“Il sorpasso” di Dino Risi

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Il sorpasso è un film fondamentale del cinema italiano, un cult da studiare nelle scuole, un esempio di come si costruisce una commedia sociale basata su solidi personaggi. Gassman e Trintignant – amici per caso – fanno i vitelloni sul lungomare di Castiglioncello, dopo aver percorso l’Aurelia, partendo da Roma a bordo di una spider, il primo con risultati apparentemente migliori del secondo.

Una commedia agrodolce, priva di lieto fine, dove a finir male è proprio il personaggio positivo, l’intellettuale che nella vita avrebbe potuto fare qualcosa di buono, mentre il cialtrone millantatore riesce a salvare la pelle. Un film che si basa sul rapporto antitetico tra due personaggi: un mattatore e un introverso; il primo è un uomo che non è mai cresciuto, ha mollato moglie e figlia, adesso si trova solo a barcamenarsi tra avventure e lavori improvvisati; il secondo è uno studente imbranato, timido, indeciso su come impostare la propria vita, che poco prima di morire (ucciso dall’imprudenza dell’amico) dirà di aver passato con lui i giorni più belli della sua vita.

Dino Risi scrive insieme a Scola, Maccari e Sonego una delle pagine più belle del cinema italiano, una commedia chiazzata di neorealismo, basata su personaggi veri, su immagini cinematografiche straordinarie. Si comincia proprio da Roma, a Ferragosto, in una capitale deserta, con il personaggio di Roberto Mariani inquadrato di spalle, perché ancora non è stato scelto Trintignant, quindi ci pensa Risi a far da controfigura, mentre Gassman è insostituibile nei panni di Bruno Cortona. Cinema on the road che ci porta a conoscere Roma deserta, il porto di Civitavecchia, le strade assolate d’una Toscana di mare, il litorale livornese, il Romito, le scogliere di Castiglioncello, i primi bagni privati e i night club alla moda. Sottofondo musicale curato dal grande Riz Ortolani, a base di canzoni d’epoca, come nella commedia balneare, tra motivetti alla moda e musiche indimenticabili che facevano ballare gli italiani con le gambe ad angolo.

Risi fa commedia sociale e umana, non lascia cadere l’opportunità di inserire un personaggio che ammicca a un (purtroppo) ancora vitale fascismo, soprattutto si lascia andare a una dolce nostalgia del tempo perduto, sottolineanado come il passato sembri più bello del presente solo perché non lo ricordiamo.

Gassman e Trintignant sono straordinari, due attori perfetti per i ruoli; non è da meno una giovanissima Catherine Spaak (17 anni), figlia maldestra di cotanto padre che decide di farsi mantenere da un riccone che potrebbe essere suo nonno (Claudio Gora).

Finale che il produttore Cecchi Gori avrebbe voluto diverso, mantenendo il tono da commedia fino in fondo, forse deciso da Rodolfo Sonego, in fase di scrittura per dare una svolta drammatica, tipica della commedia all’italiana. Le sequenze dell’incidente stradale sono straordinarie a livello di realizzazione, così come sono da scuola del cinema tutta la serie di sorpassi che si susseguono sul litorale livornese.

Capolavoro da vedere e rivedere, senza mezzi termini.


Regia: Dino Risi. Soggetto e Sceneggiatura: Dino Risi, Ettore Scola, Ruggero Maccari, Rodolfo Sonego. Fotografia: Alfio Contini. Montaggio: Maurizio Lucidi. Effetti Speciali: Aurelio Pennacchia. Musiche: Riz Ortolani. Scenografia: Ugo Pericoli. Produttore: Mario Cecchi Gori per Fair Film, INCEI Film, Sancro Film. Distribuzione (Italia): INCEI Film. Paese di Produzione: Italia, 1962. Durata: 108’. Colore: B/N. Genere: Commedia, Drammatico. Interpreti: Vittorio Gassman (Bruno Cortona), Catherine Spaak (Lilly Cortona), Jean-Louis Trintignant (Roberto Mariani) – doppiato da Paolo Ferrari, Luciana Angiolillo (Gianna, moglie di Bruno), Claudio Gora (Boibì, fidanzato di Lilly), Luigi Zerbinati (commendatore), Franca Polesello (moglie del commendatore), Linda Sini (Lidia, zia di Roberto), Bruna Simionato (Enrica, zia di Roberto), John Francis Lane (Alfredo, l’avvocato), Annette Stroyberg (turista tedesca), Mando Angelini (Amedeo), Mila Stanic (Clara), Edda Ferronao (cameriera), Jacques Stany (automobilista) – Anno: 1962.
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Gordiano Lupi (Piombino, 1960), Direttore Editoriale delle Edizioni Il Foglio, ha collaborato per sette anni con La Stampa di Torino. Ha tradotto i romanzi del cubano Alejandro Torreguitart Ruiz e ha pubblicato numerosissimi volumi su Cuba, sul cinema e su svariati altri argomenti. Ha tradotto Zoé Valdés, Cabrera Infante, Virgilio Piñera e Felix Luis Viera. Qui la lista completa: www.infol.it/lupi. Ha preso parte ad alcune trasmissioni TV come "Cominciamo bene le storie di Corrado Augias", "Uno Mattina" di Luca Giurato, "Odeon TV" (trasmissione sui serial killer italiani), "La Commedia all’italiana" su Rete Quattro, "Speciale TG1" di Monica Maggioni (tema Cuba), "Dove TV" a tema Cuba. È stato ospite di alcune trasmissioni radiofoniche in Italia e Svizzera per i suoi libri e per commenti sulla cultura cubana. Molto attivo nella saggistica cinematografica, ha scritto saggi (tra gli altri) su Fellini, Avati, Joe D’Amato, Lenzi, Brass, Cozzi, Deodato, Di Leo, Mattei, Gloria Guida, Storia del cinema horror italiano e della commedia sexy. Tre volte presentato al Premio Strega per la narrativa: "Calcio e Acciaio - Dimenticare Piombino" (Acar, 2014), anche Premio Giovanni Bovio (Trani, 2017), "Miracolo a Piombino – Storia di Marco e di un gabbiano" (Historica, 2016), "Sogni e Altiforni – Piombino Trani senza ritorno" (Acar, 2019).

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