The Truman Show

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Immaginatevi nella vostra quotidianità. Una vita normale, forse banale. Un passato difficile, come molte altre persone nel mondo, con la perdita prematura di un padre affettuoso ma con un presente riuscito: un buon lavoro, una buona moglie, un buon amico e il mutuo da pagare. E immaginate di alzarvi ogni mattina, di compiere a piccoli passi il percorso della vostra esistenza con una serie di abitudini quotidiane e piccoli imprevisti, a volte spiacevoli altre volte piacevoli. Al lavoro il capo sta facendo dei tagli al personale, perciò dovete dimostrare di contare più degli altri dipendenti; vostra moglie vuole a tutti costi avere un figlio e vostra madre la spalleggia insistendo per avere un nipotino; e voi siete un giovane arzillo, curioso e temerario che non è pronto per questo stile di vita e vorrebbe semplicemente darsela a gambe levate. Dove? Alle isole Fiji.
Immaginatevi di fronte allo specchio del bagno al mattino, in solitudine, mentre vi lavate i denti o vi fate la barba: e se in quel momento così intimo qualcuno vi stesse osservando? Una persona qualunque, che che vi manca, oppure che non conoscete, oppure il mondo intero. Immaginate che il mondo intero possa vedervi, studiarvi, e non solo davanti allo specchio del bagno, ma per tutto il giorno, per tutti i giorni, sempre.

La vita di Truman Burbank (Jim Carrey) è una vita semplice, in cui ogni spettatore può rispecchiarsi; se non fosse che una mattina, mentre sta andando al lavoro, riconosce suo padre nel volto di un vagabondo malconcio e, proprio quando si ferma per potergli parlare, due persone apparentemente normali lo portano via di forza. Ora, se siete riusciti davvero a identificarvi in lui fino a qui, non farete fatica a immedesimarvi in un uomo che, di fronte a questa scena, rimane a dir poco sconcertato. Ma questo è solo l’inizio di una serie di coincidenze che porterà piano piano Truman a capire che il mondo in cui vive è tutta una gigantesca finzione.
The Truman Show non è altro che uno show televisivo creato da Christof (Ed Harris), regista demiurgo dello spettacolo, trasmesso ventiquattro ore su ventiquattro in diretta mondiale, grazie all’installazione di più di cinquemila telecamere in un mondo creato articicialmente. Perfino le giornate vengono numerate dal giorno della sua nascita: quello dello show, ma anche quello di Truman.

La storia si presenta come una trama dentro la trama: il film che stiamo guardando contiene a sua volta un’altra storia, quella televisiva. Il mondo di Truman è stato creato a immagine e somiglianza di quello reale: il clima, il sorgere e il tramontare del sole, il ritmo quotidiano, la temperatura, tutto viene controllato da una base inserita all’interno della luna artificiale, posta nel cielo del set. Tutto è stato studiato e creato alla perfezione. Amici, colleghi, persone per la strada, perfino la moglie di Truman, tutti sono attori. Lui è l’unica persona reale, un True Man, un uomo vero, e per questo autentico. A sua volta Christof ha un nome che rimanda a Dio, essendo lui il creatore di quel mondo, e prendendo in prima persona le scelte del povero Truman, fin da quando è venuto al mondo.
Tra i personaggi principali meritano di essere ricordati la moglie di Truman, Meryl (Laura Linney): una finta infermiera che coglie ogni occasione per pubblicizzare prodotti alimentari o per la casa. Seppure i due siano sposati e lei appaia come la moglie perfetta, sembra quasi una sconosciuta agli occhi del protagonista, una donna priva di qualsivoglia emotività o comprensione. E l’amico Marlon (Noah Emmerich), insieme a lui fin dalla nascita e lungo tutto il percorso scolastico, in realtà un ottimo attore in grado di ingannare Truman più di ogni altro altri con le sue parole da “fratello”.
Lo show è un esperimento diabolico, quasi drammatico, supportato da collaboratori, fan del mondo intero e dalle industrie, che ne pagano la sponsorizzazione. Ma che cosa accadrebbe se un domani Truman volesse andar via? Che cosa succederebbe se si accorgesse che tutta la sua vita è una finzione? Per arginare questo problema, Truman perden suo padre durante una gita in barca, provocandogli un trauma infantile fortissimo (anche questo studiato a tavolino) che lo porta ad essere talassofobo, e di conseguenza a non allontanarsi mai prendendo la via del mare aperto, escludendo così il rischio che scopra la simulazione. Ma gli ostacoli alla produzione non vengono creati solo dal crescere del protagonista, ma anche da una serie di attori che si intrufolano nello show come comparse solo per tentare di raccontare al povero Truman la realtà, o per il semplice gusto di farsi vedere in televisione, rischiando di mandare all’aria l’intero programma.

