Màirtìn O’Cadhàin – Parole nella polvere

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Immaginando l’Aldilà, o comunque ciò che c’è dopo la morte, ognuno di noi avrà un’idea diversa a seconda del proprio percorso di vita, di fede, di pensiero, ma probabilmente saremo tutti d’accordo sul fatto che dopo il trapasso regni il silenzio; invece, questo scoppiettante romanzo – un classico della letteratura irlandese – ci presenta un piccolo cimitero di campagna dal quale si levano voci forti, che si sovrappongono, si urlano contro e hanno qualcosa da dire su tutto: dalle beghe del villaggio alla storia d’Irlanda e al suo difficile presente, fino alle partite di rugby. I defunti spettegolano, strepitano e bisticciano e, su tutte le voci, si leva prepotente quella di Caitriona Phaidìn, focosa vecchietta appena sepolta ma che non ha affatto dimenticato la sua turbolenta vita familiare e il suo perenne dissidio con la nuora, la suocera, la sorella, il parroco e il resto del mondo.

Dalla polvere del cimitero si leva incessante un brusio fatto di storie che esigono di essere raccontate e ascoltate, perché appartengono a un mondo abituato a narrare e pochi romanzi hanno trovato un’immagine così efficace del popolo irlandese come di gente che non sta mai zitta, nemmeno da morta, anche se, invece delle antiche saghe, i racconti riguardano le sfortunate vicende sentimentali del maestro di scuola o le contrattazioni sul prezzo dei funerali: sono le voci di un’Irlanda povera, pervasa da tensioni sociali e politiche intrecciate alle meschinità umane, e raramente ho percepito più vitalità che in questo “coro di morti”.

Della verde Irlanda dei souvenir e degli stereotipi cinematografici qui non c’è traccia, e nemmeno si fa accenno a questioni religiose o spirituali: il cimitero è un palcoscenico sul quale si entra con la morte, ma il ruolo che vi si ricopre è pari a quello che si aveva da vivi, con la differenza che qui la scena è buia.

Un plauso particolare va alla traduzione italiana che, pur basata sulla versione inglese (l’originale è infatti in irlandese), grazie al lavoro di quattro diversi traduttori riesce perfettamente ad aderire alla prosa di O’Cadhàin, piena di neologismi, vocaboli gergali, registri diversi, e rende nella nostra lingua tutta l’atmosfera di questo romanzo eccezionale.

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