Io e te

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Ultimo film, nove anni dopo The Dreamers, di Bernardo Bertolucci, costretto (come Visconti) su una sedia a rotelle, che purtroppo deve fare i conti con la pochezza della narrativa italiana contemporanea. Niccolò Ammaniti non è certo Moravia, il romanzo adattato (in maniera fedele) in fase di sceneggiatura dallo steso scrittore – con la collaborazione di Contarello e Marciano – è piuttosto debole, quindi il film ne risente in maniera decisa, tra lunghi silenzi e momenti di pausa poco narrativi.

La storia racconta di Lorenzo (Antinori), adolescente introverso innamorato della madre che, per non partire con i compagni di classe in gita scolastica sulla neve, si rifugia in cantina per stare solo con se stesso. A un certo punto arriva la sorellastra Olivia (Falco), in fuga da un amore finito male e dalla tossicodipendenza, pure lei in cerca di un tetto dove passare le notti. Due solitudini che si incontrano, la scoperta dei reciproci rancori, un affetto che si consolida nonostante tutto, l’odio della sorellastra per la madre di Lorenzo, rea di averle portato via il padre, le reciproche debolezze. In una cantina che trasuda simboli del passato personale e pubblico (una statua di Mussolini), due ragazzi imparano a conoscersi e sembrano riuscire ad affrontare la vita, evitando di nascondersi dagli altri.

Bertolucci dedica il film al fratello Giuseppe, sa bene che sarà la sua ultima opera, ma non vuole commettere l’errore di Visconti, non vuol lasciare un pessimista e decadente Gruppo di famiglia in un interno come eredità: la sua ambizione sarebbe di comporre un inno alla vita e alla speranza, vorrebbe dire che dai problemi psicologici si viene fuori, come dalla tossicodipendenza. Non ci riesce fino in fondo perché la sceneggiatura è debole, il materiale di base (uno scadente romanzo italiano contemporaneo) non è tale da permettere grandi voli pindarici, ma anche perché non è più il Bertolucci de La luna, di Novecento e neppure di The Dreamers.

Io e te è una pellicola teatrale, girata quasi completamente in interni (uno scantinato), con pochi esterni romani e pochissime evoluzioni stilistiche, molta macchina fissa, campi e controcampi, pochi piani sequenza e alcune soggettive. Fotografia del bravo Fabio Cianchetti, cupa e notturna, alternata a momenti solari per le strade di Roma. Montaggio compassato di Jacopo Quadri, come pretende la monocorde sceneggiatura di un film nel quale, da un punto di vista narrativo, accade davvero poco. Colonna sonora composta da Piersanti, a base di pezzi rock (Rebellion, Sing for Absolution, Boys Don’t Cry) con una pregevole versione italiana di Ragazzo solo, Ragazza sola (vero manifesto del film) cantata in italiano da David Bowie, su testo di Mogol (Space Oddity). Alcune tracce sono originali, scritte da Piersanti per il film: Io e te, Il quartetto di Lorenzo, Movimento di Quartetto (dedicato a Bernardo), Lorenzo e Olivia, Sognare forse

I due interpreti principali sono molto bravi, spontanei e naturali, soprattutto il giovanissimo Jacopo Olmo Antinori che la macchina da presa immortala più volte in espressioni ispirate e sognanti. Brava anche Tea Falco nella parte della tossica, con alcune sequenze interpretate con una partecipazione davvero intensa. Il resto del cast viene impiegato in maniera marginale: pure Sonia Bergamasco recita solo una sequenza a tavola con il figlio e tutto resta nei limiti della diligenza.

Bertolucci avrebbe voluto girare in digitale, poi si rese conto che sarebbe stato più macchinoso e scelse il sistema tradizionale in pellicola, anche se la resa finale ricorda un lavoro girato con metodologie moderne. Il film è liberamente tratto dal romanzo, solo meno cupo e munito di maggiore speranza: se nella storia scritta da Ammaniti la sorella muore per overdose, nel film pare che decida di smettere di assumere sostanze, promettendolo al fratello. Proiettato a Cannes, fuori concorso, nel 2012. Non si è visto molto. Da recuperare solo per avere una visione globale del regista.


Regia: Bernardo Bertolucci. Soggetto: Niccolò Ammaniti. Sceneggiatura: Bernardo Bertolucci, Niccolò Ammaniti, Umberto Contarello, Francesca Marciano. Fotografia: Fabio Cianchetti. Montaggio: Jacopo Quadri. Musiche: Franco Piersanti. Scenografia: Jean Rabasse. Costumi: Metka Kosak. Trucco: Alessandro D’Anna, Santoro Domingo, Rossella Gregorio, Aldo Signoretti. Produttore: Fausto Brizzi, Mario Gianani, Lorenzo Mieli. Casa di Produzione: Fiction Film, Wildside, Medusa Film, Ministero per i Beni e le Attività Culturali (MIBAC), Intesa San Paolo, Regione Lazio. Distribuzione: Medusa Film. . Durata: 97’. Genere: Drammatico. Interpreti: Jacopo Olmo Antinori (Lorenzo), Tea Falco (Olivia), Sonia Bergamasco (Arianna Cuni, madre di Lorenzo), Veronica Lazar (nonna di Lorenzo), Tommaso Ragno (Ferdinando), Pippo Delbono (psicologo), Rodolfo Corsato, Francesca De Martini, Antonio Etzi, Christina Onori, Johan Paul Rossi, Alessandra Vanzi. Anno: 2013.

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Gordiano Lupi (Piombino, 1960), Direttore Editoriale delle Edizioni Il Foglio, ha collaborato per sette anni con La Stampa di Torino. Ha tradotto i romanzi del cubano Alejandro Torreguitart Ruiz e ha pubblicato numerosissimi volumi su Cuba, sul cinema e su svariati altri argomenti. Ha tradotto Zoé Valdés, Cabrera Infante, Virgilio Piñera e Felix Luis Viera. Qui la lista completa: www.infol.it/lupi. Ha preso parte ad alcune trasmissioni TV come "Cominciamo bene le storie di Corrado Augias", "Uno Mattina" di Luca Giurato, "Odeon TV" (trasmissione sui serial killer italiani), "La Commedia all’italiana" su Rete Quattro, "Speciale TG1" di Monica Maggioni (tema Cuba), "Dove TV" a tema Cuba. È stato ospite di alcune trasmissioni radiofoniche in Italia e Svizzera per i suoi libri e per commenti sulla cultura cubana. Molto attivo nella saggistica cinematografica, ha scritto saggi (tra gli altri) su Fellini, Avati, Joe D’Amato, Lenzi, Brass, Cozzi, Deodato, Di Leo, Mattei, Gloria Guida, Storia del cinema horror italiano e della commedia sexy. Tre volte presentato al Premio Strega per la narrativa: "Calcio e Acciaio - Dimenticare Piombino" (Acar, 2014), anche Premio Giovanni Bovio (Trani, 2017), "Miracolo a Piombino – Storia di Marco e di un gabbiano" (Historica, 2016), "Sogni e Altiforni – Piombino Trani senza ritorno" (Acar, 2019).

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