Stefano Sala – La scacchiera d’oro

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Un sogno davanti a una scacchiera

Palermo, Cappella Palatina: da quasi novecento anni due musulmani, raffigurati in un affresco, giocano una partita a scacchi. Salman, un giovane principe dell’Oman, li osserva rapito e sogna di riportare il suo popolo all’antica supremazia nel gioco degli scacchi. Anche Rodolfo, un delinquentello dello Zen di Palermo, sogna davanti a una scacchiera, ma il suo è il desiderio più prosaico di affrancarsi dalla miseria, materiale e spirituale, alla quale sembra destinato per genealogia e cultura.
Sono queste le immagini attorno alle quali Stefano Sala, come un cantastorie alle prese con il proprio cartellone carico di colori saturi, ordisce la trama della sua avvincente opera seconda, servendosi degli scacchi come telaio. Sala è bravo a nascondere i messaggi, le metafore, i simboli (la scacchiera d’oro è uno di questi) con la pura arte del narrare, proprio come un prestigiatore nasconde i propri trucchi con l’abilità manipolativa. E c’è la rappresentazione di Palermo, la sola città che, per tradizioni, storia e cultura, poteva accogliere non solo il cuore, ma anche l’anima di questo romanzo. Noi lettori, agganciati dal bellissimo incipit, siamo via via letteralmente ipnotizzati dal susseguirsi di vicende e atmosfere che, esaltate dalla pura tecnica narrativa, calano anche noi nei sogni dei protagonisti.