Com’è bello far l’amore

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Fausto Brizzi è il re del cinema commerciale e di grande successo popolare, confermato da questo quinto film che segue prodotti come Notte prima degli esami (e sequel), Ex, Femmine contro maschi e Maschi contro femmine.
Com’è bello far l’amore parte bene, con ironia e comicità grottesca, poi si perde nel melenso e nel patetico, persino nel sentimentalismo più scontato. In breve la storia. Andrea (Di Luigi) e Giulia (Gerini) sono una coppia di quarantenni che ha perso la passione per il sesso. Tutto cambia quando nella loro vita entra Max (Timi), un vecchio amico di Giulia, di professione pornodivo, che s’inventa il ruolo di consigliere erotico e cerca di riaccendere la passione sopita.
Girato a Roma, tra luglio e agosto, un vero successo al botteghino, campione d’incassi per otto settimane. Le cose più belle della commedia (autodefinita tale, a mio parere è una farsa) le troviamo nella parte iniziale, dalla sigla di testa con la famosa canzone di Raffaella Carrà, passando per un prologo che ironizza sulla nascita della settima arte, con i fratelli Lumière indecisi se riprendere una folla di persone oppure l’arrivo di un treno in stazione. Alla fine gli inventori del cinema optano per riprendere la cugina nuda sotto la doccia, ma giudicano che i tempi non sono maturi e corrono alla stazione per riprendere l’arrivo del treno (Tanto è in ritardo, arriva dall’Italia). Brizzi ironizza sulla commedia sexy, sulle scene spiate dal buco della serratura, tira frecciate al cinema d’autore (Bellocchio e company) che serve solo per pomiciare e racconta storie tristi e senza speranza (geniale la sequenza in bianco e nero con Margherita Buy). Filippo Timi (alter ego del regista), in primo piano, spiega il cinema e il suo ruolo d’intrattenimento, senza dimenticare che il sesso è il motore di ogni azione umana.

Finito il prologo, purtroppo, l’originalità della pellicola si esaurisce, lasciando il posto a una storia di coniugi quarantenni che non fanno sesso e di una coppia di separati che fa l’amore alla grande, con l’arrivo del pornostar per sconvolgere le carte in tavola. La parte più debole è dedicata al figlio della coppia (Sperduti), innamorato di una ragazzina, che non sa come confessare il sentimento e ne combina di tutti i colori pur di non perderla. Si salvano le sequenze di pura farsa, soprattutto la parte girata in farmacia con Lillo che consiglia ad alta voce a Di Luigi prodotti come vibratori e creme lubrificanti gridando a tutti che non è un problema se ce l’ha piccolo, con l’approvazione di una signora che ricorda le modeste dimensioni del pene del marito. Altra parte farsesca riuscita sono i cani che rincorrono Di Luigi, cosparso di un profumo erotico che fa effetto soltanto su di loro e su un’infoiata domestica colombiana (Raffaele).
Brizzi si prende la rivincita a più non posso sul cinema d’autore, con Timi che interpreta una Messalina porno (Joe D’Amato l’ha fatto davvero), dando istruzioni da regista all’attrice, invitandola a recitare come una donna perduta che offre il suo corpo a tutta Roma, macerata dal dolore, insomma a fare la puttana ma con una partecipazione intensa.

Il finale è la parte peggiore, si svolge nel locale trash-porno che l’attore apre a Roma, dove si può fare di tutto, soprattutto ritrovare la passione in una stanza buia tra marito e moglie che si lasciano andare perché non si riconoscono.

Claudia Gerini si esibisce in un balletto erotico, mostra le lunghe gambe per buona parte del film, sempre in forma, da splendida quarantenne, pure nel finale con i titoli di coda quando interpreta la gag dell’idraulico. Attori bravi, da un Filippo Timi a suo agio nel ruolo del pornodivo, per finire con Fabio Di Luigi, perfetto come marito imbranato e una dirompente Claudia Gerini. Breve cammeo di Enzo Salvi, nel locale, mentre la Gerini balla da pornostar e Di Luigi fa di tutto per coprirla. Vediamo anche il porno-attore Franco Trentalance e il sessuologo Marco Rossi.
Colonna sonora di Bruno Zambrini con brani famosissimi, da Reality (con replay aggiornato della scena da Il tempo delle mele) alla stupenda Love is in the air, passando per Tanti auguri della Carrà. Rivisto su Cine 34. Considerato lo stato comatoso del cinema comico italiano, una pellicola che almeno fa ridere e presenta sequenze originali. Buono per una serata in famiglia.


Paese di Produzione: Italia, 2012. Lingua Originale: Italiano. Durata: 97’.  Genere: Commedia. Regia: Fausto Brizzi. Soggetto e Sceneggiatura: Fausto Brizzi, Marco Martani, Andrea Agnello. Fotografia: Marcello Montorsi. Montaggio: Luciana Pandolfelli. Effetti Speciali: Rainbow cgi. Musiche: Bruno Zambrini. Scenografia: Maria Stilde Ambruzzi. Costumi: Monica Simeone. Produttori: Fausto Brizzi, Mario Gianani, Lorenzo Mieli. Produttore Esecutivo: Olivia Sleiter. Case di Produzione: Medusa Film, Wildside. Collaborazione alla Produzione: Mediaset Premium, RDS, Sky Cinema, Technicolor. Distribuzione (Italia): Medusa Film. Interpreti: Fabio De Luigi (Andrea), Claudia Gerini (Giulia), Filippo Timi (Max Lamberti), Giorgia Würth (Vanessa), Alessandro Sperduti (Simone), Virginia Raffaele (Juanita), Mago Forest (Claudio), Margherita Buy (Luigia) , Michela Andreozzi (Daniela), Eleonora Bolla (Alice), Gledis Cinque (Martina), Maurizio Lops (poliziotto), Yohana Allen (Jody), Lillo (farmacista), Enzo Salvi (Enzo), Massimo De Lorenzo (prete), Andrea De Rosa (attrezzista).
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Gordiano Lupi (Piombino, 1960), Direttore Editoriale delle Edizioni Il Foglio, ha collaborato per sette anni con La Stampa di Torino. Ha tradotto i romanzi del cubano Alejandro Torreguitart Ruiz e ha pubblicato numerosissimi volumi su Cuba, sul cinema e su svariati altri argomenti. Ha tradotto Zoé Valdés, Cabrera Infante, Virgilio Piñera e Felix Luis Viera. Qui la lista completa: www.infol.it/lupi. Ha preso parte ad alcune trasmissioni TV come "Cominciamo bene le storie di Corrado Augias", "Uno Mattina" di Luca Giurato, "Odeon TV" (trasmissione sui serial killer italiani), "La Commedia all’italiana" su Rete Quattro, "Speciale TG1" di Monica Maggioni (tema Cuba), "Dove TV" a tema Cuba. È stato ospite di alcune trasmissioni radiofoniche in Italia e Svizzera per i suoi libri e per commenti sulla cultura cubana. Molto attivo nella saggistica cinematografica, ha scritto saggi (tra gli altri) su Fellini, Avati, Joe D’Amato, Lenzi, Brass, Cozzi, Deodato, Di Leo, Mattei, Gloria Guida, Storia del cinema horror italiano e della commedia sexy. Tre volte presentato al Premio Strega per la narrativa: "Calcio e Acciaio - Dimenticare Piombino" (Acar, 2014), anche Premio Giovanni Bovio (Trani, 2017), "Miracolo a Piombino – Storia di Marco e di un gabbiano" (Historica, 2016), "Sogni e Altiforni – Piombino Trani senza ritorno" (Acar, 2019).

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