Teorema

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Milano, fine anni Sessanta. Al centro dell’obbiettivo di Pier Paolo Pasolini c’è la famiglia borghese di un dirigente d’azienda, composta canonicamente dal pater familias, Paolo, dalla sua casta e devota moglie, Lucia, dai due figli, Pietro e Odetta, e dalla loro domestica, Emilia. Il loro apparente equilibrio verrà stravolto dall’arrivo di un ospite, tanto misterioso quanto affascinante. Dopo la sua dipartita nulla sarà come prima.

La pellicola, come una parabola evangelica, richiede una lettura simbolica degli avvenimenti: quello che viene messo in scena è il dramma della borghesia, che, annichilita, non riesce a trascendere la smania di possesso e a elevarsi spiritualmente. L’ospite, infatti, rappresenta, se non la manifestazione del divino, l’occasione per un’introspezione da parte dei protagonisti, che li porterà a scardinare i paradigmi della società, imposti anche dalla Chiesa. In tal senso, molti sono i rimandi alla religiosità opprimente: l’ossessivo rintoccare delle campane in molte scene, i santini, gli ossequiosi segni della croce, il timore generato dalla visione di statue rappresentanti il Cristo o alti prelati.
Da questo incontro, che parrebbe salvifico, non vi è però redenzione per i membri della famiglia, che perdono irreversibilmente se stessi, perpetuando l’incestuosità del pensiero borghese. Solo per Emilia il passaggio dell’ospite non farà terra bruciata, poiché appartiene alla società contadina: per Pasolini, ancora una volta, gli umili occupano una posizione privilegiata, sebbene destinati a trasformarsi in piccolo-borghesi nell’Italia del boom economico.

Degno di nota è il duplice utilizzo del bianco e nero virato seppia e del colore: il primo costituisce un espediente atto a presentare i personaggi prima dell’arrivo dell’ospite, quindi nel loro vivere “monocromo”, secondo i dettami della classe borghese; il secondo, al contrario, a simboleggiare il cambiamento portato dall’ospite. Al seppia si accompagna una predominanza del tappeto sonoro sul parlato, impedendoci di udire le parole dei personaggi e generando, così, un effetto straniante.
La colonna sonora è firmata da Ennio Morricone. I diversi temi musicali evidenziano, magistralmente, l’entrata e l’uscita di scena dell’ospite e individuano gli snodi chiave della vicenda, nonché lo stato interiore dei protagonisti, la cui crisi è suggellata dal Requiem di Mozart.

Chiude l’opera l’urlo di Paolo che, spogliatosi delle sovrastrutture materiali, constata, tragicamente, il deserto spirituale che lo circonda: il teorema è dimostrato.

Di “Teorema” esiste anche il romanzo, scritto durante la lavorazione del film e pubblicato l’anno successivo, inframmezzato da interventi poetici e con la prefazione di Attilio Bertolucci (ndr).

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