Audace colpo dei soliti ignoti

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Nanni Loy (1925-1995) dirige il sequel de I soliti ignoti con mano sicura, anche se si tratta del suo primo vero film, dopo due regie in collaborazione con Gianni Puccini. Purtroppo deve confrontarsi con la grandezza della prima pellicola, che non è soltanto una commedia ma un riuscito affresco neorealista sulla Roma di fine anni Cinquanta.

Loy segue gli insegnamenti di Monicelli, riprende i vecchi personaggi e cerca di farli muovere come entità reali, non come macchiette, anche se le storie personali risultano meno approfondite. Mancano all’appello Totò e Marcello Mastroianni, in compenso abbiamo un ottimo Nino Manfredi nei panni di Piede Amaro, il mago del motore, e una variante sexy inaspettata: la sedicenne Vicky Ludovisi (Vittoria Ludovisi), quasi debuttante.

La critica non deve fare l’errore di paragonare due pellicole girate con ambizioni diverse. Audace colpo dei soliti ignoti è soltanto un giallo scherzoso, una commedia nera leggera, on the road, un caper movie che si sviluppa tra Roma, Milano e la stazione di Bologna. Un gangster comico corredato da una stupenda colonna sonora jazz di Piero Umiliani che inserisce brani di Chet Baker e His Trumpet.

La storia si racconta in poche righe. Un boss milanese (Garrone) legge sul giornale la notizia del colpo andato male al Monte di Pietà, contatta Er Pantera (Gassman) per ricostruire la banda dei soliti ignoti e svaligiare un portavalori del Totocalcio a Milano. Il piano viene studiato nei minimi particolari, scientificamente, ma tutto finisce male, nonostante la connivenza di un ragioniere impiegato al Totocalcio. I maldestri rapinatori si liberano di un ingombrante bottino che viene recuperato dalla polizia.

Nanni Loy partecipa al film con un cammeo alla Hitchcock: è il signore che legge il giornale e per poco non viene investito dall’auto guidata da Piede Amaro dopo la rapina. Il regista mette il suo stile al servizio dei vecchi personaggi, non stravolgendoli, ma portando il carattere de Er Pantera alle sue estreme conseguenze. Riccardo Garrone veste i panni del milanese che organizza il colpo, mentre un giovane Gastone Moschin è il libraio che istruisce il figlio di un incolto Manfredi.

Vicki Ludovisi è Floriana, bellezza discinta che delizia gli spettatori in alcune sequenze a rischio taglio per la solerte censura del tempo. Ottimo il suo personaggio da bionda sciroccata che lavora in un night, si concede a qualche strip, prende il sole seminuda in terrazza e parla con la zeppola. Il suo ruolo nell’economia del film è centrale: prepara la banda alla rapina, insegnando il milanese a uno studente svogliato come Gassman e – come prevedibile – ci finisce a letto.

Vicky Ludovisi lavora con Steno, Mattòli e Simonelli, ma si ritira presto dal cinema, dopo soltanto sei anni di attività: un vero peccato viste le potenzialità dimostrate. Renato Salvatori si fidanza con Claudia Cardinale con la benedizione sicula di Tiberio Murgia, ma la ragazza vuole scappare di casa quando si accorge che vive in mezzo ai ladri. Salvatori conferma il solito tocco di neorealismo rosa nella pellicola, perché la sua parte – non rilevante – è fondamentale nella breve sottotrama della storia d’amore con la Cardinale.

Capannelle, in preda a una fame atavica, muore dopo una solenne indigestione, ma la scena in ospedale non raggiunge livelli di drammaticità tipici di Monicelli. Loy non riesce ad abbandonare un registro scherzoso, anche se il breve saluto tra Gassman e Pisacane sulla porta della camera d’ospedale è piuttosto intenso. Garrone a un certo punto cita Totò: “Per una donna il ragioniere non ragiona!” e sorride sulla battuta. Il personaggio di Piede Amaro, interpretato da Nino Manfredi, è una novità ben inserita da Age & Scarpelli nella storia.

Nanni Loy apprezza le doti comiche di Manfredi e le valorizza in un ruolo da meccanico in lite con una moglie che vuol chiedere il divorzio. Siamo nel 1959, il divorzio è una tematica trasgressiva, difficile da affrontare, rinforzata dal personaggio di una suocera cattolica che preferisce il genero e ripudia la figlia peccatrice.

