Manuel Vázquez Montalbán – Il centravanti è stato assassinato verso sera

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Pepe Carvalho, il personaggio-simbolo di Montalbán, si trova a investigare sulle minacce ricevute dalla squadra di calcio della città in merito all’uccisione del suo centravanti. Il giocatore in questione è Jack Mortimer, giovane inglese emblema della nuova generazione di idoli rampanti fuoriclasse.

Fa da contraltare alla vicenda l’arrancare del Centellas Fútbol Club, team sul viale del tramonto costretto a riporre le proprie speranze in Palacín, un giocatore dotato ma che ha troppi anni e pochi minuti di gioco nelle gambe. La disparità fra le due squadre riassume perfettamente la doppia velocità alla quale viaggia la città stessa: da un lato l’affrancamento dalla dittatura da poco terminata e l’evoluzione politica e sociale; dall’altro i preparativi in vista delle Olimpiadi del ’92 e il sogno di sviluppo e modernità.

Da un lato immigrati, prostitute, spacciatori, periferie e degrado; dall’altro cravatte regimental e speculatori edilizi. Il calcio, in questo contesto, diventa un’azzeccata metafora: è la sublimazione, attraverso lo sport, dell’aggressività maturata nello scenario artificiale urbano.

Anche la letteratura ha un suo ruolo nel romanzo di Montalbán: l’autore delle lettere di minaccia cita (in modo piuttosto pomposo e compiaciuto) autori e modelli classici; Marta, giovane prostituta tossicodipendente, offre ai propri clienti “scopate letterarie”.

Pepe Carvalho invece brucia i libri: perché la cultura separa dalla vita, falsifica la sua sentimentalità “come gli antibiotici possono distruggere le difese dell’organismo” (Tatuaggio, dello stesso autore). Bruciare i libri è quindi bruciare verità inutili. Le proprie verità Carvalho le trova in altri piaceri, il cibo in primis.

Le disquisizioni sul tema culinario vanno a comporre le pagine più piacevoli del romanzo, ricche come sono di sapori, odori, suggestioni.
Il centravanti è stato assassinato verso sera, buon romanzo scritto con una prosa curata, con il calcio ha molto meno a che fare di quanto sembri; l’epilogo interlocutorio lascia più di una domanda aperta.

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Katia Salviato
Appassionata lettrice fin dalla tenera età, ha sempre desiderato scriverlo, un libro. Intanto, finché la Musa dell'Ispirazione si diletta a guidare altre penne, si allena a riprodurre la posa "rifletto sull'infinito con la mano sotto il mento" per le quarte di copertina e a firmare autografi su assegni postadatati. Di tutti gli aforismi sulla lettura, il suo preferito è: "Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c'era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l'infinito..." (Umberto Eco). Viaggiare, con la mente o su un qualsiasi mezzo che la porti altrove - a volte solo pochi chilometri da casa, ma anche, perché no?, agli antipodi - è una delle attività che ama di più. Si definirebbe, in due parole, una sognatrice curiosa.