Roberto Marri – Primavere promesse

0
44

Primavere perdute

Lo sappiamo, ma non lo vogliamo ammettere: nella nostra esistenza le primavere che ci ripromettiamo quando tutto è di là da venire / quando tutto è al di là da cadere quasi sicuramente non le manterremo mai; fino a quando avremo un grande avvenire dietro le spalle: Altrove / sarà fiorito il tuo tempo / avrai portato il tuo amore,  l’avrai perduto in odio e rimpianto contemplando l’erba del vicino più verde / in questa primavera. Forse perché C’è qualcosa di noi / che continua a sfuggirci. O forse semplicemente perché, nell’epoca feroce che le nostre vite si trovano ad attraversare, Gli ultimi / saranno / ultimi. / Penultimi / se gli andrà meglio. / Aspetteranno primavera / alzando i muri / della paura.

Roberto Marri, già autore del romanzo Sete (2017), ci seduce con semplicità, con parole che appartengono al nostro quotidiano e che, grazie alla perizia nell’uso del linguaggio poetico, fibrillano smaglianti nella nostra coscienza, remando con penna precisa attraverso un’alta marea di emozioni. Perché quelle di Roberto Marri sono parole che sanno l’affanno e il dolore, l’afflato e la sua repressione, il volo e la caduta, il brusio del sogno e il brusco risveglio nel silenzio del dovere.
Anche le metafore di Primavere promesse ricadono nella quotidianità, dalla quale, del resto, traggono linfa: negli oggetti quotidiani e nel quotidiano agire o inagire, nella soffocante ripetizione del presente come nelle quotidianità perdute, soltanto ricordate nell’abbandono di ciò che cade.
L’autore calibra bene ogni parola, non lascia nulla al caso, e attraverso echi di Pirandello, di Fante, di Mallarmé e di Dante, nonché di altri autori classici e moderni, crea un proprio linguaggio, con una forma accurata, attenta al ritmo, come scrive Alessandro Quasimodo nella prefazione, dosando bene antitesi e anafore nei singoli versi.

La lettura ci lascia con un doppio rimpianto: quello di non avere altre strofe dalle quali farci attraversare e risvegliare; e quello di una primavera, la nostra, che andrebbe consumata / senza aspettare un giorno / un altro e un altro ancora. Ma forse, ci diciamo, per noi è troppo tardi: un vano alibi che è scaduto / come a volte le attese / come molte promesse.

SHARE
Articolo precedenteAgota Kristof
Articolo successivoMatteo Marani – Dallo scudetto ad Auschwitz
Heiko H. Caimi
Scrittore e sceneggiatore, insegna scrittura creativa dal 1999. Ha collaborato con la casa editrice Tranchida dal 2007 al 2009 come docente di Scuola Forrester e come membro del CdA e redattore del comitato editoriale, nonché come autore sulle riviste telematiche “Gluck59” e “Tenekè”. Ha collaborato come autore di novelle con gli editori Mondadori e GVE e pubblica racconti, articoli, recensioni e poesie con diverse riviste telematiche. Ha partecipato come poeta alla VII Edizione della Carovana dei Versi nel 2012-2013, e sue opere sono state pubblicate nel 2013 all’interno dell’antologia edita dalla Casa Editrice Abrigliasciolta di Varese. Ha tenuto corsi di scrittura e di sceneggiatura presso la libreria Egea dell’Università Bocconi di Milano, presso l’I.I.S. A. Lunardi di Brescia, in svariate biblioteche e associazioni del comprensorio bresciano e in alcune scuole svizzere. Un film per cui ha scritto la sceneggiatura è stato opzionato due volte e ha collaborato come sceneggiatore a una produzione internazionale (“Haiti Voodoo”, 2011). In un lontano passato ha suonato in svariati gruppi musicali e ha collaborato a numerosi cortometraggi. Attualmente vive e lavora a Brescia. Dal 2002 è Presidente di Magnoliaitalia e dal 2013 è docente e direttore della Bottega della Scrittura di Brescia, scuola professionale per scrittori.

Lascia un commento

Scrivi un commento
Per favore inserisci qui il tuo nome

inserisci CAPTCHA *