{"id":11750,"date":"2019-06-19T06:28:52","date_gmt":"2019-06-19T04:28:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.inkroci.it\/racconti-brevi\/?p=11750"},"modified":"2019-10-07T15:09:35","modified_gmt":"2019-10-07T13:09:35","slug":"la-poesia-ti-porta-via-ti-porta-sempre-da-unaltra-parte-non-puoi-sapere-dove-intervista-ida-travi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.inkroci.it\/racconti-brevi\/interviste-a-scrittori-famosi\/la-poesia-ti-porta-via-ti-porta-sempre-da-unaltra-parte-non-puoi-sapere-dove-intervista-ida-travi.html","title":{"rendered":"La poesia ti porta via, ti porta sempre da un\u2019altra parte, non puoi sapere dove &#8211; Intervista a Ida Travi"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Con <em>Tas\u00e0r Animale sotto la neve<\/em> Ida Travi ci consegna una saga che giunge a conclusione, cinque raccolte poetiche edite da <em>Moretti&amp;Vitali<\/em>, un\u2019epica dei \u00abTolki\u00bb. Ci\u00f2 che sorprende \u00e8 la forza della voce della Travi, una voce talmente centrata che \u00e8 in grado di risuonare ovunque. Ogni luogo, ogni personaggio, sia esso animale o umano, ogni preghiera, ogni gesto trovano collocazione autentica in ciascun lettore, suoni che si trasferiscono dalla pagina al corpo. Sembra compiersi lo stesso destino della musica, quello di possedere la grandezza d\u2019un linguaggio universale. In assoluta controtendenza rispetto ad una mediatizzazione esasperata della poesia, la parola di Ida Travi spunta fuori dal silenzio, pare essere meditata e magica, parola che affascina e rende nuovamente vivi. S\u00ec, perch\u00e9 \u00e8 possibile partecipare alla vita di un popolo nuovo, ascoltarne il mondo apparentemente sospeso eppure tangibile, cos\u00ec reale nella sua semplicit\u00e0. \u00a0La semplicit\u00e0 \u00e8 la pi\u00f9 difficile delle strade da perseguire, ed \u00e8 con apparente semplicit\u00e0 che la Travi ci insegna a guardare sotto la neve, ci permette di sentire il suono dei fiocchi che cadono, \u00e8 capace di ristabilire un senso autentico a termini usurati e banalizzati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>In <em>Poetica del basso continuo<\/em> scrive: \u00abCos\u00ec fa anche la poesia. Dice qualcosa che non finisce. La poesia non sta ferma\u00bb. Cosa dice oggi la poesia, dove si muove?<br \/>\n<\/strong>C\u2019\u00e8 nella poesia qualcosa di immutabile, un punto fermo nei millenni, nel variare delle forme. Parlo del mio modo di intendere; certo non mi aspetto che valga in assoluto, per\u00f2, in questo modo di intendere quel punto fermo ogni volta rintraccio un movimento, un nuovo inizio. Io non so cosa sia questo punto fermo, ma \u00e8 come un perno mobile nell\u2019infinit\u00e0 dei sensi, dei significati e anche delle interpretazioni. Questo perno mobile sta profondamente radicato nello spirito di chi scrive, e anche di chi legge. Mette in moto le parole e scavalca il suono, il senso e i significati. \u00c8 un dato di fatto: della poesia puoi forse restituire separatamente il senso, il suono e il significato\u2026 ma puoi fare poesia solo con la poesia, in s\u00e9 intatta; poesia \u00e8 proprio ci\u00f2 che non puoi dire diversamente, ed \u00e8 un lampo. \u00c8 per questo che fuori, attorno alla parola poetica, esiste il lavoro della critica. Impossibile mettersi di fronte alla poesia nell\u2019immobilit\u00e0: la poesia ti porta via, ti porta sempre da un\u2019altra parte, non puoi sapere dove. Appena l\u2019hai scritta, appena l\u2019hai letta, subito ti sfugge, e tu vai via con lei. Nessuna analisi pu\u00f2 fermarla, nessun accanimento critico pu\u00f2 sottometterla oltre l\u2019attimo. Quando arriva l\u2019interpretazione, la stessa poesia sta gi\u00e0 splendendo da un\u2019altra parte, in un altro modo, in un altro libro, sotto altri occhi. O sta gi\u00e0 entrando in un\u2019altra voce. Non la fermi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La sua poesia attiva l\u2019orecchio. Cos\u2019\u00e8 necessario per essere in ascolto?