The Dreamers – I sognatori

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The Dreamers è il penultimo film di Bernardo Bertolucci, basato sul romanzo The Holy Innocents dello scrittore scozzese Gilbert Adair (naturalizzato parigino), che cura la sceneggiatura cinematografica. Per vedere di nuovo il regista all’opera dovremo attendere nove anni, con Io e te (2012), liberamente tratto dal romanzo di Niccolò Ammaniti.

Febbraio 1968: siamo a Parigi, alla Cinémathèque, in piena contestazione studentesca, quando il giovane studente americano Matthews (Pitt), conoscendo Isabelle (Green) e il fratello Théo (Garrel), dà vita a un triangolo intellettuale e sentimentale che supera i confini dell’amicizia. La storia si dipana seguendo tre direttrici: la cinefilia, il sesso e la politica, anche se l’ultima resta sullo sfondo, perché al regista interessa indagare la psicologia dei personaggi, approfondire i rapporti sentimentali e la relazione di amicizia più che l’analisi ideologica.

Molte sequenze spinte pare che convinsero Leonardo Di Caprio a non accettare il ruolo del protagonista, in ogni caso ben interpretato da Michael Pitt. La leggenda narra che le parti erotiche fossero più estreme ma che molte scene siano state tagliate in sede di montaggio, anche se Bertolucci ha sempre negato tale ricostruzione teorica.

Il film prende per mano lo spettatore e lo conduce per le stanze di una casa abitata da tre ragazzi, in assenza dei genitori, mostrando esperienze e iniziazioni sessuali sempre più intense, sullo sfondo di una contestazione studentesca che alla fine spinge i protagonisti a scendere in strada e a lottare. Bertolucci cita pellicole cinematografiche a piene mani, inserendo molte sue idee e tutto il suo amore per Godard, realizzando pregevoli raffronti tra le opere originali (in bianco e nero) e la riproduzione filmica. Impossibile citare tutti i film: l’elenco sarebbe lunghissimo, perché Bertolucci fa sfoggio continuo di cinefilia, tra dialoghi e brevi sequenze. Ricordiamo la visita lampo al Louvre ripresa da Bande à part di Godard, il suicidio da Mouchette di Bresson, Freaks di Browning (Lo accettiamo, è uno di noi!), Venere bionda di Von Sternberg con Marlene Dietrich, Scarface di Hawks…

La colonna sonora è stupenda, nostalgica e sognante, composta da brani pop non originali, molto noti, pezzi come La Mer di Trenet, C’est irreparable di Nino Ferrer, No, je ne regrette rien di Édith Piaf; solo un brano originale – eseguito da Michael Pitt insieme ai The Twins of Evil – è una cover di Hey Joe.

Fotografia di Fabio Cianchetti, permeata di effetti patinati. Regia solida con movimenti di macchina da vero artista in un trionfo di piani sequenza e soggettive.

I protagonisti sono ben calati nelle parti assegnate, sia Pitt che Garrel se la cavano molto bene, così come la Green sfoggia sequenze di nudo integrale e interpreta rapporti sessuali senza alcun imbarazzo. Temi caldi ce ne sono fin troppi: si va dall’incesto (per alcuni gratuito) fino alla contestazione giovanile, passando per il comunismo maoista (immagini di Mao si vedono per tutto il film) e la scoperta della sessualità. Interpretano la parte di loro stessi Jean-Pierre Léaud e Jean-Pierre Kalfon.

Non è il miglior film di Bertolucci, a tratti indeciso su quale piega prendere, anche se abbiamo l’impressione che al regista interessasse poco parlare di politica, mentre pareva affascinato dai rapporti umani, dalle esperienze amorose tra giovani.

Romanzo di formazione, scoperta della vita, amore per il cinema e per la cultura, passioni sconvolgenti e torbide esperienze sessuali: The Dreamers è tutto questo, un contenitore di sogni di cui si apprezza soprattutto la grande cura formale nella confezione. Budget da 15 milioni di dollari, appena recuperati.

Cinema puro. Da vedere.


Regia: Bernardo Bertolucci. Soggetto e Sceneggiatura: Gilbert Adair. Fotografia: Fabio Cianchetti. Montaggio: Jacopo Quadri. Scenografia: Jean Rabasse. Produttore: Jeremy Thomas. Titolo originale: The Dreamers. Paesi di Produzione: Regno Unito, Francia, Italia. Durata: 109’. Genere: Drammatico. Interpreti: Michael Pitt (Matthew), Eva Green (Isabelle), Louis Garrel (Théo), Flòorian Cadiou (Patrick), Robin Renucci (padre), Anna Chancellor (madre), Jean-Pierre Kalfon (se stesso), Jean-Pierre Léaud (se stesso). Anno: 2003.

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Gordiano Lupi (Piombino, 1960), Direttore Editoriale delle Edizioni Il Foglio, ha collaborato per sette anni con La Stampa di Torino. Ha tradotto i romanzi del cubano Alejandro Torreguitart Ruiz e ha pubblicato numerosissimi volumi su Cuba, sul cinema e su svariati altri argomenti. Ha tradotto Zoé Valdés, Cabrera Infante, Virgilio Piñera e Felix Luis Viera. Qui la lista completa: www.infol.it/lupi. Ha preso parte ad alcune trasmissioni TV come "Cominciamo bene le storie di Corrado Augias", "Uno Mattina" di Luca Giurato, "Odeon TV" (trasmissione sui serial killer italiani), "La Commedia all’italiana" su Rete Quattro, "Speciale TG1" di Monica Maggioni (tema Cuba), "Dove TV" a tema Cuba. È stato ospite di alcune trasmissioni radiofoniche in Italia e Svizzera per i suoi libri e per commenti sulla cultura cubana. Molto attivo nella saggistica cinematografica, ha scritto saggi (tra gli altri) su Fellini, Avati, Joe D’Amato, Lenzi, Brass, Cozzi, Deodato, Di Leo, Mattei, Gloria Guida, Storia del cinema horror italiano e della commedia sexy. Tre volte presentato al Premio Strega per la narrativa: "Calcio e Acciaio - Dimenticare Piombino" (Acar, 2014), anche Premio Giovanni Bovio (Trani, 2017), "Miracolo a Piombino – Storia di Marco e di un gabbiano" (Historica, 2016), "Sogni e Altiforni – Piombino Trani senza ritorno" (Acar, 2019).

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