I laureati

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I laureati è la prima regia di Pieraccioni, con l’aiuto di Giovanni Veronesi che scrive e sceneggia la pellicola insieme all’amico attore. Il film registra un notevole successo di pubblico (superato da Il ciclone nel 1996), ma rivisto oggi delude non poco, dimostrando di essere invecchiato male.

La trama sviluppa il tema amicizia giovanile, abbastanza sfruttato nel cinema italiano. Abbiamo quattro studenti trentenni che vivono in un appartamento di Firenze, frequentano l’università ma sono fuori corso e non sostengono esami: tutti mandano avanti storie balorde e soffrono un passato burrascoso. Leonardo (Pieraccioni) ha lasciato la moglie dopo pochi mesi di matrimonio, è innamorato di Letizia (Cucinotta), sorella di Rocco (Papaleo), diva dei fotoromanzi e donna libera; Bruno (Tognazzi) passa il tempo all’università, aspettando che il suocero muoia per ereditare, intanto tradisce la moglie con la cognata; Rocco (Papaleo) si guadagna da vivere facendo il metronotte, Pino (Ceccherini) vorrebbe fare il cabarettista e manda avanti una relazione con Sonia (Enrichi). Leonardo è molto amico del suo vecchio professore (Haber) con cui passa lunghi pomeriggi fiorentini a parlare dei massimi sistemi, ma nel finale l’insegnante – depresso per la troppa solitudine – tenta il suicidio. Nessuno studia, la vita procede tra goliardia e trovate, pranzi non pagati e tentativi di cercare una strada da percorrere, il tutto vissuto con grande immaturità.

Il film si dovrebbe intitolare Quattro pali e una traversa (per convincere il tifoso Cecchi Gori a produrlo, ma è la moglie Rita Rusic ad accettare la proposta), anche se titoli azzeccati potrebbero essere Gli immaturi o I perdigiorno. Leonardo Pieraccioni non lo vorrebbe dirigere perché non si sente all’altezza, invece guadagna una nomination ai David di Donatello come miglior regista esordiente (eccessiva). Alessandro Haber, invece, viene nominato come miglior attore non protagonista, forse il solo vero attore del film, impegnato in un ruolo drammatico abbastanza convincente.

I laureati si ricorda per poche cose, non certo epocali. Maria Grazia Cucinotta, alle prese con un ruolo leggero dopo Il postino, convince poco con un’interpretazione molto impostata. Manuela Arcuri si nota in tutta la sua abbondanza femminile in uno dei primi impegni cinematografici, della durata di poche pose (la cubista sadomaso). Divertente la scena finale con i quattro amici in fuga per non pagare un conto giudicato eccessivo, originale perché organizzano una finta gara e si fanno dare il via dal cameriere. Ceccherini cita la scena de I vitelloni con Alberto Sordi, gridando: Cameriere! e facendo il gesto dell’ombrello.

Tutto sa di già detto e di retorico, dopo anni dalla prima uscita, con la solita storia dei quattro amici disadattati che cercano di mettere la testa a posto. Tra gli attori peggiori Gianmarco Tognazzi, poco credibile e per niente efficace come studente svogliato e amante fedifrago. Massimo Ceccherini non è al meglio delle sue possibilità, in grande affanno con una sceneggiatura povera di trovate divertenti. Papaleo è abbastanza credibile, e insieme a Haber alza il tasso qualitativo della recitazione. Fotografia fiorentina luminosa e affascinante; montaggio rapido; colonna sonora anonima, arricchita con alcuni pezzi alla moda. Leonardo Pieraccioni inserisce come filo conduttore una fastidiosa voce fuori campo che accompagna le battute del film, spiegando troppo, pure quando non sarebbe il caso.

Siamo finiti in mezzo al guado, tra il cinema di Nuti e quello di Virzì, poi ci rendiamo conto che ci troviamo solo dalle parti di Giovanni Veronesi. I laureati si rivede con fatica, mostrando tutta la sua pochezza, soprattutto l’incapacità di dire cose che non ha mai la forza di dire. Pieraccioni farà di peggio, comunque.


Regia: Leonardo Pieraccioni. Soggetto e Sceneggiatura: Leonardo Pieraccioni, Giovanni Veronesi. Fotografia: Alessandro Pesci. Montaggio: Mirco Garrone. Produttori: Vittorio Cecchi Gori, Rita Rusic. Durata: 88’. Genere: Commedia. Interpreti: Leonardo Pieraccioni (Leonardo paci), Massimo Ceccherini (Pino Noferini), Gianmarco Tognazzi (Bruno Dallai), Rocco Papaleo (Rocco), Maria Grazia Cucinotta (Letizia), Elisabetta Cavallotti (Marta Sperandei), Tosca D’Aquino (Anna), Barbara Enrichi (Sonia), Alessandro Haber (Prof. Galliano), Sabrina Knaflitz (Cecilia Sperandei), Adriano Wajskol (Luciano), Evelina Gori (Giulietta Sperandei), Giuliano Grande (Pizzaiolo), Narciso Parigi (Berto Sperandei), Manuela Arcuri (ballerina sadomaso sul cubo), Sergio Forconi (autista carro funebre), Francesco Ciampi (mendicante). Anno: 1995.

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Gordiano Lupi (Piombino, 1960), Direttore Editoriale delle Edizioni Il Foglio, ha collaborato per sette anni con La Stampa di Torino. Ha tradotto i romanzi del cubano Alejandro Torreguitart Ruiz e ha pubblicato numerosissimi volumi su Cuba, sul cinema e su svariati altri argomenti. Ha tradotto Zoé Valdés, Cabrera Infante, Virgilio Piñera e Felix Luis Viera. Qui la lista completa: www.infol.it/lupi. Ha preso parte ad alcune trasmissioni TV come "Cominciamo bene le storie di Corrado Augias", "Uno Mattina" di Luca Giurato, "Odeon TV" (trasmissione sui serial killer italiani), "La Commedia all’italiana" su Rete Quattro, "Speciale TG1" di Monica Maggioni (tema Cuba), "Dove TV" a tema Cuba. È stato ospite di alcune trasmissioni radiofoniche in Italia e Svizzera per i suoi libri e per commenti sulla cultura cubana. Molto attivo nella saggistica cinematografica, ha scritto saggi (tra gli altri) su Fellini, Avati, Joe D’Amato, Lenzi, Brass, Cozzi, Deodato, Di Leo, Mattei, Gloria Guida, Storia del cinema horror italiano e della commedia sexy. Tre volte presentato al Premio Strega per la narrativa: "Calcio e Acciaio - Dimenticare Piombino" (Acar, 2014), anche Premio Giovanni Bovio (Trani, 2017), "Miracolo a Piombino – Storia di Marco e di un gabbiano" (Historica, 2016), "Sogni e Altiforni – Piombino Trani senza ritorno" (Acar, 2019).

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