William McIlvanney – The Big Man

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Resistere al tradimento, nonostante ogni lusinga; conservare le proprie radici, a dispetto di ogni tentazione; lottare, quasi che un cedimento preluda alla perdita dei propri principi o, peggio, della propria identità: come se, per Dan “Big Man” Scoular (e, con lui, per l’autore), il mondo al di fuori della natia Graithnock fosse marcio e corrotto, una sentina putrescente senza remissione. In questo romanzo di William McIlvaney pare quasi di ritrovare una moralità medievale, con la vicenda che si radica su una premessa simbolica fortissima.

Per “Big Man” il tradimento prende la forma dell’affare propostogli da Matt Mason, boss di Glasgow: combattere per lui, a pugni nudi, in un match a pagamento, per dirimere una questione fra malavitosi, contro un altro derelitto, e intanto trasferirsi nella città grande e anonima, lasciando la comunità, la famiglia, gli affetti.
La scena, con Matt Mason che offre soldi a Dan Scoular, è strutturata come una tentazione biblica: in essa il denaro (che, si scoprirà poi, è maledetto, e frutto del traffico di droga) prende quasi la forma dello sterco del Demonio. E in Matt Mason è proprio il Demonio a nascondersi: un Demonio ben vestito, serio e di poche parole che promette a Big Man il potere e la ricchezza, a patto che egli gli ceda l’anima. È questo il perno di tutta la vicenda, da cui scaturisce il conflitto principale che, in varie forme, attraversa il romanzo.

Dan Scoular – che all’esordio della narrazione troviamo dubbioso, in crisi con se stesso e vittima delle circostanze esterne (la disoccupazione, le difficoltà con la moglie il senso dolente della propria inadeguatezza alla vita) – dapprima non riesce a resistere alla tentazione. Lentamente i suoi dubbi si scioglieranno e, quando la compassione per il pugile sconfitto gli darà l’occasione di reagire, riuscirà a percepire il pericolo dell’imminente dannazione e, recupererà una, per quanto obliqua, integrità verso se stesso e il prossimo. Allora sarà pronto ad affrontare un nemico ben più subdolo e letale di quelli che ha combattuto sul ring, un avversario (l’Avversario per antonomasia, forse?) ambiguo e potente quant’altri mai.

Un libro avvincente e superbamente scritto, una tragedia che trapassa la nostra stessa umanità.

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Michele Curatolo
Un altro uomo invisibile che galleggia in mezzo al mare del nulla, è arduo definirlo sia per tratti somatici che per età. Campa la vita lavorando, di contraggenio, in uno dei templi assoluti della brescianità e, ciò nonostante, ne prende ispirazione per le cose che scrive. Espulso da tutti i circoli cui si è aggregato, gli amici lo chiamano “Wikipedia” a causa dei discorsi incomprensibili e della pronunzia, che confonde in un unico suono le erre, le elle, le vu, le pi, le bi, le esse e le effe. Sostiene di essere pacifista, ma si vanta di aver redatto, molto tempo fa, alcuni testi rivoluzionari per un ex-guerrigliero irascibile e avarissimo, ora convertitosi al libero mercato.