Harper Lee – Va’, metti una sentinella

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Negli anni Cinquanta, Jean Louise “Scout” Finch torna a casa per una breve vacanza a Maycombe, piccola città nel sud degli Stati Uniti dove è cresciuta e dove ancora vive suo padre Atticus, avvocato rispettato da tutti e letteralmente idolatrato dalla giovane. Un giorno Jean Louise presenzia casualmente a un consiglio cittadino e scopre che  il padre ha idee politiche in contrasto con l’immagine idealizzata che lei si è costruita. La scoperta la manderà in crisi, ma le fornirà anche un’imperdibile occasione di confronto e di crescita.

La sentinella cui fa riferimento il titolo è quella di un passo della Bibbia, citato in uno dei primi capitoli e sul quale la protagonista riflette a lungo: la sentinella, chiamata in causa dal profeta Isaia, è interpretata da Jean Louise come l’aiuto celeste che protegge e risolve i guai; almeno fino a quando si rende conto che tutti coloro che la circondano sono a loro volta sentinelle, e che lei stessa dovrà farsi portavoce di ciò che vede.

Solo così potrà far valere le sue idee e portare avanti una politica e una filosofia di vita estranee a quel Sud che ancora fatica sentirsi parte degli Stati Uniti: un Sud dove, sotto feste da ballo e maniere impeccabili, covano odio e diffidenza, che stanno pericolosamente evolvendo in razzismo ed erigendo barriere – invisibili, ma non per questo meno penetrabili – tra persone che un tempo si illudevano di far parte dello stesso mondo.

L’autrice ripresenta ai lettori i personaggi già conosciuti in Il buio oltre la siepe, ma è riduttivo interpretare Va’, metti una sentinella come un “seguito”: oltre ad essere stato scritto prima, affronta l’argomento della genesi politica dell’odio razziale, e lo scontro messo in scena è generazionale, dettato dall’emergere di un nuovo modo di pensare e di vedere le cose, di matrice “yankee”. Un confronto difficile con l’arretratezza, non solo tecnologica, di quel Sud che ha sempre campato secondo il motto “Vivi e lascia vivere”, adottato anche da Atticus Finch, che lo ritiene la summa di ogni credo politico, anche quando si dimostra palesemente un freno allo sviluppo sociale.

Nel libro è presente una digressione sul valore del Decimo Emendamento e della lettura politica che ne dava Jefferson (modello al quale si ispira Atticus) che può risultare ostico per chi non abbia dimestichezza con le letture anti-liberali che ne sono state date e che ancora oggi infiammano i dibattiti statunitensi.

In sostanza, il romanzo di Harper Lee è una storia di crescita, di presa di coscienza politica e di distacco, scritto con un linguaggio diretto e talvolta spiazzante, purtroppo non sempre ottimamente tradotto, ma da leggere senza pregiudizi e senza voler fare paragoni ad ogni costo. Ne gioveranno la lettura e lo spirito critico.

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