<br \/>\n<\/strong>Nella dimensione orale della poesia, \u00e8 come se l\u2019intera persona fosse un orecchio. \u00c8 come quando sei l\u00ec nel vento, senti il suono del vento, ma \u00e8 l\u2019intera persona che sente il vento, non l\u2019orecchio, non da solo. Come un\u2019apertura, come una trasparenza nel petto di una persona, qualcosa che d\u00e0 un fremito mentre soffia una domanda: ma che domanda \u00e8, ma cosa dice, cosa dice\u2026 chi mi parla? Guardate che \u00e8 proprio cos\u00ec, quando \u2018si ascolta\u2019 davvero. Anche le mani, le ginocchia, il viso\u2026 e il naso, che \u00e8 sempre qualche centimetro pi\u00f9 avanti. Certo, non solo le orecchie. Anche le spalle ascoltano, anche gli occhi, anche se sono chiusi. Ci vogliono tutte queste cose, ci vuole l\u2019intera persona, per ascoltare non basta l\u2019intelletto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I Tolki sono essenziali e duri come il loro linguaggio. Ce n\u2019\u00e8 uno che ama pi\u00f9 degli altri?<br \/>\n<\/strong>I Tolki, i parlanti, li amo tutti, li capisco tutti, come se fossero i frammenti d\u2019una stessa persona, come se fossero qualcuno che nei millenni \u00e8 andato disintegrandosi e ora ogni frammento-persona fosse tornato qui a cercare la sua vita, la sua lingua, la sua unit\u00e0. Il nome Tolki \u00e8 un neologismo, una parola inventata a partire dallo slittamento sonoro del verbo inglese <em>to talk<\/em>. Sicuramente i Tolki sono esseri marchiati dal linguaggio, parl\u00eatre, parlesseri, come direbbe Lacan, e vivono semplicemente, sprofondati nella loro identit\u00e0. Nei Tolki, non c\u2019\u00e8 psicologia, non c\u2019\u00e8 filosofia, non c\u2019\u00e8 storia, forse in questi libri non c\u2019\u00e8 neppure letteratura, chi lo sa\u2026 La questione dell\u2019identit\u00e0 \u00e8 una questione immensa e concreta, va ben oltre i diritti. L\u2019identit\u00e0 \u00e8 come una pozza che devi attraversare, terra e fango. A volte neve\u2026 Chiss\u00e0, forse non sono la sola ad amare i Tolki. A parte <em>T\u00e0<\/em>, il primo libro, Alessandra Pigliaru ha accompagnato pian piano la sequenza sui Tolki con le sue note in postfazione e con <em>Tas\u00e0r<\/em> \u00e8 entrata in postfazione anche la nota di Daniele Barbieri: anche loro dunque conoscono bene i Tolki, forse anche loro hanno imparato ad amarli un po\u2019.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La sua parola ritorna all\u2019essenziale, alla semplicit\u00e0, ha una grande forza d\u2019attrazione, vibra sul foglio come un suono nell&#8217;aria. Che mistero contiene?<br \/>\n<\/strong>In <em>Poetica del basso continuo<\/em> parlo della lingua dei Tolki come d\u2019un grumo d\u2019evidenza e di mistero. E non so\u2026 se nella mia poesia accade qualcosa accade dentro alla povert\u00e0 della parola. Accade nella sua spoliazione. Ma, accanto a questo, c\u2019\u00e8 anche il mio ostinato tentativo di sganciare il linguaggio dalle sue trappole, dalle sue incrostazioni millenarie, pesanti detriti concettuali. Molte parole vivono soffocate sotto grandi equivoci e codici che erodono il suo spazio di libert\u00e0. Un esempio? L\u2019esempio pi\u00f9 classico, pi\u00f9 evidente. Ancora oggi, quando filosoficamente si dice <em>l\u2019uomo<\/em>, si intende convenzionalmente il genere umano\u2026 ma certo, vien detto precisando, \u201cl\u2019uomo\u201d, inteso filosoficamente, include anche la donna. \u00c8 questo il punto. Perch\u00e9 questa inclusione che in realt\u00e0 \u00e8 un&#8217;esclusione? Di questo modo di intendere filosoficamente \u201cl\u2019uomo\u201d, alla fine ne risentono sia l\u2019uomo che la donna. C\u2019\u00e8 una brutta confusione, e dentro c\u2019\u00e8 una scomparsa. Il linguaggio \u00e8 pieno di trappole cos\u00ec. \u00abIl linguaggio non \u00e8 mai neutro\u00bb, ci ha insegnato Luce Irigaray, oltre mezzo secolo fa\u2026 e allora, come tenerlo presente in poesia? Deve stare attenta a come parla, a come scrive, \u00e8 una bella fatica. Come deve fare una scrittrice che si trova a maneggiare una lingua che la esclude?