneit\u00e0. Molto presto ho iniziato ad immergermi nella poesia della grande tradizione russa: Puskin, Lermontov, Majakovskij, Akhmatova, Brodsky, leggendoli con coraggio e apprezzamento in lingua originale e imparandone parte a memoria. Ancora oggi so recitare a memoria ampi brani dalle loro poesie. In seguito altri maestri europei si unirono agli slavi: Heinrich Heine, Goethe, Jacques Prevert, Rilke, letti spesso in traduzione, anche se con uno sguardo di confronto verso l&#8217;originale nel tentativo di catturarne la tessitura ritmica. Infine, con l&#8217;avanzare dei miei studi di lingua inglese, specialmente durante gli anni dell&#8217;universit\u00e0, ho acquisito sempre pi\u00f9 familiarit\u00e0 e mi sono innamorato degli scritti di Donne, Pope, Wordsworth, Keats, Yeats, Auden, Dylan Thomas, Ted Hughes, e fra gli autori americani di\u00a0 Emily Dickinson, Robert Frost, Robert Lowell, William Carlos Williams. Con quest&#8217;ultimo soprattutto sento una forte affinit\u00e0, in particolare con le sue affascinanti poesie ecfrastiche. Mi renderebbe felice sapere che ho imparato qualcosa da ciascuno di quelli che ho menzionato e anche da una miriade di altri, come il ceco Miroslav Holub o i polacchi Czeslaw Milosz e Zbigniew Herbert, ma non posso esserne sicuro. Forse \u00e8 gi\u00e0 tanto aver avuto il privilegio di entrare in relazione con le loro straordinarie creazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Quale \u00e8 stato il consiglio migliore che ha ricevuto nel corso della sua carriera di scrittore, e quale invece il peggiore, quello che ha deciso consapevolmente di non seguire (ma non le chiedo da chi lo ha ricevuto)?<br \/>\n<\/em><\/strong>Quando ero ancora uno studente, un rispettato romanziere bulgaro, che aveva letto una o due mie poesie e aveva notato come io tendessi a volare negli spazi di un vago fantasticare romantico, mi consigli\u00f2 di volgere lo sguardo su cose pi\u00f9 vicine a casa, derivanti dalla mia esperienza quotidiana. &#8220;Scrivi di una corsa sul tram&#8221;, mi disse, &#8220;piuttosto che del viaggiare verso isole deserte che non hai mai visto.&#8221; E tempo dopo un eccellente poeta, dieci anni pi\u00f9 grande di me, mentre mi aiutava a rivedere una mia poesia, disse: \u201cPuoi sempre aggiungere qualcosa a ci\u00f2 che stai componendo, ma dobbiamo ricordarci che un cane sta bene su quattro zampe &#8211; l&#8217;aggiunta di un quinta non porta a un miglioramento. &#8221; Questi consigli hanno messo radici, per cos\u00ec dire, e mi piacerebbe credere che siano diventati parte del mio essere scrittore. Mi sono state impartite lezioni inopportune, che ho saggiamente deciso di non seguire? Non ricordo. E perch\u00e9 dovrei? C&#8217;\u00e8 sempre, come sostiene Frost, una &#8220;strada non presa&#8221;, e le tue scelte ad ogni bivio sono ci\u00f2 che rende riconoscibili la tua vita e il tuo lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>&#8220;La scrittura \u00e8 una morte serena:<\/em><\/strong><strong><em><br \/>\n<\/em><\/strong><strong><em>il mondo diventato luminoso si allarga<\/em><\/strong><strong><em><br \/>\n<\/em><\/strong><strong><em>e brucia per sempre un suo angolo&#8221;<br \/>\n<\/em><\/strong><strong><em>Sono dei versi, che io trovo meravigliosi, del poeta italiano Valerio Magrelli. Meravigliosi e terribili, aggiungo, perch\u00e9 in essi c&#8217;\u00e8 anche l&#8217;idea che alla fine un poeta finisca il suo mondo, e quindi termini ci\u00f2 che ha da dire. \u00c8 questo un dubbio che in qualche occasione la ha sfiorata?<br \/>\n<\/em><\/strong>Questo \u00e8 quasi inevitabile. Il mondo \u00e8 finito, cos\u00ec come la mente umana. Si dice che un poeta scrive sempre la medesima poesia dal primo all&#8217;ultimo dei suoi giorni. All&#8217;inizio la poesia \u00e8 completamente spontanea e impulsiva. Successivamente inizia a venir cesellata con maggiore attenzione, perdendo parte della primitiva spontaneit\u00e0 e, si spera, acquisendo una crescente raffinatezza. Ma \u00e8 sempre la stessa poesia, l&#8217;espressione di qualcosa che \u00e8 il nucleo della relazione del poeta con il mondo. L&#8217;auto-ripetizione non \u00e8 un difetto finch\u00e9 non \u00e8 letterale e noiosa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>A volte si parla di \u201cpoesia femminile\u201d ed \u00e8 una definizione che io trovo molto rischiosa e semplicistica, come del resto tutte le classificazioni basate su categorie. Volevo per\u00f2 chiederle se secondo lei ha invece senso parlare di una \u201csensibilit\u00e0 femminile\u201d, se cio\u00e8 le donne e gli uomini (evitando le generalizzazioni) abbiano a volte, o spesso, un modo differente di vivere la realt\u00e0 e quindi poi di scriverne<\/em><\/strong><strong><em>.