Alberto Cotti – Il partigiano D’artagnan: la lotta di liberazione nei ricordi di un partigiano di San Giovanni in Persiceto

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Alberto Cotti narra la sua storia di partigiano senza aggiungere orpelli retorici alla cruda esperienza di quegli anni difficili. La lotta per la libertà porta con sé il ricordo della morte atroce dei compagni, della fatica insopportabile nei lunghi tragitti percorsi, degli spari delle mitragliatrici e della paura e della fame: “il morale e la rettitudine di molte persone erano paragonabili alle macerie, le bombe avevano demolito anche lo spirito”.

   I ricordi si susseguono in ordine cronologico, velocemente ma senza efficaci colpi d’ala.  Anche la scelta della Resistenza avviene  ex abrupto. La descrizione è asciutta, priva di retorica, lapidaria: “In seguito alle esperienze avute a porta S. Paolo, presi una decisione: avrei operato contro l’invasore e criminale nazista”. Una scelta poco felice per un romanzo che avrebbe potuto coinvolgere con più fuoco e passione il lettore, denunciando tecniche narrative a tratti deboli. Con parsimonia, infatti, l’autore centellina i particolari, censura i sentimenti.

Dopo avere contributo alla formazione della S.A.P di via Permuta, nell’agosto del 1944, “con pochi soldi e una parola d’ordine nella mente”, anche il partigiano D’artagnan, alias Alberto Cotti, decide di lasciare il paese natale per affrontare “la vita terribile del ribelle”.  I ricordi dei battaglioni e delle brigate, delle imprese eroiche dei compagni, vengono raccontati in modo semplice e diretto. La velocità con cui si ripercorrono i ricordi di guerra talora è frenata dalle osservazioni su fatti troppo spesso sottintesi nei libri sulla Resistenza: “In tutti questi trattati vi è una lacuna o una dimenticanza, ed è quella riguardante i giovani che, al di là delle ideologie politiche e delle influenze dei partiti, costituirono un fronte unico antinazista ed antifascista, chiamato proprio Fronte della Gioventù”. Infatti tutti i personaggi descritti (Scagliarini, Serrazanetti, detto Tito, Zanetti) sono ventenni che si ribellano all’Italia Fascista e alle sue regole inculcate fin da bambini nei banchi di scuola. L’ardente desiderio di libertà supera la paura del nemico e della morte:  “Vieni con me […] vado in montagna con i ribelli, almeno se dovrò morire lo farò con un mitra in mano!”.