\u2026 Che fare? O si adatta o s\u2019inventa l\u00ec per l\u00ec qualche soluzione&#8230; Nel caso mio ci pensa la poesia a far saltare queste trappole \u2026 \u00e8 difficile da dire, ma la poesia restituisce alla parola la sua trasparenza, toglie la parola dal piano del discorso. In poesia le parole cadono per terra, e da terra, fuori dall\u2019usura del linguaggio, tornano a essere vicine a ciascuna cosa cos\u00ec com\u2019\u00e8, oppure si distaccano e scattano in su, verso qualcosa di dicibile diversamente, qualcosa di mai visto\u2026 \u00e8 faccenda strana e complicata, lo dico qui perch\u00e9 \u00e8 una mia esperienza, non intendo farne una teoria. Per questo in <em>Il mio nome \u00e8 Inna<\/em>, 2012, si legge: \u00abNon voglio incantare nessuno \/ non voglio imbrogliare nessuno \/\/ Volevo solo imparare dalla rondine\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00abCosa far\u00e0 di noi il tempo?\u00bb<br \/>\n<\/strong>Cosa far\u00e0? Non lo so, quel futuro forse \u00e8 gi\u00e0 passato. Il tempo su di noi fa il suo lavoro secolare, giornaliero. Ogni volta che viene sera vedi il lavoro del tempo\u2026 ma, si sa, alla fine si vive una sera per volta, non puoi farci niente. Certe volte, per\u00f2, in poesia, ci sono strane contrazioni del tempo, strane dilatazioni\u2026\u00a0 il tempo dei verbi suggerisce, apre delle porte, il tempo delle azioni fa una specie di storia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ho sempre pensato che siamo la voce che conteniamo. Che importanza ha la voce per lei?<br \/>\n<\/strong>Dir\u00f2 una cosa. Quando ero ancora molto piccola, all\u2019inizio degli anni Cinquanta, trascorrevo gli inverni in cascina, presso una famiglia di contadini nella campagna lombarda. I miei genitori lavoravano a Milano e quando venivano a trovarmi ero felice di vederli, ma stavo benissimo l\u00ec dov\u2019ero. Non ho mai sofferto di abbandono. Ero convinta che tutti mi amassero. Dormivo in un letto apribile addossato al muro nell\u2019unica stanza al piano terra. A sera, dopo cena, io venivo messa a letto e le donne sparivano, entravano gli uomini. Il camino crepitava. La lampada era accesa. I pastrani umidi penzolavano dal chiodo al muro. Gli uomini sedevano al tavolo e giocavano a carte. <em>On, do, tri, quater\u2026 fonna<\/em>! Pestavano i pugni sul tavolo, cadenzavano i toni, parlavano una lingua archetipica. Piena di mistero. Io non li guardavo, stavo nel mio dormiveglia. Li ascoltavo a occhi chiusi e la stanza si riempiva delle loro esistenze, e anche della mia. Sentivo che c\u2019era il tempo nella voce. C\u2019era la notte. C\u2019era quel sonno, il tempo presente, e insieme un tempo lontano. Anche oggi \u00e8 cos\u00ec. A volte, anche quando la persona che parla \u00e8 l\u00ec davanti a me, mi resta l\u2019impressione che la sua voce arrivi da lontano, non conta la lingua, sta parlando\u2026 Credo che la voce sia la cosa umana pi\u00f9 vicina all\u2019inconscio. S\u00ec, la voce in s\u00e9 \u00e8 incosciente, va sempre oltre, sopra o sotto i significati che trasporta, va anche oltre l\u2019intenzione, quando non si tratta di una recita. La voce va oltre le lingue, supera i codici, eppure \u00e8 gi\u00e0 tutta l\u00ec nel grido iniziale, il grido di nascita. La voce certe volte ci avvicina agli animali, certe volte ci avvicina agli angeli. \u00c8 la cosa umana pi\u00f9 simile alla musica, al vento\u2026 ma \u00e8 anche la cosa umana pi\u00f9 vicina al tic tac dell\u2019orologio, al martello che batte, o al rumore che fa la sedia quando la sposti.<strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Pi\u00f9 volte nei suoi libri fa riferimento ai bambini: \u00abIl bambino porter\u00e0 la conoscenza\u00bb, \u00abil bambino \u00e8 immortale, lo sai\u00bb\u2026 Che ruolo ha il bambino in quest\u2019\u00abepica\u00bb dei Tolki e nella sua poetica?<br \/>\n<\/strong>Nella mia poetica c\u2019\u00e8 sempre stato \u2018il bambino\u2019. Molto molto prima dei Tolki, sin dall\u2019inizio, gi\u00e0 agli inizi degli anni Novanta, o in <em>La corsa dei fuochi<\/em>, o in <em>Neo-Alcesti<\/em>, prima e dopo \u00abc\u2019\u00e8 un bambino \/ c\u2019\u00e8 una sedia sul punto di cadere in polvere\u00bb. Oppure, \u00abIl bambino dorme nella culla \/ Il bambino ha una ferita nella mano\u00bb. Oppure \u00abIl bambino non ha ancora sorriso \/ perch\u00e9 gli hai dato un nome?\u00bb Oppure \u00abera un\u2019antica casa greca \/ il bambino tirava il carretto con un filo\u00bb. E in cento versi ancora. Insomma, \u00e8 una presenza continua, incalzante: \u00abil bambino \u00e8 immortale, lo sai\u00bb. Il bambino, nella mia poesia, non \u00e8 una persona, \u00e8 un\u2019esperienza, una condizione. Il bambino non porta con s\u00e9 il genere maschile, non porta con s\u00e9 il genere femminile. Il bambino, come noi, \u00e8 un essere intrappolato nel linguaggio, forse un verso lo liberer\u00e0? Il bambino deve sempre sottostare a qualcuno, a un gruppo, a un sistema, a un\u2019idea, un\u2019analisi logica. Il bambino \u00e8 un essere che sa tutto ed \u00e8 venuto al mondo per dimenticare. S\u00ec, il bambino \u00e8 il legame tra esistenza e conoscenza. Questo \u00e8 ci\u00f2 che sento quando sono di fronte a un bambino. A questo si aggiungono altri cortocircuiti, illuminanti. Un esempio? L\u2019anno scorso, mentre stavo correggendo le bozze di <em>Tas\u00e0r, animale sotto la neve<\/em> mi sono trovata per caso a sfogliare velocemente <em>La carte postale<\/em> di Jacques Derrida e mi sono imbattuta in questa frase: \u00abFinch\u00e9 non saprai cos\u2019\u00e8 un bambino, non saprai cos\u2019\u00e8 un fantasma, n\u00e9 perci\u00f2 un sapere\u00bb.\u00a0 Cos\u00ec, al volo, ho aggiunto questa frase in esergo al libro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I Tolki sembrano essere del passato, del presente e del futuro, d\u2019un tempo reale e su-reale. Sono di ogni tempo e di ogni luogo?<br \/>\n<\/strong>I Tolki sono nel linguaggio, sono linguaggio, sono marchiati dal linguaggio. E dunque sembrano abitare dappertutto, ogni tempo si adatta a loro. Il loro lavoro \u00e8 vivere. I loro nomi, come i nostri nomi, a che tempo appartengono?\u2026 Da che secolo arriva il nome Dora? E Kraus, e Olin, e Katarina? E Fed\u00f2r? Vengono da oriente o da occidente? A volte sembrano arrivare da una mente-vuota, forse da oriente, a volte sembrano arrivare dalla forza del desiderio, forse come un luccich\u00eco d\u2019occidente. Certo i Tolki erano gi\u00e0 con me quando passavo le sere con i patriarchi cinesi, quando leggevo Platone e Julia Kristeva, Meister Eckhart e Teresa d\u2019Avila, li leggevo in cucina mordicchiandomi le unghie. I Tolki erano gi\u00e0 l\u00ec con me, con me quando leggevo avidamente, ed erano ancora l\u00ec con me quando cercavo di dimenticare tutto. Erano con me quando prendevo il tram, e quando gettavo legna nel camino. Erano con me quand\u2019ero a scuola, quand\u2019ero a casa. Erano con me sin dall\u2019inizio, in cascina, quando lanciavo il rocchetto e gattonavo a quattro zampe, all\u2019altezza del gatto, all\u2019altezza del pulcino, o dell\u2019inquietante coniglio bianco, dell\u2019inquietante coniglio nero. Ma non so\u2026 tutta questa vita\u2026 e poi\u2026 quel che resta in poesia \u00e8 veramente un nulla.