Kurt Vonnegut – Baci da 100 dollari

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Niente fantascienza ma grande fantasia in questi racconti degli anni Cinquanta. Una sorpresa che si trasforma, sin dalle prime pagine, nella piacevole scoperta di un autore divenuto famoso con romanzi dalla forza e dalla determinazione ben più spiazzanti di quelle espresse in queste opere.
Un affresco sul sogno americano che parla di pace, successo, famiglia e denaro, tratteggiato però su un terreno reso fertile da guerra, arrivismo, crimini e malsano egoismo.
Pieno di affetto e ironia, l’autore ci conduce per mano, come farebbe un compagno di viaggio più che un narratore, nelle sedici storie, raccontate con estrema precisione.
Sicuramente fra le più riuscite Jenny, la vicenda di un frigo-robot dalle vaghe sembianze femminili, creato dal geniale George a immagine della giovane moglie, ma senza quel “groviglio miracoloso, unico e mutevole di colpe e virtù” che caratterizza gli umani, in tutta la loro imperfezione.

In Diecimila dollari l’anno sicuri il protagonista è un aspirante tenore che, per sopravvivere, rileva una bancarella di ciambelle e, senza volerlo ammettere, inizia a prendere gusto per l’impiego e le strategie di marketing. Come non condividere le sue parole: «La gente che vende viti e bulloni fa i miliardi, mentre chi si spende per portare un po’ di bellezza nel mondo, per dare significato alla vita, invece, fa la fame». Sempre sul tema dell’arte e sulla sua insostenibilità economica è Gli imbroglioni, che vede opporsi, sulla spinta delle relative mogli, un pittore realista e uno astratto in una competizione a ruoli invertiti. La riserva delle ragazze e Ruth spiccano come i racconti più seducenti per il tema e più rifiniti dal punto di vista narrativo. Hanno per protagoniste due donne, una giovane e l’altra anziana, ostili e diffidenti sino all’epilogo, sorprendente, di entrambe le vicende.
La solitudine accompagna tutti i protagonisti, siano essi vincitori o vinti, mentre sullo sfondo il potere della scienza e della tecnologia, sempre più invasivo, prefigura un futuro ingannevole e assai poco rassicurante. Cinismo e pazzia vengono descritti spesso come le uniche risorse possibili per sconfiggere i demoni della guerra, mentre lo stupore e il sorriso si rincorrono fra le pagine, alternandosi con grande garbo nella nostra mente.
Piccoli, grandi capolavori nel panorama del racconto breve americano.

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Giorgio Olivari nasce a Brescia nel secolo scorso. È professionista nel campo del disegno industriale da più di trent’anni. Dopo i primi quarant’anni da lettore scopre la scrittura per caso: uno scherzo della vita. La compagna di sempre lo iscrive a un corso di scrittura creativa: forse per gioco, più probabilmente per liberarsi di lui. Una scintilla che, una volta scoccata, non si spegne ma diventa racconto, storie, pensieri; alcuni dei quali pubblicati dai tipi di BESA in "Pretesti Sensibili" (2008). La prima raccolta di racconti brevi, "Futili Emotivi", è pubblicata da Carta & Penna Editore nel 2010. La sua passione per la letteratura lo ha portato a “contagiare” altri lettori coordinando gruppi di lettura: Arcobaleno a Paderno Franciacorta, Chiare Lettere a Nave.

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