Il bambino è l’oggetto del contenere, prelevato con il raggiro, ora da un luogo ora dall’altro. Audace colpo dei soliti ignoti gode di un’ambientazione ben riuscita, la fotografia in bianco e nero di Roberto Gerardi ci fa ricordare un’Italia che non esiste più, i quartieri popolari di Roma, la stazione di Milano e le prime trasferte in treno al seguito delle squadre di calcio. Ottime alcune trovate scenografiche (da cinema noir) come il trucco dell’auto doubleface che da nera diventa bianca e modifica la targa. Battuta indimenticabile in romanesco pronunciata da Er Pantera al termine del film: “M’hanno rimasto solo… ’sti quattro cornuti!”.

Rassegna critica
Pino Farinotti concede tre stelle. Due stelle per Morando Morandini (ma quattro di pubblico, il film fu un successo): “Fiacco ma non spregevole seguito de I soliti ignoti. Svanita ogni intenzione di critica, tutto si riduce a uno scherzoso e lamentoso appello alla comprensione per i poveri diavoli costretti a rubare”. Conferma le due stelle anche Paolo Mereghetti: “Il seguito dei Soliti ignoti è molto meno riuscito del film di Monicelli, ma offre comunque spunti divertenti e fa registrare un ottimo lavoro di squadra da parte degli attori”. In ogni caso un film da recuperare per studiare la poetica di un regista interessante come Nanni Loy.

DATI FILM:
Regia: Nanni Loy. Soggetto: Age & Scarpelli. Sceneggiatura: Age & Scarpelli, Nanni Loy. Montaggio: Mario Serandrei. Fotografia: Roberto Gerardi. Arredatore: Carlo Egidi. Costumi: Lucia Mirisola. Aiuto regista: Willie Antuono, Vana Caruso. Operatore alla Macchina: Silvano Ippoliti. Trucco: Romolo De Martino. Direttore di Produzione: Jone Tuzi. Produzione: Franco Cristaldi per Titanus. Realizzazione: Vides. Cooproduzione italo-francese, realizzata negli stabilimenti Titanus. Negativi: Dupont. Sviluppo e Stampa: Tecnostampa. Commento musicale: Piero Umiliani, con la partecipazione straordinaria di Chet Baker e His Trumpet. Interpreti: Vittorio Gassman, Renato Salvatori, Claudia Cardinale, Nino Manfredi, Vicky Ludovisi, Riccardo Garrone, Tiberio Murgia, Carlo Pisacane, Gianni Bonagura, Luigina Amendola, Clara Bini, Lella Fabrizi, Mario Feliciani, Mauro Lemma, Gastone Moschin, Elvira Tonelli, Toni Ucci.

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Gordiano Lupi
Gordiano Lupi (Piombino, 1960), Direttore Editoriale delle Edizioni Il Foglio, ha collaborato per sette anni con La Stampa di Torino. Ha tradotto i romanzi del cubano Alejandro Torreguitart Ruiz e ha pubblicato numerosissimi volumi su Cuba, sul cinema e su svariati altri argomenti. Ha tradotto Zoé Valdés, Cabrera Infante, Virgilio Piñera e Felix Luis Viera. Qui la lista completa: www.infol.it/lupi. Ha preso parte ad alcune trasmissioni TV come "Cominciamo bene le storie di Corrado Augias", "Uno Mattina" di Luca Giurato, "Odeon TV" (trasmissione sui serial killer italiani), "La Commedia all’italiana" su Rete Quattro, "Speciale TG1" di Monica Maggioni (tema Cuba), "Dove TV" a tema Cuba. È stato ospite di alcune trasmissioni radiofoniche in Italia e Svizzera per i suoi libri e per commenti sulla cultura cubana. Molto attivo nella saggistica cinematografica, ha scritto saggi (tra gli altri) su Fellini, Avati, Joe D’Amato, Lenzi, Brass, Cozzi, Deodato, Di Leo, Mattei, Gloria Guida, Storia del cinema horror italiano e della commedia sexy. Tre volte presentato al Premio Strega per la narrativa: "Calcio e Acciaio - Dimenticare Piombino" (Acar, 2014), anche Premio Giovanni Bovio (Trani, 2017), "Miracolo a Piombino – Storia di Marco e di un gabbiano" (Historica, 2016), "Sogni e Altiforni – Piombino Trani senza ritorno" (Acar, 2019).

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