Schitarrate!

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Undici racconti che girano intorno alla musica.
I curatori di questa antologia hanno evidentemente una predilezione per lo stile giovanilistico (o, meglio, pseudo-giovanile) e per i racconti dilettanteschi scritti alla meno peggio, né sembrano aver compiuto alcuna forma di editing prima di pubblicarli. Inoltre hanno avuto la pessima idea di aprire l’antologia con i testi peggiori.
Con due debite eccezioni, ci troviamo di fronte a una raccolta demenziale come demenziali sono, il più delle volte, i profili degli autori riportati in appendice.

Anna e Karen di Davide Cancarini: davvero un bello stile, quello dell’autore bresciano; peccato che vi si appoggi una storia del tutto inconsistente. In Air Guitar di Enrico Mazzardi la scelta di non adoperare la punteggiatura appesantisce notevolmente la narrazione, già confusionaria di suo, e di certo non aiutano la storia scialba e l’insulso finale. Corri, John! di Luca Grazioli è simpatico ma condotto con mano incerta e non privo di incongruenze.
Il colore giallo di Silvia Accorrà è un racconto fantastico e paradossale, anomalo in questa raccolta: una storia di stampo cortàzariano che resterà nella memoria dei lettori per la sua imprevedibile originalità.
In Borgoseattle di Simone Brioni il tema sviluppato è interessante, ma avrebbe meritato uno svolgimento meno confuso e più incisivo. Snow Blues di Brian Morrison è uno sconclusionato e incolore monologo interiore senza né capo né coda. Jam session senza pioggia di Nicola Fantoni è un racconto onomatopeico che non porta da nessuna parte, scritto in maniera pedestre e con il grande difetto di prendersi troppo sul serio. Lelo e Bako di Matteo Minutola, invece, è una bella storia, scritta purtroppo in un italiano a tratti piuttosto approssimativo: peccato, perché con qualche accorgimento avrebbe potuto decollare. Di certo avrebbe meritato un miglior trattamento da parte degli editori, il cui dovere sarebbe stato quello di intervenire per salvare almeno il salvabile. Cuffie di Mattia Filippini è simpatico e scritto benino: peccato che sia inconcludente.
Due possibilità di Roberta Giudetti è uno splendido racconto di amore e musica, di rara efficiacia, coinvolgente e appassionante, che si legge tutto d’un fiato e che non lascia l’amaro in bocca. Una piccola perla rara nell’opaca mediocrità di questa antologia sbrindellata.
Guerrilla Beans di Luigi Filippelli è un fantaracconto decisamente ben scritto, con personaggi accattivanti, ma poco chiaro nello svolgimento. Una tale qualità letteraria avrebbe meritato una trama più consistente.

Se si fa eccezione per i mirabili racconti della Giudetti e della Accorrà (non a caso scrittrici navigate e, sempre non a caso, le uniche due autrici donne presenti nel libro), questa antologia scritta per lo più in un italiano che grida vendetta lascia un senso di vuoto abissale, e reca testimonianza di una generazione di scrittori che ha poco o nulla da dire, che scrive con rara insipienza e crede, come i curatori, che quello giovanilistico sia, di per se stesso, uno stile fresco, veloce, contemporaneo.
Deprimente e irritante.

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Heiko H. Caimi
Heiko H. Caimi, classe 1968, è scrittore, sceneggiatore, poeta e docente di scrittura narrativa. Ha collaborato come autore con gli editori Mondadori, Tranchida, abrigliasciolta e altri. Ha tenuto corsi di scrittura presso la libreria Egea dell’Università Bocconi di Milano e diverse scuole, biblioteche e associazioni in Italia e in Svizzera. Dal 2013 è direttore editoriale della rivista di letterature Inkroci. È tra i fondatori e gli organizzatori della rassegna letteraria itinerante Libri in Movimento. L’ultimo suo lavoro è il romanzo "I predestinati" (Prospero, 2019).

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