La pellicola uscì nelle sale cinematografiche nel 1998, e fu il vero e proprio film d’esordio di Jim Carrey, che all’epoca aveva interpretato solo qualche ruolo comico in film demenziali. L’apprezzamento della sua performance venne riconosciuto con un Golden Globe come miglior attore protagonista in un film drammatico, mentre Ed Harris lo ricevette come miglior attore non protagonista. Peter Weir conquista il Premio BAFTA per la miglior regia, e ad Andrew Niccol per la migliore sceneggiatura originale, a Dennis Gassner per la migliore scenografia. Il film vince inoltre un Golden Globe per la miglior colonna sonora, assegnata a Philip Glass e Burkhard von Dallwitz.
Il film si ispira a un episodio della storica serie televisiva americana Ai confini della realtà, che trattava tematiche fantascientifiche raccontando come la vita di persone normali cambiasse quando queste incontravano l’Ignoto. The Truman Show si presenta come una satira fantascientifica, ma ha indubbiamente forti tratti drammatici dietro la sua rappresentazione ironica. Si presenta come una visione claustrofobica della realtà, alleggerita dai modi divertenti del protagonista e da un accompagnamento musicale gioioso, e prende in considerazioni fobie e paure che la maggior parte di noi si trova a dover combattere durante la nostra esistenza.
Quella di raccontare la vita vera attraverso gli show televisivi era una vera moda nell’America di quegli anni, che portava protagonisti autentici a situazioni paradossali pur di osservarne i comportamenti. Nello show di Truman non si parla di finzione, bensì di semplice controllo: la sua vita viene vista quasi come l’opportunità positiva di vivere una vita in un mondo normale, cosa che in quello reale è quasi sempre irrealizzabile.

Il linguaggio cinematografico utilizzato si basa su elementi riproposti con costanza, efficaci nel farci immedesimare nel racconto. Prime fra tutte le inquadrature: cambiano continuamente grazie a un effetto voluto, spostando il punto di vista dalla realtà alle telecamere piazzate in giro per la città; spesso vediamo la scena come se la stessimo inquadrando dall’occhiello della macchina da presa. Per questo la scena cambia frequentemente, passando da una visione generale di Truman a una visione più particolare, caratterizzata dalle telecamere nascoste. Ma il punto di vista del cameraman non è l’unica modalità usata per sottolineare la presenza delle telecamere. Ci sono molteplici situazioni: quando Ed prende una birra da offrire a Truman, per esempio, lo vediamo direttamente dall’interno di un frigorifero, perché è lì che si trova una delle tante telecamere. Altre ancora si trovano in posti impensabili: in auto, al lavoro, in una piccola scavatura nella manopola per regolare il volume della radio. Anche le frequenti riprese oblique dall’alto del giornalaio ci dimostrano un altro punto strategico per controllare la vita del giovane Truman. Durante le inquadrature pubblicitarie, usate dagli attori per promuovere i prodotti che sovvenzionano lo show, vengono invece utilizzati dei primi o primissimi piani, con un uso frequente dello zoom.
Non mancano gli elementi psicologici: mentre alcuni acclamano la vita di Truman, altri sono disgustati dal modo in cui questo ragazzo è stato preso come cavia. Ogni persona che cerca di deviarlo per fargli capire la verità viene allontanata e classificata ai suoi occhi come affetta da qualche grave malattia mentale.
La fuga è una tematica presente durante tutto il film: non è il mondo creato artificialmente a non permettere a Truman di andarsene, bensì le sue paure, che lo controno e lo tengono prigioniero, facendogli credere di essere impazzito. La storia ha così un fortissimo impatto emotivo sugli spettatori finti, così come su quelli reali.
Christof cerca costantemente la combinazione perfetta tra musica, inquadratura e personaggi, per cercare di regalare qualcosa di assolutamente unico allo spettatore, e, in qualche modo, ci riesce.

The Truman Show è un capolavoro in grado di farci ragionare su molti aspetti della vita moderna. È un dramma dotato di intensa ironia, e non manca la creatività per affrontare i colpi di scena. Il giovane Truman ci insegna a sognare una vita emozionante senza accontentarci mai della monotonia e dell’abitudine, e soprattutto ci insegna a fidarci del nostro istinto, anche quando questo significa andare contro tutto il mondo.
Un film esemplare, che non può lasciare indifferenti.

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