Julien Gracq – Nel castello di Argol

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Dalla torre d’avorio di Gracq

Presuntuoso come pochi, Julien Gracq descrive un ménage a trois, spesso sublimato dal mondo simbolico, senza scrivere mai un solo dialogo (ma connotando i dialoghi dei personaggi e lasciandoli intuire al lettore) in un gioco sottile ma che mostra presto la corda, soprattutto perché lo scrittore sembra guardarci dall’alto e infliggerci la sua narrativa pretestuosa e sterile come se fosse un privilegio addentrarsi nei meandri della sua mente. Incantevoli alcune descrizioni, ma i filosofeggiamenti fini a se stessi, inseriti in un tardo-romanticismo di maniera, lasciano sospesi i personaggi, alla mercé dell’irrealtà cui sono legate le loro vicende e l’irresolutezza compiaciuta dell’autore. Il classico esempio della torre d’avorio.

 

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Heiko H. Caimi
Heiko H. Caimi, classe 1968, è scrittore, sceneggiatore, poeta e docente di scrittura narrativa. Ha collaborato come autore con gli editori Mondadori, Tranchida, Abrigliasciolta e altri. Ha insegnato presso la libreria Egea dell’Università Bocconi di Milano e diverse altre scuole, biblioteche e associazioni in Italia e in Svizzera. Dal 2013 è direttore editoriale della rivista di letterature Inkroci. È tra i fondatori e gli organizzatori della rassegna letteraria itinerante Libri in Movimento. Collabora con il notiziario "InPrimis" tenendo la rubrica "Pagine in un minuto" e con il blog della scrittrice Barbara Garlaschelli "Sdiario". Ha pubblicato il romanzo "I predestinati" (Prospero, 2019) e ha curato l’antologia di racconti "Oltre il confine. Storie di migrazione" (Prospero, 2019).

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