Paolo Frusca – Una casacca di seta blu

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È un Gioco del calcio ormai perduto, quello a cui ci riporta Paolo Frusca con questo romanzo: la nostalgia per un’epopea che il business dello sport moderno, ormai, ci ha strappato dal cuore.

La vicenda racconta la vita di Béla Guttmann, un uomo che per tutta la sua esistenza si è ribellato agli stereotipi e ai prepotenti, senza venir mai meno ai propri princìpi. Ungherese trapiantato a Vienna, ebreo, calciatore della Nazionale e, molto presto, allenatore di squadre importanti di tre diversi continenti, come Milan, Porto, Benfica, San Paolo. Considerato un precursore della tattica moderna applicata al calcio, dopo aver vinto trofei internazionali lascia panchine importanti, ripetutamente, e quasi sempre per divergenze di opinione.

Interessante il doppio punto di vista sulla vicenda, raccontata sia da un immaginario e raffinato giornalista sportivo dell’epoca, sia dall’ormai anziano protagonista, alla fine degli anni Settanta.
Uno sguardo lucido e malinconico su un periodo storico, quello fra le due guerre del secolo scorso, di cui stiamo perdendo le radici, fondanti del nostro quotidiano.

Un libro che racconta la Storia attraverso le vicende molto umane dei protagonisti e che, nel suo incedere garbato, con una lingua asciutta e precisa, ci lascia la voglia di approfondire gli argomenti trattati.
Il protagonista incarna il prototipo dello sconfitto, un ebreo errante sempre con la valigia pronta sotto il letto, pur essendo un vincente nelle competizioni sportive.
Particolarmente inquietante la narrazione di alcune partite di calcio giocate proprio in contemporanea a eventi tragici. Intrigante la ricerca storica, riportata in calce ai capitoli con le formazioni e i marcatori del match.
Ma questi son dettagli di cronaca.

Paolo Frusca compie un atto d’amore nei confronti del gioco del calcio come portatore di valori positivi che, idealmente, avrebbe dovuto sostituirsi al gioco della guerra, ma che invece ha finito tragicamente per coesistere.

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Giorgio Olivari nasce a Brescia nel secolo scorso. È professionista nel campo del disegno industriale da più di trent’anni. Dopo i primi quarant’anni da lettore scopre la scrittura per caso: uno scherzo della vita. La compagna di sempre lo iscrive a un corso di scrittura creativa: forse per gioco, più probabilmente per liberarsi di lui. Una scintilla che, una volta scoccata, non si spegne ma diventa racconto, storie, pensieri; alcuni dei quali pubblicati dai tipi di BESA in "Pretesti Sensibili" (2008). La prima raccolta di racconti brevi, "Futili Emotivi", è pubblicata da Carta & Penna Editore nel 2010. La sua passione per la letteratura lo ha portato a “contagiare” altri lettori coordinando gruppi di lettura: Arcobaleno a Paderno Franciacorta, Chiare Lettere a Nave.

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