Sylvia Townsend Warner – Lolly Willowes

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«Le donne hanno una fantasia così fervida ed esistenze così monotone», afferma Laura, protagonista di Lolly Willowes. In effetti, la sua vita trascorre senza guizzi né avventure: indifferente all’altro sesso e poco interessata al matrimonio, dopo aver abitato con il padre è costretta a trasferirsi dal fratello a Londra, perché non è conveniente che una donna nubile viva da sola. Nell’appartamento londinese Laura diventa l’amorevole e pacata zia Lolly, ma dentro di lei si agita una tempesta. Assecondando il richiamo verso l’ignoto, decide così di dare una svolta radicale alla propria esistenza, così monotona, e si trasferisce nella minuscola e sconosciuta località di Great Mop, in una casetta di campagna. In questo luogo isolato, lontano dalla civiltà, scopre di essere una strega e abbraccia con entusiasmo la sua nuova vita.

Lolly Willowes, pubblicato nel 1926, è il primo romanzo della scrittrice e poetessa inglese Sylvia Townsend Warner. L’autrice racconta una storia di emancipazione femminile scegliendo la strada del fantastico: la protagonista si ripensa perché i panni della zitella zia Lolly le vanno troppo stretti; accettare la sua natura di strega significa invece prendere piena coscienza di sé, affermando liberamente la propria identità. Laura rifiuta la vita che la società ha predisposto per lei e per le donne in generale, obbligate ad avvizzire dentro le convenzioni del matrimonio senza mai trovare la forza per autodeterminarsi. Ma, come dice la protagonista nel magnifico monologo che chiude il libro (un vero e genuino manifesto femminista), «le donne lo sanno di essere dinamite, e non vedono l’ora che si verifichi l’esplosione che renderà loro giustizia», e, ancora, «ecco perché diventiamo streghe: […] per soddisfare la nostra passione per l’avventura».

Un racconto di formazione dove l’elemento magico assume un valore simbolico in cui la figura della strega equivale a una donna finalmente consapevole di sé e delle proprie potenzialità. Ma la magia entra un poco alla volta nella storia, infiltrandosi soprattutto nelle meravigliose descrizioni del paesaggio: Sylvia Townsend Warner raffigura la campagna inglese avvolta in atmosfere autunnali, dove i cieli grigi e carichi di pioggia, i boschi, il vento sferzante non intimoriscono la protagonista, anzi la coccolano: «le impudenti raffiche di vento che colpivano il lato della casa e ricacciavano il fumo giù per i camini e il tumultuoso gorgoglio della pioggia nelle grondaie erano congeniali al suo temperamento. […] Eppure, seduta lì senz’altra compagnia che quelle voci inquietanti, Laura si sentiva tranquilla e felice». A completare il quadro fantastico sono le fugaci ma significative apparizioni dell’amorevole cacciatore, che altri non è se non il Diavolo, affascinante «cavaliere nero che soccorre gentildonne decadute»; questo cacciatore errante, che appare sotto diverse sembianze, corteggia Laura aprendole la via per ritrovare se stessa.

Lolly Willowes è un classico da riscoprire, un romanzo in cui l’autrice espone un ancora attuale e validissimo discorso sulla donna, colorandolo con sfumature inedite: Sylvia Townsend Warner, anche lei un po’ strega, usa i toni del soprannaturale e si abbandona a una fervida fantasia, trovandosi a proprio agio tra cupi ma avvolgenti paesaggi e bizzarri sabba.

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