Piero Chiara – Il piatto piange

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Il piatto piange è il primo romanzo di Piero Chiara che, pubblicato nel 1962, quando l’autore aveva quasi cinquant’anni, lo segnalò al grande pubblico. Ambientato fra le due guerre, narra le gesta minime di uno sparuto gruppo di giocatori d’azzardo nella Luino degli anni Trenta.
Addentrandosi fra gesta erotiche e traversie sanitarie, immancabilmente condite da sessioni di chemin de fer intorno al tavolo verde, l’autore ricrea sapientemente un mondo provinciale che non è più.  È l’affresco di un’epoca in cui, leccate le ferite della Grande Guerra, non si avvertono ancora i venti che porteranno al ben più devastante secondo conflitto mondiale; nella narrazione di Chiara, infatti, la dittatura appare sullo sfondo, incapace di turbare la tranquilla monotonia delle giornate luinesi.
Incontriamo il Camola, autentico latin lover del paese, capace di far capitolare fra le tante la misteriosa quanto procace Ines; vaghiamo da un guaritore all’altro insieme al Tolini, cui un’amante occasionale di Brescia ha attaccato quella malattia comune, che si assicurava guaribilissima nella pubblicità di tutti i giornali e anche all’interno dei pisciatoi, dove proprio in quei tempi era facile vedere un manifestino illustrato con una mano che chiudeva energicamente un rubinetto gocciolante; varchiamo le porte del Metropole, dove non si rinuncia al tavolo verde nemmeno se il lago è esondato e ci sono dieci centimetri d’acqua sul pavimento.

Benché il libro sia annoverato fra i romanzi, sono evidenti la struttura a racconti e il carattere fortemente autobiografico: fu infatti Vittorio Sereni a convincere Chiara a raccogliere in un’opera unitaria i ricordi della sua giovinezza, già apparsi come novelle sul Caffè Letterario. Il passaggio da una storia all’altra è tuttavia fluido e godibile in virtù dell’unità di tempo e di spazio, della relazione fra i personaggi, accomunati dalla passione per il gioco e le donne, e di uno stile scorrevole e apparentemente dimesso, ma sempre sottilmente ironico.

L’opera racconta l’innocenza della giovinezza e di un mondo ancora vergine degli orrori della seconda guerra mondiale. Un libro intriso di divertita nostalgia, fra le cui righe cogliamo il sorriso beffardo del suo autore.

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