Qualcosa di biondo

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Un film dove lo stile di Sergio Citti non si nota nelle scelte di regia ma è presente nel tono fiabesco della storia, che vede una popolana uscire vincitrice con orgoglio da una difficile sfida con la vita, che riesce ad affrontare da sola. La donna è al centro della storia, gli uomini sono personaggi di contorno, da usare – in senso buono – per raggiungere lo scopo principale: restituire la vista al figlio cieco.

Il titolo del film (girato in inglese) sul mercato estero è Aurora, dal nome della ragazza madre (Loren), ex cameriera e adesso tassista, che compie un viaggio con il figlio non vedente alla ricerca dei tre amanti della sua vita, per farsi dare i soldi necessari a operarlo in una clinica svizzera. Aurora vive per il figlio Ciro (Ponti), vorrebbe dargli un padre ma non sa neppure lei quale sia, anche se il suo cuore propende per il tenente americano David Ackermann (J. Travanti). La paternità non è così importante di fronte al suo scopo principale, così prima incontra il dentista Andrè Ferretti (Noiret) durante il matrimonio della figlia, lo convince che è il padre di Ciro e ottiene dei soldi, poi si reca da un conte decaduto a Bolgheri dove trova il figlio Michele (Tognazzi) perché il padre è morto suicida, ma ottiene pure da lui qualcosa (rivende un quadro falso a un mercante d’arte). Infine incontra il bel tenente americano tra le nevi della Valle d’Aosta, dove si è ritirato a lavorare per la Nato; il figlio stringe con il presunto padre una buona amicizia, fa con lui persino un volo in elicottero, la madre trascorre una notte d’amore, poi prende il denaro e parte per compiere il suo dovere. Il rapporto tra la donna e il tenente è controverso, conflittuale, solo alla fine si capisce che è lui il vero amore, forse il padre giusto per il figlio, anche se la paternità è incerta.

La scrittura di Sergio Citti e l’influenza di Pier Paolo Pasolini vengono in evidenza in due momenti finali, quando il figlio riacquista la vista dopo l’operazione. Prima Ciro vuol vedere la madre di nascosto, quando ancora non potrebbe, perché di lei ricorda soltanto qualcosa di biondo, poi resta stupefatto a osservare il cielo stellato e la meravigliosa bellezza del creato. Per capire tutte le assonanze di stile, basta confrontare questo finale con la chiusura poetica di Che cosa sono le nuvole?, l’osservazione di Ninetto Davoli sulla straziante, meravigliosa bellezza del creato.

Un film interessante, dotato di un ricco budget, on the road, girato da Napoli a Roma, passando per la Maremma Toscana (i cipressi di Bolgheri), un rifugio valdostano tra le nevi perenni e una clinica svizzera. Interpreti eccellenti. Sophia Loren ha fatto di meglio, chiaro, ma resta un’ottima madre coraggio alla disperata ricerca di un padre per il figlio e della soluzione alla sua invalidità. Philippe Noiret è un buon amante, ironico e caustico, sospettoso ma fondamentalmente buono, che si vede per poche sequenze ma lascia traccia importante della sua presenza. Bene anche il televisivo italoamericano Daniel J. Travanti (alias Daniele Giovanni Travanty), noto come Frank Furillo nella serie poliziesca anni Ottanta Hill Street giorno e notte, anche se la sua recitazione è molto ordinaria. Franco Fabrizi si ritaglia un piccolo ruolo da commerciante di quadri truffato da Ricky Tognazzi, molto ben calato nella parte del probabile fratellastro di Ciro.

Una nota di merito per Edoardo Ponti, figlio di Sophia Loren nella finzione come nella realtà, che se la cava bene sia come piccolo cieco che come figlio che ritrova la vista meravigliato di fronte alla bellezza del cielo stellato, anche se prima dell’operazione non avrebbe voluto vedere un mondo così pieno di bugie. Tutte bugie dette da una madre per il bene del figlio, tipiche dei personaggi di Citti, dei poveri cristi che devono conquistarsi un posto nella storia.