<br \/>\n<\/em><\/strong>Sono convinto che ci siano alcune caratteristiche specifiche nella poesia di alcune autrici, che ci colpiscono in quanto associate al loro sesso, o \u2013 piuttosto? \u2013 al loro genere. (Non sar\u00f2 mai abbastanza esplicito sulla differenza tra questi due concetti.) Forse esistono una maggiore dolcezza e una sensibilit\u00e0 pi\u00f9 fine, una valorizzazione pi\u00f9 completa dell&#8217;amore, della famiglia, una capacit\u00e0 di percezione pi\u00f9 concreta nei dettagli e intensa, una certa diffidenza nelle astrazioni. Ma questa distinzione non ha nulla a che fare con il valore della poesia maschile e femminile. Saffo, Dickinson, Akhmatova, l&#8217;autrice bulgara Elisaveta Bagryana sono importanti esattamente tanto quanto i pi\u00f9 grandi autori maschili per la storia della poesia mondiale. Inoltre gli artisti in generale sono per natura androgini, quindi la divisione di cui stiamo parlando \u00e8 illegittima.<em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Lei ha lavorato molto come traduttore. Tradurre \u00e8 un gesto di altruismo: si tratta di mettere la propria sensibilit\u00e0 al servizio della poesia di un altro autore, sapendo che qualcosa verr\u00e0 inevitabilmente perduto ma qualcos&#8217;altro verr\u00e0 anche aggiunto. Quanto \u00e8 difficile trovare il limite fra il \u201cmantenere l&#8217;originale\u201d e il \u201cmettere qualcosa di s\u00e9\u201d nel lavoro di traduzione?<br \/>\n<\/em><\/strong>\u00c8 una questione di equilibrio, quasi un&#8217;esibizione da giocoliere. A volte diventa davvero esasperante. L&#8217;opera che \u00e8 stata tradotta in un&#8217;altra lingua non appartiene pi\u00f9 al suo autore, e in effetti l&#8217;autore non pu\u00f2 pi\u00f9 essere ritenuto responsabile di ci\u00f2 che in essa si trova. Ma allo stesso modo non appartiene nemmeno al traduttore, come accadrebbe con un&#8217;opera originale, in fondo non \u00e8 altro che una riproduzione \u2013 buona o cattiva, fedele o no \u2013 di qualcosa che gi\u00e0 esiste. Una traduzione \u00e8 sempre una questione di dubbia genitorialit\u00e0, un figlio illegittimo in qualche modo mutante.<br \/>\nDetto questo, credo che colui che traduce debba cercare di svolgere il proprio lavoro nel modo pi\u00f9 responsabile possibile, consentendo alla voce dell&#8217;autore di risuonare attraverso il nuovo strumento linguistico secondo le proprie caratteristiche, e di esprimere i concetti dell&#8217;originale fino ai minimi dettagli. Allo stesso tempo, chi traduce dovrebbe sempre tenere presente che non sta svolgendo il ruolo di uno ubbidiente uomo di fatica, ma di collega e collaboratore dell&#8217;autore \u2013 o meglio ancora, in effetti, \u00e8 il\/la pi\u00f9 vicino\/a confidente dell&#8217;autore. Tale relazione conferisce al traduttore una grande fiducia, senza la quale nessun traduttore potrebbe portare a termine la propria opera. Per riprodurre un&#8217;opera artistica in tutto il suo splendore, il traduttore deve sentirsi libero. Libero e responsabile allo stesso tempo, creativo e discreto, fantasioso e corretto \u2013 un compito cos\u00ec complesso e contraddittorio da divenire quasi impossibile. L&#8217;irraggiungibilit\u00e0 della perfezione rende anche la migliore traduzione un&#8217;approssimazione provvisoria piuttosto che un risultato definitivo. Ogni singola traduzione fa parte necessariamente di una serie, piuttosto che costituire una creazione unica e inimitabile: quest&#8217;ultima definizione spetta esclusivamente alle opere originali. Chiaramente una simile realt\u00e0 pu\u00f2 divenire frustrante, ma chi sente il bisogno di congiungere diverse culture e colmare distanze pu\u00f2 trovare il lavoro utile e anche denso di soddisfazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Sempre a proposito della sua importante attivit\u00e0 come traduttore, vorrei chiederle in che modo questa poi si \u00e8 riflessa nella sua poesia: non mi riferisco soltanto alla conoscenza degli autori che ha affrontato, ma proprio alla consapevolezza nell&#8217;uso delle parole, delle forme, della lingua. La sua scrittura ne \u00e8 stata influenzata?