Art Spiegelman – Maus

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Quando la Storia incontra il fumetto

In questo graphic novel di Art Spiegelman si intrecciano il passato e il presente di suo padre, Vladek. Cornice dalla narrazione è l’intervista a più riprese che il figlio fa all’anziano genitore.  Al centro dell’indagine  la vita nella Polonia occupata dai nazisti e, in seguito, nel campo di Auschwitz.
L’opera non costituisce soltanto una testimonianza sullo sterminio del popolo ebraico, ma  racconta anche, con rara maestria, il complesso rapporto fra un padre e un figlio.

Senza retorica Spiegelman ci narra la parabola di Vladek e Anja, felice coppia borghese travolta dall’orrore della Storia, ma ci regala anche il tragico ritratto di un vecchio sopravvissuto, afflitto da mille manie, con l’ansia di non buttare via nulla perché anche un pezzo di spago può diventare prezioso: così gli ha insegnato il campo. E sempre nel campo ha maturato una distaccata sfiducia verso i propri simili: Se chiudi loro insieme in una stanza senza cibo per una settimana allora tu vedi cosa è amici;  la frase rivolta al figlio bambino apre l’opera e ne è forse una chiave di lettura. L’autore, infatti, non ci narra eroismi, ma l’assoluta banalità del male, che contamina non solo i carnefici, ma anche le vittime.

Il disegno affronta con pudore e misura la tragedia,  senza mai indugiare su dettagli raccapriccianti, e  tale sobrietà viene rafforzata dalla scelta di occultare le fattezze umane sotto maschere zoomorfe. Per Spiegelman, infatti,  l’abominio nazista non necessita  di un tratto espressionista, non ha bisogno di essere urlato: basta il muso affilato di un topo dall’occhio vitreo per restituirci tutto l’orrore.

Un’opera scomoda, e proprio per questo da leggere e da guardare con grande attenzione.