Maurizio Ponzi è dotato di una tecnica di regia televisiva, monocorde ma con un suo stile, lontano anni luce da quello di Sergio Citti. Proviene dalla direzione di alcuni film interpretati da Francesco Nuti, nei quali contava soltanto valorizzare l’attore e le sue battute; in questa pellicola dimostra di saper usare la macchina da presa nei grandi spazi e in senso cinematografico. In comune con Citti ha l’esperienza con Pasolini, come assistente (Il fiore di carta in Amore e rabbia), oltre ad aver diretto un documentario sul cinema del grande regista friulano (1966).

Ottimo l’uso del flashback e delle parti oniriche, così come la sceneggiatura è ben disposta sui diversi piani temporali. Un film romantico, molto sentimentale, con un finale rosa, tipico del genere.


Regia: Maurizio Ponzi. Soggetto: Sergio Citti. Sceneggiatura: Franco Ferrini, Gianni Menon, Maurizio Ponzi, John Mc Greevey. Fotografia: Roberto Gerardi. Montaggio: Michael Brown. Scenografia: Guido Josia. Costumi: Gabriella Pescucci. Operatore di Macchina: Maurizio Calvesi. Aiuto Regista: Riccardo Tognazzi. Direttore di Produzione: Franco Ballati. Organizzatore Generale: Alessandro Von Normann. Musiche: Georges Delerue. Fonico di Presa Diretta: Remo Ugolinelli. Microfonista: Corrado Volpicelli. Direttrice dei Dialoghi: Louise Vincent. Produttore: Alex Ponti. Produttori Esecutivi: Roger Gimbel, Tony Converse. Casa di Produzione: New Team, Sacis. Genere: Commedia Sentimentale. Durata: 95’. Titolo Estero: Aurora. Interpreti: Sophia Loren, Daniel J. Travanti, Edoardo Ponti (per la prima volta sullo schermo), Ricky Tognazzi, Angela Goodwin, Marisa Merlini, Anna Strasberg, Franco Fabrizi, Philippe Noiret, Antonio Allocca, Gianfranco Amoroso, Luciano Baglioni, David Cameron, Vittorio Duse, Jorge Krimer, Marco Melchiori, Alessandra Mussolini, Ferzan Ozpetek. Anno: 1984

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Gordiano Lupi
Gordiano Lupi (Piombino, 1960), Direttore Editoriale delle Edizioni Il Foglio, ha collaborato per sette anni con La Stampa di Torino. Ha tradotto i romanzi del cubano Alejandro Torreguitart Ruiz e ha pubblicato numerosissimi volumi su Cuba, sul cinema e su svariati altri argomenti. Ha tradotto Zoé Valdés, Cabrera Infante, Virgilio Piñera e Felix Luis Viera. Qui la lista completa: www.infol.it/lupi. Ha preso parte ad alcune trasmissioni TV come "Cominciamo bene le storie di Corrado Augias", "Uno Mattina" di Luca Giurato, "Odeon TV" (trasmissione sui serial killer italiani), "La Commedia all’italiana" su Rete Quattro, "Speciale TG1" di Monica Maggioni (tema Cuba), "Dove TV" a tema Cuba. È stato ospite di alcune trasmissioni radiofoniche in Italia e Svizzera per i suoi libri e per commenti sulla cultura cubana. Molto attivo nella saggistica cinematografica, ha scritto saggi (tra gli altri) su Fellini, Avati, Joe D’Amato, Lenzi, Brass, Cozzi, Deodato, Di Leo, Mattei, Gloria Guida, Storia del cinema horror italiano e della commedia sexy. Tre volte presentato al Premio Strega per la narrativa: "Calcio e Acciaio - Dimenticare Piombino" (Acar, 2014), anche Premio Giovanni Bovio (Trani, 2017), "Miracolo a Piombino – Storia di Marco e di un gabbiano" (Historica, 2016), "Sogni e Altiforni – Piombino Trani senza ritorno" (Acar, 2019).

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