Stefano Sala – Il pedone avvelenato

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Saper creare una storia partendo da un elemento e costruendovi attorno una vicenda che, mischiando il vero al fantasioso, dia al lettore il senso del reale, del realistico: è questa la magia della narrazione, la magia dei suoi tanti palcoscenici: quello degli scacchi, per esempio, un gioco che Stefano Sala, in questo suo terzo romanzo (l’ultimo di una trilogia), riesce ancora una volta a rendere letterario, quindi universale.

Sala è il regista che mette in scena sulla scacchiera la commedia dell’invidia: una vecchia signora, una zitella arida che, come un parassita, si attacca al genio e, piano piano, lo annichilisce. Una signora in grado persino di amare, anche se di un amore malato, e tuttavia capace di legare l’invidioso all’invidiato, affinché il primo tragga dal secondo tutto ciò che gli occorre per alimentare il proprio sentimento perverso.
Per i suoi personaggi, Sala prende a prestito due vite, quella (misconosciuta) di Giocchino Greco,  il più grande scacchista del ‘600, il primo professionista del gioco, e quella (nota, notissima) di Michelangelo Merisi, il Caravaggio. A lui Sala attribuisce un quadro, mai dipinto in realtà, fantasioso e fantastico insieme: il perfetto meccanismo narrativo che alimenta le ossessioni di un’altra vita, quella del diacono Fernando Lopez, personaggio di fantasia e incarnazione dell’invidia, capace di legare, prima tra loro e poi a sé, le figure del Greco e del Caravaggio.

Con questo romanzo Sala raggiuge la maturità letteraria: per la trama, avvincente ed equilibrata; per l’ambientazione storica, un XVII secolo mai da cartolina, mai sfacciatamente protagonista; per la fisicità dei personaggi, tanto forti da trascinare il lettore nel romanzo; per l’arte narrativa, un’arte che Sala dimostra, una volta di più, di saper padroneggiare grazie anche alla forza dell’umiltà, al saper scomparire dietro alla sua scrittura precisa e garbata.
È così ci troviamo a camminare per le vie di una Milano infestata dalla peste o per le strade della Roma dei Papi o accomodati nei saloni delle corti dei Re d’Europa, accanto alla scacchiera del Greco. Alla fine giungiamo là dove l’invidia, il narcisismo e il disincanto possono spingere un uomo: nella puzzolente sentina di una nave sbattuta dalle onde dell’oceano in tempesta.

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Andrea Taffi
Andrea Taffi è nato a Cecina, in provincia di Livorno, nel 1966. Dal 2011 vive a Sassari, dove esercita la professione di avvocato. Ama leggere, soprattutto le commedie di Eduardo De Filippo. Con l'atto unico La verità ha vinto, nel dicembre del 2013, il premio di drammaturgia sarda intitolato a Giampiero Cubeddu, e ricevuto una menzione di merito al premio letterario nazionale Teatro Aurelio di Roma. Un suo racconto, L'uomo con il fiore in testa, è stato pubblicato in un'antologia di racconti di autori vari dal titolo Prossima fermata, edito, nel febbraio 2015, dalla casa editrice Leima Edizioni di Palermo.

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