Dimenticare Venezia

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Franco Brusati è un apprezzato regista e sceneggiatore dallo stile molto teatrale che spesso collabora con Iaia Fiastri realizzando degli spaccati umani convincenti. Pane e cioccolata è il suo film più noto e riuscito, ma anche Dimenticare Venezia è un’opera risolta e formalmente perfetta, che – nel 1980 – rischia di vincere un Oscar come miglior film straniero. In ogni caso la critica più accorta esprime giudizi lusinghieri sulla pellicola – a parte Mereghetti che non va tenuto in grande considerazione – che si aggiudica il David di Donatello per il miglior film. Nastri d’argento alla Melato come attrice protagonista e Scaccianoce per la scenografia. Peccato che dopo questa convincente prova di cinema introspettivo e decadente, direi quasi proustiano, Brusati ci abbia concesso solo Il buon soldato (1982) e Lo zio indegno (1989).

Vediamo di che cosa parla Dimenticare Venezia, vero e proprio cinema letterario, impaginato ricorrendo alla tecnica del flashback e delle parti oniriche, con alcune sequenze confuse tra realtà e sogno. Nicky (Josephson ) e Marta (Caudry), fratello e sorella, si ritrovano nel casolare veneto che li ha visti crescere insieme. Nicky vuol far conoscere ala sorella il suo nuovo compagno e collega di lavoro, molto più giovane di lui. Nella casa di campagna vivono anche Anna (Melato) e Claudia (Giorgi), pure loro omosessuali, la prima reduce da un’infanzia segnata da genitori assenti, la seconda timida e spaurita, incapace di crescere. La zia Marta ha fatto da madre a tutti, vero e proprio ago della bilancia di una casa mandata avanti da sole donne con l’aiuto della vecchia balia Caterina (Montagnani), segnata dalla demenza senile. Tutto precipita, dopo una cena all’aria aperta, durante la quale Nicky ritrova un vecchio amico con cui ha fatto le prime esperienze e Marta si dedica al canto, il suo vecchio mestiere, per soddisfare le richieste dei commensali. Marta viene colpita da infarto e muore dopo alcuni giorni di agonia che provano nel carattere tutti i personaggi della vicenda, al punto che ognuno di loro assume decisioni imprevedibili dopo il tragico evento. Nicky decide di restare nella casa di campagna, dopo aver fatto partire Picchio, Anna e Claudia per Milano; forse li raggiungerà in seguito, per il momento vuole stare da solo e ripensare al passato.

Dimenticare Venezia è cinema colto e raffinato, decadente e intimo, persino sentimentale, mai pruriginoso, nonostante il tema e le caste scene di nudo femminile e maschile. Colonna sonora ricercata e di successo, con il brano omonimo interpretato dai Dik Dik – una hit del periodo -, un rondò di Gazzelloni e un suggestivo sottofondo lirico. Musica che sottolinea il tono decadente e languido che pervade l’intera pellicola, formalmente priva di sbavature, diretta con mano ferma e interpretata benissimo dagli attori. Brusati non fa mistero di ispirarsi a Ingmar Bergman, sin dalla scelta dell’attore protagonista, lo svedese Erland Josephson, straordinario interprete dei migliori film del maestro scandinavo. Josephson non aveva interpretato Il posto delle fragole (1957), che invece è citato a piene mani nelle sequenze che vedono gli attori principali ricordare dai luoghi che frequentano alcuni momenti del passato, con la loro presenza esterna nei flashback narrativi. Brusati non nega neppure di ispirarsi a Luchino Visconti per le tematiche legate alla giovinezza e al passare del tempo, ma anche per il tono decadente. Tutto ricorda le suggestioni di Morte a Venezia (1971) ma il regista milanese presenta una spiccata originalità narrativa fatta di tempi teatrali, piani sequenza poetici, dissolvenze sfumate, arricchite dai colori tenui della fotografia di Albani e dal montaggio compassato di Mastroianni. Persino Fellini è tra i grandi ispiratori di questo film, un vero inno alla giovinezza, al potere del ricordo, alla vecchiaia come momento per guardarsi indietro e osservare quel che siamo stati. Film crepuscolare, sul quale aleggia la paura di morire e di invecchiare, il desiderio di non abbandonare il mondo dell’infanzia, la voglia di continuare a sentirsi vivi, ma senza essere obbligati alla giovinezza, come afferma il protagonista nel suggestivo finale. Un film che non può non essermi caro, se anni fa decisi di scrivere un romanzo intitolato Dimenticare Piombino, che presenta – in piccolo – identici temi legati al potere del ricordo e alla difficoltà di staccarsi dal mondo dell’infanzia. Pellicola da rivedere gustandosi una grappa veneta barricata, con sottofondo di musica sinfonica, pervasi da struggente nostalgia.