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Con <em>Tas\u00e0r animale sotto la neve<\/em> si conclude la saga dei Tolki, \u00e8 un mondo chiuso in maniera definitiva?<br \/>\n<\/strong>Con <em>Tas\u00e0r<\/em> ho pensato fosse ora di chiudere. <em>Tas\u00e0r<\/em> \u00e8 importante perch\u00e9 \u00e8 il libro del distacco. In realt\u00e0 pensavo che sarebbe stato pi\u00f9 facile concludere con questi cinque libri, con tutto questo mondo&#8230; Pensavo fosse facile, ma poi, quando sei l\u00ec che stai per porre fine a ci\u00f2 che hai inventato\u2026 ti dispiace, s\u00ec, ti dispiace\u2026 Come lasciare i Tolki? Come lasciare ora l\u2019asino Tas\u00e0r, un essere cos\u00ec misterioso, cos\u00ec mite\u2026 Tas\u00e0r tra i Tolki \u00e8 arrivato alla fine, e compare poco, compare solo a tratti\u2026 perch\u00e9 cancellarlo cos\u00ec? E chi \u00e8 Tas\u00e0r, chi \u00e8? Tas\u00e0r \u00e8 entrato nel libro come un alter ego di Balthazar, l\u2019asino messo in scena da Bresson nel film <em>Au hazard Balthazar<\/em>. Ma con nome alterato, contratto. Quando negli anni Sessanta Bresson ha girato <em>Au hazard Balthazar<\/em> si \u00e8 ispirato a Dostoevskij: in <em>L\u2019idiota<\/em> era stato l\u2019improvviso raglio di un asino a risvegliare il principe Myskin una sera a Basilea, al mercato cittadino\u2026 ma in fondo ovunque, dentro e fuori dalla letteratura, l\u2019ostinazione e la testa bassa dell\u2019asino rimandano al grigio splendore spirituale del povero &#8216;cristo&#8217;. Erano gli anni Sessanta, appunto, erano gli anni in cui, oltre a leggere Dostoevskij, io scoprivo il cinema. E <em>Au hazard Balthazar<\/em> ha segnato in modo indelebile la mia giovinezza, fino a oggi, fino a qui\u2026 Fino al punto di resuscitare in me \u2018un Tas\u00e0r\u2019, e di metterlo a vivere tra i Tolki. Qui, tra i Tolki, gli esseri umani e l\u2019animale vivono insieme in una specie di recinto, in una parentela spirituale misteriosa, risvegliata\u2026 Gli esseri umani e l\u2019animale vivono in un campo tra la neve, come appena usciti da un automatismo, come se quel povero campo fosse per tutti un piano pi\u00f9 alto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Una poesia imprescindibile, quale?<br \/>\n<\/strong>In realt\u00e0 sarebbero troppe le poesie imprescindibili; non riesco a sceglierne una\u2026\u00a0 dunque user\u00f2 le parole del cinema. Ero solo una ragazzina che andava al cinema, e l\u00e0, nel buio della sala, con gli occhi fissi sullo schermo vedevo l\u2019asino Balthazar che trasportava sulla groppa la cesta del pane. E vedevo Marie, che aveva la mia et\u00e0, che aveva un grembiulino come il mio&#8230; Marie parlava a Jacques seduta su una panca: \u00abLe tue parole non mi fanno pi\u00f9 effetto, Jacques. La dichiarazione d\u2019amore e la promessa che ci siamo fatti\u2026 erano d\u2019un mondo immaginario. Non era la realt\u00e0\u00bb. La realt\u00e0 \u00e8 un\u2019altra cosa. \u00abLa realt\u00e0?\u00bb pensavo io\u2026 \u00abNon sono anch\u2019io la realt\u00e0?\u00bb. Guardavo uno schermo nel buio e Marie parlava a Jacques, parlava piano senza mai alzare gli occhi su di lui.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">*\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 *\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 *\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 *\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 *<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcuni &#8220;assaggi&#8221; dei Tolki:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.inkroci.it\/racconti-brevi\/i-racconti\/racconti-brevi-scrittori-emergenti\/ida-travi-la-luce-poesia.html\"><strong>(la luce)<br \/>\n<\/strong>da <em>T\u00e0 &#8211; poesia dello spiraglio e della