<br \/>\n<\/em><\/strong>Mi sentirei riconoscente se i miei costanti rapporti con i pi\u00f9 grandi maestri della parola artistica come attento lettore, critico e traduttore mi avessero insegnato come affrontare la lingua, uno strumento verso cui nutro rispetto, apprezzamento e ammirazione massimi. Ma non ho mai provato intenzionalmente ad applicare la loro lezione ai miei scritti. Se una minima parte di ci\u00f2 si \u00e8 distribuita nel mio lavoro, ne sar\u00f2 contento e grato. Voglio confessare che ho cercato ostinatamente di sviluppare un ritmo e una dizione il pi\u00f9 diversi possibile da quelli delle mie traduzioni. Questo \u00e8 stato uno sforzo istintivo, per preservare l&#8217;indipendenza del mio stesso lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Infine due domande, che forse confluiscono in una sola: c&#8217;\u00e8 qualcosa (un lavoro, una raccolta, una tematica) che avrebbe voluto affrontare nel suo percorso poetico e non ci \u00e8 riuscito? Oppure \u00e8 meglio dire \u201cnon ci \u00e8 ancora riuscito\u201d: ci parla di quelli che sono i suoi progetti futuri?<br \/>\n<\/em><\/strong>Un poeta russo moderno, Samuil Marshak, scrive in una delle sue poesie: &#8220;Comunque ricorda che la nostra strada \u00e8 pi\u00f9 breve delle strade che i nostri occhi delineano&#8221;. Ci sono molte cose che ho sognato ma che non sono riuscito a fare in questa vita. Si pu\u00f2 sempre avere o dedicare abbastanza tempo alla scrittura della poesia, a patto di averne l&#8217;ispirazione: per me la composizione non non si \u00e8 mai basata su una precedente pianificazione, rimane sempre un evento fortuito. Per\u00f2 avrei tradotto volentieri un maggior numero di lavori di Shakespeare e dei miei poeti contemporanei preferiti, se mi fosse stata concessa una vita in pi\u00f9. E mi sarebbe piaciuto scrivere una serie di studi dedicati alla poesia drammatica e lirica del Rinascimento inglese. Nel corso degli anni ho riempito un grande espositore con le bozze di svariate dozzine di lavori di ricerca che non vedranno mai la luce. Per portare avanti nel modo opportuno questi progetti \u00e8 necessario accedere di continuo a biblioteche accademiche con sezioni di letteratura inglese ben fornite, che purtroppo non sono disponibili nel mio paese. Bene, \u00e8 inutile piangere sul latte versato. Non posso lamentarmi: mi sono stati concessi tempo a sufficienza e condizioni di lavoro propizie per realizzare parecchi progetti e per applicarmi ad essi con devozione e molto piacere. Alla mia et\u00e0 sarebbe ridicolo fare piani ambiziosi per il futuro. In questo momento sto assemblando\u00a0 una nuova raccolta con le mie ultime poesie, e questo impegno in s\u00e9 sarebbe gi\u00e0 sufficiente. Ma, lo confesso, non ho rinunciato completamente alla traduzione e sto ancora approfondendo i drammi di Shakespeare, cercando di catturarne il tono intimo e autentico e di renderlo nella mia lingua madre. Non riesco a pensare a un lavoro pi\u00f9 esigente e incantevole.<\/p>\n<figure id=\"attachment_13231\" aria-describedby=\"caption-attachment-13231\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.inkroci.it\/racconti-brevi\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Ivet-tre.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-13231\" src=\"https:\/\/www.inkroci.it\/racconti-brevi\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Ivet-tre-300x190.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"190\" srcset=\"https:\/\/www.inkroci.it\/racconti-brevi\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Ivet-tre-300x190.jpg 300w, https:\/\/www.inkroci.it\/racconti-brevi\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Ivet-tre-768x486.jpg 768w, https:\/\/www.inkroci.it\/racconti-brevi\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Ivet-tre-1024x648.jpg 1024w, https:\/\/www.inkroci.it\/racconti-brevi\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Ivet-tre-696x440.jpg 696w, https:\/\/www.inkroci.it\/racconti-brevi\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Ivet-tre.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-13231\" class=\"wp-caption-text\">Da sinistra a destra, Francesco Tomada,<br \/>la poeta bulgara Aksinia Mihaylova<br \/>e Alexander Shurbanov<br \/>Foto di Ivet Lolova<\/figcaption><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ho conosciuto Alexander Shurbanov a Sofia nell&#8217;estate del 2016, in occasione di un breve viaggio nella capitale bulgara per la pubblicazione di una mia raccolta di poesie da parte della casa editrice Scalino. 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