Regia: Franco Brusati. Soggetto: Franco Brusati. Sceneggiatura: Franco Brusati, Iaia Fiastri. Fotografia: Romano Albani. Montaggio: Ruggero Mastroianni. Colore: Technospes. Musiche Originali: Benedetto Ghiglia (dirette dall’autore). Direttore di Produzione: Claudio Grassetti. Costumi: Luca Sabatelli. Scenografie e Arredamento: Luigi Scaccianoce. Produzione: Rizzoli Film (Roma), Action Film (Parigi). Produttori Associati: Yves Gasser, Yves Peyrot. Distribuzione: Rizzoli Film. Aiuto Regista: Rinaldo Ricci. Operatore alla Macchina: Idelmo Simonelli. Assistente Montatore: Bruno Micheli. Fonico: Mario Ottavi. Fotografo: Sandro Borni. Teatri di Posa: De Paolis Incir (Roma). Sincronizzazione: C.D.S. Roma. Sviluppo e Stampa: Technospes spa (Roma). Edizioni Musicali: Rizzoli Film. Brani Musicali: Aria Oh del mio dolce ardor di C. W. Gluck, canta Adriana Martino; Rondò alla russa di Saverio Mercadante eseguito da Severino Gazzelloni; Dimenticare Venezia, eseguito dal complessi dei Dik Dik. Durata: 110’. Genere: Drammatico. Interpreti: Erland Josephson, Mariangela Melato, Eleonora Giorgi, David Pontremoli, Fred Personne, Anne Caudry, Armando Brancia, Nerina Montagnani, Hella Petri, Peter Boom, Paolo Rovesi, Davide Greco, Siria Betti, Alessandro Doria, Domenico Tittone, Pia Hella Elliot, Daniela Guzzi.

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Gordiano Lupi
Gordiano Lupi (Piombino, 1960), Direttore Editoriale delle Edizioni Il Foglio, ha collaborato per sette anni con La Stampa di Torino. Ha tradotto i romanzi del cubano Alejandro Torreguitart Ruiz e ha pubblicato numerosissimi volumi su Cuba, sul cinema e su svariati altri argomenti. Ha tradotto Zoé Valdés, Cabrera Infante, Virgilio Piñera e Felix Luis Viera. Qui la lista completa: www.infol.it/lupi. Ha preso parte ad alcune trasmissioni TV come "Cominciamo bene le storie di Corrado Augias", "Uno Mattina" di Luca Giurato, "Odeon TV" (trasmissione sui serial killer italiani), "La Commedia all’italiana" su Rete Quattro, "Speciale TG1" di Monica Maggioni (tema Cuba), "Dove TV" a tema Cuba. È stato ospite di alcune trasmissioni radiofoniche in Italia e Svizzera per i suoi libri e per commenti sulla cultura cubana. Molto attivo nella saggistica cinematografica, ha scritto saggi (tra gli altri) su Fellini, Avati, Joe D’Amato, Lenzi, Brass, Cozzi, Deodato, Di Leo, Mattei, Gloria Guida, Storia del cinema horror italiano e della commedia sexy. Tre volte presentato al Premio Strega per la narrativa: "Calcio e Acciaio - Dimenticare Piombino" (Acar, 2014), anche Premio Giovanni Bovio (Trani, 2017), "Miracolo a Piombino – Storia di Marco e di un gabbiano" (Historica, 2016), "Sogni e Altiforni – Piombino Trani senza ritorno" (Acar, 2019).

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