Mario Rigoni Stern – Arboreto salvatico

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Nella nota all’edizione del 1996 del suo Arboreto salvatico, Mario Rigoni Stern spiega il significato del titolo del libro: «l’arboreto, dicono i dizionari, è una raccolta di alberi che vengono osservati e studiati dal punto di vista botanico, forestale, agricolo, ecologico, estetico eccetera, per poi trarne giovamento pratico. Ma io non avevo, non ho, tutte queste pretese, il mio è un interesse quasi esclusivamente estetico-sentimentale». Poi aggiunge che la parola salvatico era anticamente usata al posto di selvatico. Così l’autore gioca con la doppia accezione del termine, che indica insieme il selvaggio e il salvifico. Arboreto salvatico è una raccolta di scritti, descrizioni «un po’ scientifiche un po’ letterarie» di venti alberi.

Abete, larice, tasso, acero, salice, «è grande il popolo degli alberi». E allora Mario Rigoni Stern ne sceglie alcuni, quelli a lui più cari, quelli che hanno un significato e che lo hanno accompagnato nella vita, e li racconta. Arboreto salvatico, pubblicato per la prima volta nel 1991, non ha un intento scientifico, è piuttosto il risultato dell’amore sconfinato dello scrittore di Asiago per la natura e le sue meraviglie. I venti brevi racconti, ognuno dedicato a un albero diverso, racchiudono informazioni botaniche e ambientali, ma anche riferimenti alla letteratura e alla cultura popolare, oltre che riflessioni ed esperienze personali.

Risulta difficile classificare questo libro, che raccoglie le diverse tendenze dell’intera opera di Mario Rigoni Stern: l’interesse naturalistico si fonde con la passione per i libri e la lettura, il resoconto oggettivo si mescola al diario. Arboreto salvatico, che non appartiene a nessun genere letterario, è breve ma densissimo: la scrittura piana e precisa dell’autore ci accompagna alla scoperta degli alberi, osservati con curiosità attraverso diversi filtri e descritti con passione. È l’inno di un uomo che ama profondamente la natura (in particolare la montagna) e che crede nella salvaguardia e nella difesa dell’ambiente, aspirando a una vita semplice a contatto con animali, piante e alberi. Perché, come ci ricorda lo scrittore, «quando gli uomini vivevano dentro la natura, gli alberi erano un tramite di comunicazione della terra con il cielo e del cielo con la terra».

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Giulia Bona
Classe 1994, nata e cresciuta tra le colline dell’Oltrepò pavese, da sempre scrive, legge e guarda film. Dopo il liceo decide di seguire i suoi sogni: si laurea in Lettere moderne e in seguito studia Cinema allo IULM di Milano. Spettatrice onnivora, si nutre di ogni genere e crede con tutto il cuore nel potere della fantasia. Tra immagini in movimento e svolazzanti pagine di carta, vive perennemente tra le nuvole. Non riesce mai a rispondere alla domanda “qual è il tuo regista preferito?”.

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