Massimiliano Felli – Vite apocrife di Francesco d’Assisi

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È un’avvertenza a campeggiare, come una scritta al di sopra di un pesante portone d’ingresso, all’inizio del romanzo: ciò che ci attende, pur essendo basato su fonti storiche, è un’opera di finzione, e finzionali possono essere le fonti stesse. Il gioco tra avvenimenti reali e verosimili ma mai accaduti, che sta alla base di ogni racconto che voglia apparire veridico, è il tema sotteso all’intera opera, che si propone di narrare la vera storia del Santo Francesco di Assisi.

Quello di Massimiliano Felli non è soltanto un romanzo storico, ma la riscrittura di un’agiografia: la tradizione con cui ci è stata tramandata la vita del Poverello di Assisi si rifà alla Legenda Maior Sancti Francisci scritta da San Bonaventura da Bagnoregio, mentore dell’Ordine Francescano nella seconda metà del XIII secolo e, nel romanzo, maestro di Deodato, giovane scriba francescano cui Bonaventura affida il compito di scovare e portare davanti alle autorità l’ultimo compagno del santo ancora in vita, l’apostata frate Leone, il quale infanga il nome di Francesco raccontando scempiaggini e falsità. Tuttavia Deodato, in quanto amanuense e studioso, conosce l’importanza delle fonti e della tradizione manoscritta e non può accettare che Bonaventura voglia imporre una sola versione di quella vita. Si incammina quindi alla ricerca di frate Leone con il peso delle altre vitae che ha avuto modo di interrogare durante la stesura della Legenda. Diverse versioni di un’unica esistenza si smentiscono e si completano, dando una visione umana di colui che si vuol ricordare soltanto come santo.
Le vicende di frate Deodato si alternano al racconto della vita di Francesco, narrata a partire dalla sua adolescenza sino all’episodio della conversione e dello scandalo che il giovane diede davanti alla comunità assisana riunita: durante la spoliazione di tutti gli averi, infatti, svelò un segreto di cui successivamente soltanto frate Leone sarebbe stato a conoscenza e che racchiude la controversa origine dell’Ordine francescano.

Felli, pur essendo alla sua prima opera, riesce a ricreare accuratamente un’ambientazione medievale viva e realistica, attraverso l’uso di un linguaggio dal sapore antico, ricco di arcaismi e forme medievaleggianti, e di una narrazione che sfrutta i salti temporali tra capitoli per tenere alta la nostra curiosità; almeno fino alla seconda parte del romanzo, nella quale le nuove vicende introdotte, quali la presentazione di Chiara e il suo incontro con Francesco, vengono utilizzate solamente come pretesto per raccontare i momenti salienti della vita dal santo, di cui pertanto non si ha una narrazione diretta. Allo stesso modo lo sfruttamento delle vicende riguardanti papa Gregorio IX e lo sviluppo nel seno della Chiesa del francescanesimo non riescono a instillare con efficacia i dubbi che dovrebbero sorgere riguardo alla canonizzazione di Francesco. Infine, il salto temporale che ci presenta Deodato anziano e gravato dalle rivelazioni di cui è andato in cerca nella sua giovinezza, riporta alla mente gli episodi e il contesto di battaglia tra Inquisizione e movimenti eretici già letti nel Nome della rosa, senza tuttavia la stessa incisività nel mostrare le contraddizioni di una Chiesa al cui interno agiscono e convivono movimenti e ideologie contrastanti, ambigui e tutt’altro che spirituali.

Il romanzo, infine, pur con una conclusione che strizza l’occhio al metaromanzo, tradisce le aspettative indotte dai primi capitoli, lasciando che la storia del santo, come detto, sia narrata soltanto tramite eventi salienti raccontati da terzi che, seppur vicini come frate Leone e informati sugli eventi come Gregorio IX, mancano di continuità con il racconto precedente. Il coinvolgimento e la ricostruzione storica portano a interrogarsi su che cosa sia veritiero e che cosa menzogna nella vita di Francesco, sottolineando come ogni documento storico possa essere frutto di rimaneggiamenti e interpretazioni arbitrarie, dunque di per sé un’opera narrativa tanto quanto un romanzo.

Un’opera che convince a metà.

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Nato a Pavia nel 1995, Federico Fornasino cresce nella città di Vigevano, tra le distese di risaie della campagna lomellina e un centro urbano, una volta importante nucleo dell’industria calzaturiera italiana, ora media provincia sperduta nei sobborghi sempre più ampi di Milano. Frequenta il Liceo Classico e, una volta diplomato, si iscrive alla facoltà di Filosofia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele, dove consegue la laurea triennale con una tesi sul filosofo francese Vladimir Jankélévitch. Trasferitosi a Milano, prosegue gli studi filosofici magistrali all’Università degli Studi di Milano. Appassionato lettore e instancabile studioso, si diletta in letture di classici della letteratura occidentale e nell’approfondire autori e tematiche filosofiche di matrice esistenziale.

3 COMMENTI

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