Rogelio Iriarte – La mano dell’angelo

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La differenza tra vivere e subire

Rogelio Iriarte, in La mano dell’angelo, evita la divisione in capitoli per immergere il lettore in una mescolanza di emozioni, dalla desolazione al desiderio di purificazione; proprio come accade nelle strade di Bogotà, scenario di meschinità e miracoli in cui i personaggi, positivi e negativi, sono uniti dalla visone di una mano disegnata dalle nuvole che li indica. Accade nel momento in cui sono più deboli e fragili: ad Ignacio, rimasto da solo con due fratelli piccoli cui badare; al “vecchio”, maltrattato nel fisico e nella mente dalla droga e dalla disperazione; a Josè Antonio, giovane e bello dell’alta società, corrotto dal benessere e dal vizio. In questo movimento, che sembra una danza, l’autore descrive una città dove la spinta che trascina i protagonisti verso il baratro delle bassezze umane ha la stessa forza propulsiva della loro redenzione.

Nel romanzo spicca la capacità che ognuno ha di capovolgere anche il destino più avverso: le scelte sbagliate, che sembra non portino altro che alla rovina, sono solo delle tappe, inevitabili come è lo è la vita. Affidarsi all’amore per noi stessi e per il prossimo, allora, fa la differenza tra vivere e subire.