{"id":11357,"date":"2019-10-22T07:44:25","date_gmt":"2019-10-22T05:44:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.inkroci.it\/racconti-brevi\/?p=11357"},"modified":"2019-11-15T07:25:03","modified_gmt":"2019-11-15T06:25:03","slug":"stefano-ghisleri-bernardo-o-torquato-racocnto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.inkroci.it\/racconti-brevi\/letteraturaitaliana-contemporanea\/scrivere-un-libro-sogni-di-carta\/stefano-ghisleri-bernardo-o-torquato-racocnto.html","title":{"rendered":"Stefano Ghisleri &#8211; Bernardo o Torquato?"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">In uno dei miei sogni pi\u00f9 particolari mi trovavo al di l\u00e0 del segnalibro sbiadito che rappresenta il passaggio tra la vita e la morte, immerso in una nebbia azzurra striata di bianco. Piccoli cartelli con frecce rosse indicavano altrettanti nomi. Incuriosito da quell\u2019ambiente (e completamente sconcertato e deluso dall\u2019assenza di cori angelici, ai quali avrei immediatamente chiesto quale scala musicale usavano abitualmente e perch\u00e9) iniziai a leggere i nomi intagliati e tinti di azzurro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Scelsi TASSO. Arrivato a un piazzale, anch\u2019esso dotato della medesima nebbia sebbene un po\u2019 pi\u00f9 rarefatta, trovai altri due cartelli: uno aveva inciso sopra BERNARDO e l\u2019altro TORQUATO. Il secondo toccava il lembo finale di una coda che poteva essere chilometrica; il primo, la cui insegna sembrava perfino pi\u00f9 sbiadita di quella che aveva di fianco, era l\u2019immagine stessa della desolazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi misi in coda, e dopo diversi giorni durante i quali non provai n\u00e9 noia, n\u00e9 fatica, n\u00e9 fame, n\u00e9 sonno, n\u00e9 nostalgia, n\u00e9 fretta, mi ritrovai faccia a faccia con il grande poeta di Sorrento.<br \/>\nMi toccai il mento, nello stupido tentativo di controllare se la barba fosse in ordine; lui sembr\u00f2 non farci caso. Dopo aver respirato tre o quattro volte per prendere coraggio, gli feci una domanda che mi ero posto decine di volte: \u00abPerch\u00e9\u2026\u00bb. Ma appena mi ebbe udito, Torquato si port\u00f2 violentemente le mani alle tempie e, mentre correva come un pazzo zigzagando qua e l\u00e0, gridava: \u00abBasta! Basta!\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cercai di capire il motivo di quell\u2019atteggiamento. Mi rivolsi allora a Bernardo, il padre di Torquato, seguendo un altro cartello che ne indicava la posizione. Era un cartello bianco, dalla forma irregolare, come se non fosse stato stampato ma realizzato da una mano demoralizzata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vedendomi entrare spalanc\u00f2 gli occhi: forse ero l\u2019unico visitatore da quando era morto suo figlio. Il suo banco era desolato: polvere ovunque, foglie morte che si accatastavano le une sopra le altre; ormai non faceva nemmeno pi\u00f9 i mestieri. Udendomi domandargli del figlio la sua felicit\u00e0 si mitig\u00f2. Ma non del tutto: avere una compagnia, anche se di seconda generazione potremmo dire, per lui era gi\u00e0 qualcosa.<br \/>\nDi Torquato venni a sapere che erano ormai cinquecento anni che tutti gli ponevano la stessa domanda quesito: \u00abPerch\u00e9 hai riscritto la <em>Gerusalemme liberata<\/em>?\u00bb. E al milionesimo visitatore i suoi nervi avevano definitivamente ceduto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In uno dei miei sogni pi\u00f9 particolari mi trovavo al di l\u00e0 del segnalibro sbiadito che rappresenta il passaggio tra la vita e la morte, immerso in una nebbia azzurra striata di bianco. Piccoli cartelli con frecce rosse indicavano altrettanti nomi. 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