neve, Moretti&amp;Vitali 2011<\/em><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.inkroci.it\/racconti-brevi\/i-racconti\/racconti-brevi-scrittori-emergenti\/ida-travi-parli-al-vento.html\"><strong>(parli al vento)<br \/>\n<\/strong>da <em>Il mio nome \u00e8 Inna, Moretti&amp;Vitali 2012<\/em><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.inkroci.it\/racconti-brevi\/i-racconti\/racconti-brevi-scrittori-emergenti\/ida-travi-la-casa-e-tornata.html\"><strong>(la casa \u00e8 tornata)<br \/>\n<\/strong>da <em>Katrin Saluti dalla casa di nessuno, Moretti&amp;Vitali 2013<\/em><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.inkroci.it\/racconti-brevi\/i-racconti\/racconti-brevi-scrittori-emergenti\/ida-travi-date-retta.html\"><strong>(date retta)<br \/>\n<\/strong>da <em>Dora Pal, la terra, Moretti&amp;Vitali 2017<\/em><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.inkroci.it\/racconti-brevi\/i-racconti\/racconti-brevi-scrittori-emergenti\/ida-travi-tu-lo-sai.html\"><strong>(tu lo sai)<br \/>\n<\/strong>da <em>Tas\u00e0r. Animale sotto la neve, Moretti &amp; Vitali, 2018<\/em><\/a><\/p>\n<p><strong>Ida Travi | nota biografica<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><a href=\"https:\/\/www.inkroci.it\/racconti-brevi\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/I-cinque-libri-16640_o.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-11751 alignright\" src=\"https:\/\/www.inkroci.it\/racconti-brevi\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/I-cinque-libri-16640_o-208x300.jpg\" alt=\"\" width=\"290\" height=\"418\" srcset=\"https:\/\/www.inkroci.it\/racconti-brevi\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/I-cinque-libri-16640_o-208x300.jpg 208w, https:\/\/www.inkroci.it\/racconti-brevi\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/I-cinque-libri-16640_o-768x1107.jpg 768w, https:\/\/www.inkroci.it\/racconti-brevi\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/I-cinque-libri-16640_o-710x1024.jpg 710w, https:\/\/www.inkroci.it\/racconti-brevi\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/I-cinque-libri-16640_o-696x1003.jpg 696w, https:\/\/www.inkroci.it\/racconti-brevi\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/I-cinque-libri-16640_o.jpg 1237w\" sizes=\"(max-width: 290px) 100vw, 290px\" \/><\/a>La sua poesia<\/strong> si inscrive nel rapporto tra oralit\u00e0 e scrittura, tematica che nel 2000 affronta con il saggio <em>L\u2019aspetto orale della poesia<\/em> (terza edizione Moretti&amp;Vitali, 2007), e nel 2015 in <em>Poetica del basso continuo<\/em>. In poesia per Moretti&amp;Vitali pubblica <em>La corsa dei fuochi<\/em>, 2006; <em>Neo\/Alcesti poesie per la musica<\/em>, 2009, e <strong>la sequenza poetica sui Tolki<\/strong>, i parlanti, in cinque libri: <em>TA\u2019 poesia dello spiraglio e della neve<\/em> (2011); <em>Il mio nome \u00e8 Inna<\/em> (2012); <em>Katrin. Saluti dalla casa di nessuno<\/em> (2015); <em>Dora Pal, la terra<\/em> (2017); e <em>Tas\u00e0r, animale sotto la neve<\/em>, 2018. <strong>Per il teatro<\/strong> l\u2019atto tragico <em>Diotima e la suonatrice di flauto<\/em> edito da Baldini Castoldi Dalai nel 2004, che diventa nel 2010 opera musicale, Tesi di Laurea in Composizione del M\u00b0 Andrea Battistoni. <strong>Sui suoi radiodrammi<\/strong> e sue poesie alcuni compositori contemporanei hanno composto musiche originali.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con Tas\u00e0r Animale sotto la neve Ida Travi ci consegna una saga che giunge a conclusione, cinque raccolte poetiche edite da Moretti&amp;Vitali, un\u2019epica dei \u00abTolki\u00bb. Ci\u00f2 che sorprende \u00e8 la forza della voce della Travi, una voce talmente centrata che \u00e8 in grado di risuonare ovunque. 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