Erri De Luca – Aceto, arcolbaleno

Come un seme

Spesso una vita ne contiene molte; in questo romanzo De Luca, per raccontarne una, ne usa quattro e una casa: l’esistenza di un assassino, nella quale la morte e la rabbia sono il pane quotidiano; quella di un missionario, che vive la vocazione tra tentazioni e ricerca della propria fede; quella di un girovago che non si piega a nulla pur di conservare la propria dignità; e quella di un uomo malato, che vive  attraverso le emozioni degli amici. Esistenze che, finché il loro cammino non è concluso, non si possono fermare: Per mare nun ce stanno taverne. I protagonisti sono uomini che si raccontano alla fine del viaggio, in una casa che li accoglie e dove i muri sembrano, attraverso le loro storie, assaporare tutte le delusioni e le gioie che hanno vissuto. Vite diverse che sono, finalmente, arrivate in porto dopo una lunga traversata.

Di Erri De Luca in questo romanzo c’è tutto: il poeta in grado di restituirci in una sola frase emozioni che tutti abbiamo provato, ma che non siamo mai riusciti ad illuminare con un pensiero così netto preciso e preciso; il manovale che sa bene quanto il lavoro dei muscoli e la solidarietà tra i compagni di fatica sia vita; lo scrittore che racconta con leggerezza e disincanto le bellezze e le brutture dell’esistenza; il viaggiatore e l’uomo di cultura, curioso di scoprire e di narrare.

Aceto, arcobaleno è la testimonianza di come ogni vita ne tocca altre, contaminandole, senza mai imbastardirsi troppo: come un seme che si raccoglie in un luogo e si sparge in posti lontani, sapendo che altri lo hanno già fatto e che altri lo faranno dopo di lui.
Un libro che conforta  perché ognuno di noi, nella propria solitudine, si ritrova inevitabilmente a leggere se stesso.