Floating Landscape

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La giovane Maan è tormentata dalla morte del suo fidanzato Sam, un giovane pittore defunto in seguito al riacutizzarsi di una grave malattia ereditaria. Tenendo in una borsa le sue ceneri, viaggia da Hong Kong fino a Qingdao, in Cina, dove Sam ha trascorso gli anni della fanciullezza, in cerca di un paesaggio dipinto dal ragazzo poco prima di morire. Lì fa amicizia con Lie, un giovane maldestro che lavora come postino ma ha l’hobby del disegno per ragazzi, che la aiuta a trovare il luogo evocato nella memoria da Sam. La ricerca è lunga e difficoltosa, anche perché è inverno, una stagione diversa da quella raffigurata nel dipinto, e c’è tutto il tempo perché Lie e Maan si innamorino; ma se il postino risponde al sentimento con gioia, cercando di mettersi in mostra e di moltiplicare i suoi sforzi per la ragazza, questa rifiuta il nuovo amore, preferendo rimanere fedele a Sam. A primavera, quel paesaggio a lungo cercato finalmente si svela, e proprio nel giorno del ritorno a Hong Kong Maan potrà coronare il sogno di seppellire le ceneri di Sam alle radici dei ciliegi. Ma qui troverà Lie, che è in procinto di partire alla volta di Pechino per presentare i suoi disegni a un editore. Uno sguardo e un sorriso basteranno per comprendere che una nuova vita può iniziare.

La Cina ci offre l’altro volto del suo splendore culturale: quello della poesia. La regista Carol Lai Miu Suet, di origini hongkonghesi, filma questa vicenda di metabolizzazione del dolore con una grazia e un candore che tocca vertici di assoluto lirismo. Centrale, per esplicitare la direzione che la regista desidera far prendere alla pellicola, è l’elemento della pittura: tesa, drammatica, a forti tinte quella di Sam, quasi un presagio delle sue sventure e, nel momento in cui conosce il proprio destino, una testimonianza della propria fine; sottile, delicata e morbida, con venature di umoristico intimismo quella di Lie, in linea con il suo personaggio goffo e gentile. In mezzo, il bel volto di Karena Lam, che dona alla giovane Maan un’espressività di grande spessore, in grado di reggere senza cedimenti i momenti di speranza così come quelli di disperazione, quelli di gioia così come quelli di tristezza, e di “bucare” lo schermo con la forza di uno sguardo (essenziale, in questo senso, la scena in cui Lie e Maan si “accorgono” del proprio sentimento, mentre il giovane sta aggiustando una lampadina dell’androne e occasionalmente guarda in basso verso Maan, che gli ha messo in ordine le scarpe e lo osserva con uno sguardo determinato e allo stesso tempo smarrito).

Il minimalismo con cui la regista si avvicina alla materia, non può che esaltarne la purezza, senza scadere in manierismi convenzionali; gli elementi naturali hanno in questo la loro importanza: possono essere fiocchi di neve che cadono all’improvviso, o i fiori dei ciliegi che fioriscono fino a svelare il paesaggio nascosto, o ancora il gelo che rattrappisce piano piano il vecchio vicino di casa della parrucchiera che ospita Maan, ma in tutti i casi si ha la netta sensazione di essere inseriti in un luogo che ha i crismi dell’armonia cosmica. E sarà forse per questo che, anche se le udiamo spesso in lontananza, non vediamo mai automobili, ma solo biciclette (a parte la scena finale che, guarda caso, inizia come una rottura disarmonica rispetto al passato, con i preparativi per il ritorno a casa), quasi che anche il progresso sia sottolineato come elemento disgregante di un Tutto dove si compendiano la purezza e la nobiltà dei sentimenti. D’altronde, così come Maan ricopia su un quaderno le parole che Sam ha lasciato in un diario scritto nell’arco degli ultimi tre anni di vita, per preservarne la memoria e “farlo morire a poco a poco”, la moglie dell’anziano vicino ricopia a mano, su un enorme papiro, un poema buddhista che la aiuta a superare la sofferenza.

Il mondo sospeso di Qingdao è quasi un sogno all’interno di un Oriente che si va sempre più adeguando ai ritmi occidentali: è in un luogo simile che ognuno, proprio come Maan, può trovare il “proprio” paesaggio dell’anima, un elemento dove recuperare la pace del cuore. Il merito della regista è quello di averlo sottolineato con la stessa grazia e lo stesso lirismo che infonde alle cose e alle persone che utilizza nel suo film.

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