Arturo Pérez-Reverte – Il maestro di scherma

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Jaime Astarloa, maestro di scherma molto noto e ammirato, è un gentiluomo all’antica, costretto a vivere in un tempo nel quale non si riconosce, perché segnato da una politica che non lesina colpi bassi; una politica che assume ai suoi occhi l’aspetto del brutale scontro, ben diverso dai duelli tra gentiluomini alle cui rigide regole egli è affezionato. Il fatto che le efficienti pistole abbiano sostituito le nobili armi bianche gli appare ancor più un segno della decadenza dei tempi, convincendolo a rifugiarsi nel suo mondo di trattati e conversazioni in compagnia di pochi altri nostalgici come lui. Un incontro inaspettato lo metterà di fronte alla sua responsabilità di uomo e cittadino e lo costringerà a guardare in faccia il presente.

Romanzo originale sotto diversi punti di vista, Il maestro di scherma si muove in un ambito a metà tra il giallo storico e la riflessione politica, in una narrazione che utilizza lo sfondo di un determinato periodo, perfettamente caratterizzato anche dal punto di vista sociale, come quinta per raccontare una vicenda umana realistica e toccante. Evita così il rischio della pedissequa imitazione del romanzo d’appendice o del feuilleton ottocentesco, generi ai quali deve l’impianto ma dai quali si mantiene lontano grazie a una prosa misurata e vibrante di accenti epici.
Non trascurabile, inoltre, lo spunto di dibattito sul ruolo dell’uomo nella vita attiva e politica, anche in tempi e circostanze che non sembrano favorire tale partecipazione: la presa di coscienza di Astarloa è un’interessante analisi psicologica e un originale invito a non lasciarsi abbattere dai tempi bui.

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