Matteo Marani – Dallo scudetto ad Auschwitz

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Dallo scudetto ad Auschwitz narra una pagina rimasta a lungo ignorata nella storia del nostro calcio, che s’intreccia con la più buia nella storia del nostro Paese.

Il racconto della tragica vicenda di Árpád Weisz, pubblicato ormai dieci anni fa da Matteo Marani, oggi direttore di Sky Sport, e cui si è ispirato Federico Buffa per un documentario televisivo, ha il merito di rendere giustizia alla memoria di un personaggio che rientra a pieno titolo tra i nobili pionieri del calcio dell’anteguerra assieme a nomi più celebrati come Vittorio Pozzo, che firmerà la prefazione al manuale calcistico scritto proprio da Weisz.

L’allenatore ungherese conduce una vita in continua peregrinazione: è costretto ad abbandonare la sua patria dopo le Olimpiadi del 1924 a Parigi per aver partecipato alla protesta dei giocatori contro il trattamento riservato loro dalla propria federazione, sfociata nella “sconfitta volontaria” contro l’Egitto che sancisce anche l’eliminazione dell’Ungheria; ma soprattutto nel 1938, a seguito della promulgazione delle leggi razziali, Árpád, che aveva appena condotto il Bologna sul tetto d’Italia e d’Europa, deve lasciare la nostra penisola assieme alla moglie Ilona e ai figli Roberto e Clara (nati in Italia e battezzati con rito cristiano), licenziato gioco forza dal presidente Dall’Ara, che l’aveva scelto e che sportivamente gli doveva tutto.

Le notizie frammentarie che Matteo Marani, tifoso bolognese, è riuscito a collegare in maniera organica recandosi in prima persona nei luoghi toccati dal coach magiaro, tratteggiano la fuga dei Weisz prima a Parigi e poi a Dordrecht, piccola città olandese dove Árpád riceve un’offerta per allenare la squadra locale. Ma quando Hitler decide di invadere l’Olanda non c’è più via di scampo per l’allenatore del Bologna “che tremare il mondo fa” e per la sua famiglia: nell’ottobre del 1942 la moglie e i figli vengono spediti al campo di sterminio di Birkenau, dove muoiono tre giorni dopo in una camera a gas, mentre Árpád, dopo un periodo di lavori forzati in Alta Slesia, finisce ad Auschwitz, dove morirà il 31 Gennaio del 1944.

Dalla conquista del titolo europeo all’inferno dell’Olocausto, Matteo Marani ci avvicina all’orrore di un’Europa dominata da totalitarismo e antisemitismo attraverso la nostra passione quotidiana, il gioco del calcio. Per non dimenticare che ogni discriminazione è un delitto.

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