Jiro Taniguchi – Al tempo di papà

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L’importanza degli affetti

La telefonata che comunica a Youichi la morte del padre è come un tuffo nel passato. Un passato che credeva di essersi lasciato alle spalle, soffocandolo con il lavoro e gli innumerevoli impegni lontano da casa.
Il ritorno al paese natio è fatto di ricordi, pochi e sfumati, e di tante emozioni, alcune gradevoli, altre dolorose: in particolare quelle legate alla separazione dei genitori, di cui ha sempre ritenuto responsabile il padre, verso il quale prova un rancore che ha segnato la sua vita.
La storia del protagonista è la storia di molti di noi: l’astio covato da ragazzi sovrasta i ricordi facendoli apparire come un quadro con più luci che ombre. Per Youichi, però, il ritorno al paese è una rivelazione: i racconti di amici e parenti svelano un padre pieno di attenzioni per la famiglia, dove lui ricorda un uomo estremamente distante. Solo ora si rende conto di come l’animosità gli abbia fatto perdere molti momenti della propria vita. Con imbarazzo, pegno della sua cocciutaggine, riprende le file degli affetti.
Il segno grafico distintivo di Taniguchi sta non solo nei volti (lontano dagli ovali con occhi grandi tipici dei manga) ma in un tratto morbido sia nei lineamenti dei personaggi che nell’illustrazione del paesaggio. Attraverso questo romanzo grafico, l’autore esprime con dialoghi e situazioni un profondo dramma personale, e lo fa con sapienza, concentrandosi su inquadrature che danno all’opera una vivacità in netto contrasto con il dubbio interiore del personaggio.  Un’opera godibile e ben congegnata.