Michela Murgia – Istruzioni per diventare fascisti

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Se ci sono due insidie per chi oggi fa comunicazione, due corde che sarebbe meglio non pizzicare volendosi evitare dei gran mal di testa, sono gli argomenti sensibili e l’ironia. La società contemporanea è un contesto rognoso, ipersensibilizzato – spesso artificiosamente e in cattiva fede – in cui, trattando un argomento qualsiasi, si è certi di offendere qualcuno. L’ironia, inoltre, non è proprio cosa per l’uomo contemporaneo che, ancora una volta non sempre in buona fede, rifugge la complessità, spiana tutte le sfumature di senso con la smerigliatrice travisando, talvolta per incapacità e talvolta per malizia, l’umorismo su qualsiasi scala. riportando tutto alla più brutale superficialità, rifiutando apertamente qualsiasi lettura vada oltre il letterale.

Michela Murgia tutto questo lo sapeva. Non poteva non saperlo, perché è intelligente, di quell’intelligenza acuta e dissacrante che traspare da ogni singola riga del suo Istruzioni per diventare fascisti, una lettura agile, tagliente e ironica. Ironica e pertanto travisata. Non c’è davvero da stupirsi, e dubito che l’autrice se ne sia stupita, dell’ondata di liquame virtuale che si è abbattuta su di lei via social media. Intendiamoci, non è giusto, non difendo nemmeno mezzo degli insulti che le sono stati rivolti, quasi mai corredati da uno straccio di argomentazione e per lo più espressioni della più profonda, arrogante ignoranza, ma c’era da aspettarselo. Forse perché l’autrice, oltre che intelligente, è consapevole e coraggiosa.

Intendiamoci, il libro non contiene chissà quale sconvolgente rivelazione. I concetti, gli schemi di pensiero, le dinamiche trattate sono note a tutti o, quantomeno, lo dovrebbero essere. La forza di Istruzioni per diventare fascisti è un’altra: è la forza dell’analisi, è la forza del mettere in chiaro le idee, è la forza del mettere in ordine, e scusate se è poco. Michela Murgia smonta il giocattolo e ci spiega, a prova di deficiente, come funziona. Lo fa con intelligenza e, soprattutto, con ironia. Eccolo, il peccato mortale. Perché a qualcuno tutto questo non piace, perché fa sentire stupidi e ignoranti. E allora arrivano gli insulti, arrivano repliche che abusano della logica e parodie speculari che gettano alle ortiche il senso profondo di un esercizio utilissimo e necessario, di una lettura che fa bene perché parla in modo chiaro, essenziale e centrato di come le cose vanno oggi, senza risparmiare critiche a nessuno.

Sì, perché se chi insulta l’autrice si fosse preso la briga di leggerlo sul serio, il libro, avrebbe ben chiaro il fatto che una delle critiche più caustiche è portata, per quanto in punta di fioretto, proprio ai radical chic. Però non si può pretendere troppo: leggere è faticoso, figurarsi capire.

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