Maria Rosa Cutrufelli – Il giudice delle donne

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Nel 1906 dieci maestre marchigiane riescono a diventare le prime elettrici donne della Storia italiana, in un contesto in cui il voto è riservato solo agli uomini più abbienti. Ottengono questo risultato straordinario grazie alla decisione del giudice Lodovico Mortara, passato alla Storia come “Il giudice delle donne”, che ritiene costituzionale e giusto iscrivere le maestre alla lista degli elettori. Tuttavia le elettrici non saranno mai in grado di votare, e dopo appena qualche mese verranno private del loro diritto tramite un ricorso alla Cassazione da parte del procuratore del re.

Il romanzo di Maria Rosa Cutrufelli esplora la storia dimenticata delle prime elettrici italiane. La trama racconta le vicende di Alessandra, una giovane maestra di Ancona trasferitasi a Montemarciano per la sua prima cattedra. Giunta nel piccolo paese sconosciuto, fa la conoscenza di Luigia Matteucci, moglie del sindaco e insegnante della scuola elementare. Quest’ultima è impegnata nella lotta per il suffragio femminile, e insieme ad altre nove maestre chiede di essere provvista del diritto di voto. Il giudice delle donne narra anche la storia di Teresa, una bambina che ha smesso di parlare in seguito alla morte della madre, e di Adelmo, un giovane giornalista alle prime armi. Attraverso gli occhi dei personaggi veniamo a conoscenza della lotta delle maestre, coinvolte su più fronti: da una parte cercano di istruire i bambini della campagna in scuole fatiscenti e prive di fondi, dall’altra lottano per ottenere l’iscrizione alla lista elettorale.
La Cutrufelli rappresenta perfettamente il conflitto interiore di molte donne che vorrebbero presentarsi durante i processi ma, allo stesso tempo, sanno di doversi comportare con discrezione per non compromettere la propria reputazione e quella dei mariti, considerati dallo Stato come i loro padroni. In diverse occasioni assistiamo all’indignazione del popolo alla notizia della vittoria delle maestre, che non ricevono supporto neanche dalle proprie coetanee.

Il giudice delle donne presenta una narrazione semplice e scorrevole, che ci aiuta a immedesimarci nella sobrietà della vita di campagna dei primi del Novecento. Ogni capitolo è colmo di freschezza e ottimismo, nonostante siano trattati temi profondi. Oltre alla battaglia femminile, l’autrice dipinge un’Italia alle prese con la sua nuova identità nazionale in seguito all’Unità del 1861 e ci mostra le problematiche della povertà, della disorganizzazione e della mancanza di istruzione.
È un’opera carica di significati e temi importanti, che offre spunti di riflessione ancora attuali e richiama l’attenzione su fatti importanti, sconosciuti ai più. Infatti, la storia delle dieci maestre sembra essere finita nel dimenticatoio, nonostante sia un avvenimento altamente simbolico e significativo della Storia moderna. In una società caratterizzata dalla democrazia e dal suffragio universale, dovremmo conservare con rispetto e consapevolezza il ricordo delle prime elettrici, pioniere della battaglia per il diritto di voto di cui tutti oggi godiamo. Il giudice delle donne ci aiuta in questo compito di vitale importanza, guidandoci attraverso la storia romanzata dei protagonisti della coraggiosa vicenda.

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