Shirley Jackson – Abbiamo sempre vissuto nel castello

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A Shirley Jackson, che non ha mai avuto bisogno di alzare la voce: così scrive Stephen King nella dedica del suo romanzo L’incendiaria. Il Re del Brivido del Maine ha fatto spesso riferimento alla Jackson come una delle sue fonti di ispirazione, e le dedica ampio spazio nel suo saggio Danse macabre. In effetti proprio le parole di King aiutano a definire meglio la genialità della scrittrice americana: le sue storie dell’orrore sono sinistri sussurri, si muovono in punta di piedi, ma non per questo suscitano meno timore.

Il suo ultimo romanzo, dal fascinoso titolo Abbiamo sempre vissuto nel castello, rappresenta alla perfezione la sensibilità di Shirley Jackson. Pubblicato per la prima volta nel 1962, incomincia con uno degli incipit più folgoranti mai letti: Mi chiamo Mary Katherine Blackwood. Ho diciott’anni e abito con mia sorella Constance. Ho sempre pensato che con un pizzico di fortuna potevo nascere lupo mannaro, perché ho il medio e l’anulare della stessa lunghezza, ma mi sono dovuta accontentare. Detesto lavarmi, e i cani, e il rumore. Le mie passioni sono mia sorella Constance, Riccardo Cuor di Leone e l’Amanita phalloides, il fungo mortale. Gli altri membri della famiglia sono tutti morti.
In poche e concise righe ci si trova di fronte all’inquieto universo della protagonista, l’eccentrica adolescente Mary Katherine Blackwood, che abita in una grande dimora insieme alla sorella Constance e allo zio invalido Julius. Nelle battute iniziali si scopre poi che gli altri membri della famiglia sono morti, e tutta la vicenda rimane sospesa attorno a questa misteriosa tragedia.

Pagina dopo pagina Mary Katherine ci guida nel suo fragile microcosmo distorto, fatto di rituali di magia simpatica, di un morboso attaccamento alla sorella maggiore e di un odio viscerale per tutti gli abitanti della cittadina in cui vive. La Jackson traccia una linea di separazione fra villa Blackwood e l’esterno: la protagonista ha sempre abitato nel suo castello, isolandosi dal resto del mondo, ripiegandosi dentro le proprie paranoie e ossessioni, ricreando un luogo sicuro e protetto lontano dalla realtà. Ma il suo idillio viene spezzato dall’arrivo del cugino Charles, che rompe i delicati equilibri della vita delle sorelle.

Tutto il romanzo vive di un’atmosfera lugubre, malinconica, inquietante: si avverte che c’è qualcosa di sbagliato, che forse qualcosa si è incrinato nell’animo di Mary Katherine. L’autrice, profondamente in sintonia con l’inadeguatezza del suo personaggio, scrive una storia dolcemente perturbante: Abbiamo sempre vissuto nel castello è un piccolo capolavoro della letteratura americana, un bizzarro e originale gioiellino da scoprire e riscoprire, firmato da una delle più affascinanti e sconcertanti scrittrici di tutti i tempi.

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Giulia Bona
Classe 1994, nata e cresciuta tra le colline dell’Oltrepò pavese, da sempre scrive, legge e guarda film. Dopo il liceo decide di seguire i suoi sogni: si laurea in Lettere moderne e in seguito studia Cinema allo IULM di Milano. Spettatrice onnivora, si nutre di ogni genere e crede con tutto il cuore nel potere della fantasia. Tra immagini in movimento e svolazzanti pagine di carta, vive perennemente tra le nuvole. Non riesce mai a rispondere alla domanda “qual è il tuo regista preferito?”.

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