Nathalie Bauer – Ragazzi di belle speranze

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Basandosi sui diari e sulle lettere del nonno Raymond Bonnefous, inaspettatamente ritrovati in un armadio, Nathalie Bauer ci racconta la prima guerra mondiale da un punto di vista privilegiato, quello di un medico ausiliario che, agendo soprattutto nelle retrovie, può vivere la guerra avendo anche la possibilità di osservarla da una certa distanza. Ma quello di Raymond non è uno sguardo distaccato: è lo sguardo di chi frequenta la morte molto da vicino, dovendo soccorrere i feriti e vedendoseli morire, ridotti a pezzetti, fra le braccia; è lo sguardo di uno studente di medicina ventiduenne, improvvisamente sbalzato sui campi di battaglia e partecipe di un inferno durato ben quattro anni.

Nonostante lo sfondo della narrazione sia il conflitto mondiale, la Bauer non ci consegna un romanzo bellico; piuttosto un’opera di formazione che ha come tema centrale l’amicizia. Legame che si esprime attraverso personaggi indimenticabili, come il borghese Declerq e l’intellettuale Morin, insieme ai quali Bonnefous vivrà esperienze sia sul fronte che durante le licenze, e come l’attendente Jules e padre Lemoine.
Una menzione a parte merita il personaggio di Zouzou, giovane donna che Bonnefouse e Declerq conoscono durante una licenza e per la quale nutrono dapprima soltanto una pura amicizia, poi sentimenti via via più intimi e intensi, fino ad un’aperta gelosia che metterà in conflitto i due fedelissimi amici. Riecheggiando alcuni temi di Jules e Jim, la scrittrice francese costruisce il ritratto di una donna sulla via dell’emancipazione, soave e resoluta allo stesso tempo, ferreamente decisa a tracciare confini precisi per preservare la propria libertà e la propria autodeterminazione. Un personaggio memorabile, che rimane nella testa e nel cuore e le cui vicende sono un contraltare vitalistico alle crude vicende guerresche.
L’antitesi tra il paesaggio del fronte e quello delle località visitate durante le licenze pone in evidenza la stridente differenza nella percezione della guerra, dove i civili, relativamente lontani dalle battaglie, sembrano vivere incuranti del conflitto, quasi non ne percepissero l’incombente presenza che potrebbe travolgerli da un momento all’altro.
Perfettamente in equilibrio tra realtà e finzione, tra romanzo e Storia, ben documentato e sempre rigoroso dal punto di vista storico, Ragazzi di belle speranze è un romanzo sulla memoria scritto con un linguaggio concreto e ben levigato, capace di momenti di intensa poesia e di trasmettere tanto l’angoscia quanto la malinconia dei protagonisti, per i quali la morte è sempre in agguato e riserva brusche e amare sorprese. Storia di una generazione perduta, sacrificata alle ragioni della guerra ma mai priva di speranza, sempre proiettata verso un ipotetico futuro che potrebbe non arrivare mai, questo romanzo è insieme un monito e un inno alla vita e alla pace, un’esperienza che il lettore vive a fianco dei protagonisti, immerso nelle loro vicende fino al punto di sperare con loro. E ci racconta della nascita di un mondo nuovo, non necessariamente migliore, dalle ceneri di quello ormai perduto.
Un grande romanzo, come non se ne leggevano da decenni, che ci ricorda quanto poco i fatti di un secolo fa siano remoti, anche se troppo spesso li percepiamo come tali: una guerra è sempre in agguato, e noi potremmo esserne i prossimi protagonisti.

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Heiko H. Caimi
Heiko H. Caimi, classe 1968, è scrittore, sceneggiatore, poeta e docente di scrittura narrativa. Ha collaborato come autore con gli editori Mondadori, Tranchida, abrigliasciolta e altri. Ha tenuto corsi di scrittura presso la libreria Egea dell’Università Bocconi di Milano e diverse scuole, biblioteche e associazioni in Italia e in Svizzera. Dal 2013 è direttore editoriale della rivista di letterature Inkroci. È tra i fondatori e gli organizzatori della rassegna letteraria itinerante Libri in Movimento. L’ultimo suo lavoro è il romanzo "I predestinati" (Prospero, 2019).

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