Shirley Jackson – Lizzie

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I quattro cristalli della follia

L’incolore Elizabeth Richmond, affetta da insonnia e da sfiancanti emicranie, entra in cura dal dottor Wright, un onesto medico generico, il quale ritiene che le malattie della mente rispondano a una logica come quelle del corpo, e che non ci sia posto nei pensieri di una ragazza perbene (…) per le sconcezze psicoanalitiche.
La giovane paziente è timidissima, a tratti abulica, svolge un lavoro insignificante nel museo cittadino e vive con la ruvida zia Morgen che le fa da tutore.  Parrebbe un banale caso di tensione  nervosa, se durante le sedute di ipnosi il dottor Wright non incontrasse altre Elizabeth: l’incantevole Beth, la violenta Betsy, la subdola Bess.

Il romanzo, pubblicato nel 1954, affronta, in tempi non sospetti, un tema caro alla narrativa e alla cinematografia successiva: il disturbo dissociativo dell’identità. La protagonista, però, non è la variante femminile del dottor Jekyll e di Mr. Hyde, per citare il più illustre antesignano del genere: le personalità che la compongono (o in cui si è frammentata) sono quattro, legate da una relazione fluida, fatta di conflitti e di alleanze.
Virando più nel grottesco che nel perturbante cui ci ha abituati, la prova di bravura dell’autrice è la capacità di creare dialoghi surreali, in cui le quattro voci della protagonista si alternano, o addirittura interagiscono, pur conservando la loro peculiarità.
Come il testimone in una staffetta, la narrazione viene portata innanzi attraverso lo sguardo di tre personaggi: del dottore, della zia Morgen e di Elizabeth, declinata nelle sue diverse identità che, di volta in volta, prendono il sopravvento.

Indubbiamente il romanzo risulta penalizzato dall’epoca in cui venne scritto e dalla scarsa conoscenza della malattia mentale; sono infatti presenti alcune ingenuità e lo stesso finale, che ricompone la vicenda, risulta un po’ troppo sbrigativo e poco verosimile.
Benché Lizzie non possa essere annoverata fra le sue opere migliori, tuttavia ritroviamo anche qui il leitmotiv della Jackson: la realtà non è mai ciò che sembra.

Una scrittura brillante, un romanzo avvincente e insolito.

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