Erri De Luca – Il giorno prima della felicità

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Il giorno prima della felicità è un romanzo di formazione, in chiave partenopea. Questo, in sintesi, l’ultimo lavoro di Erri de Luca. La storia di un bambino orfano nella Napoli degli anni ’50 (lo Smilzo), del portiere dello stabile che si prende cura di lui e della sua educazione sentimentale e sessuale, che passa necessariamente dallo stesso caseggiato.
Dalla scoperta della sensualità attraverso i servizi richiesti da una inquilina vedova a don Gaetano e al suo giovane aiutante; ai racconti della Grande Guerra e della resistenza della città –emblematica la storia di un ebreo aiutato a rifugiarsi in un nascondiglio ai piedi del palazzo- che si intrecciano alle partite a carte giocate in guardiola.
Dall’esperienza di una notte di pesca ai libri prestati da Don Raimondo -che svuota soffitte e librerie di defunti- al giovane che li legge sui gradini del cortile. Senza mai dimenticare Anna, la bambina per la cui sagoma, intravista dietro le finestre del terzo piano, il ragazzino protagonista aveva imparato a sfidare la paura di arrampicarsi sulle balaustre, meritando così il plauso dei compagni di giochi e l’eterno ruolo di portiere a calcio.
La stessa affascinante sfinge che tornerà dieci anni dopo, fidanzata di un camorrista, a chiedere «il sangue» del suo primo corteggiatore. È una scena di duello a chiudere il romanzo: il duello inscenato per risolvere la contesa («questioni di onore e di guapperia», così sentenzia don Gaetano) finisce con il ferimento a morte del malavitoso.
E al diciottenne Smilzo non resta che imbarcarsi per l’Argentina. La stessa terra lontana in cui era scappato suo padre dopo avere lavato con l’omicidio l’onta del tradimento da parte della moglie, rea di avergli preferito un giovane soldato americano.
Ma anche, non casualmente, il Paese in cui il mentore don Gaetano aveva imparato ad ascoltare i pensieri degli altri: «Se la chiami gente non fai caso alle persone».
Il giorno prima della felicità è un romanzo che si muove intorno a coordinate in primo luogo spaziali. La prima: il gioco di rimandi tra il caseggiato –con i suoi personaggi, eterne maschere, la vedova insaziabile e il popolano furbo su tutti– e Napoli.
Laddove Napoli è metafora del mondo, e la sua storia racchiude l’esperienza universale della guerra, del saccheggio e della meschinità, ma anche degli slanci di generosità e della resistenza.
Una delle pagine più intense dei racconti di don Gaetano è infatti dedicata al ricordo della sollevazione popolare, che fu capace di far evacuare i soldati tedeschi, divenuti invasori. Così come la lontana Argentina è il luogo mitico dell’espiazione, e della crescita.
In secondo luogo, è peculiare la gestione del tempo del racconto. Noto anche come traduttore delle Sacre Scritture, dopo avere imparato l’ebraico da autodidatta, Erri de Luca dà alla materia del romanzo un’impronta fortemente sapienziale: il fraseggio ritmato e costruito con intercalari e costruzioni tipiche dell’oralità –in particolare verso la fine, all’avvicinarsi del battesimo del sangue del protagonista.
È l’amore-passione, infine, a connotare il romanzo. Un sentimento irrazionale, che somiglia ad un destino più che ad una consapevole gestione della relazione tra persone. È parente stretto della fame di vita che segue la liberazione di Napoli il fatto che tante donne abbandonassero il talamo coniugale per gettarsi tra le braccia dei liberatori USA.
Somiglia ad una violenza la foga con cui Anna possiede i protagonista –ma non perpetrata (solo) a livello fisico. È eterno come una maledizione il legame tra i due.
Un incantamento nato, come nelle favole, con il principe azzurro che si arrampica sul balcone della principessa. Ma che finisce, a differenza di queste, con un duello all’arma bianca, in un crescendo di rimandi a ferimenti e spargimento di sangue dell’eroe nelle pagine precedenti.
Una malìa, con una protagonista senza capelli biondi e palafrenieri: un’eroina pallida e apparentemente sciapa, che ha scelto un compagno dai baffi impomatati.
Rimandi favolosi – d una dimensione quotidiana, domestica dell’irrazionale, esemplificati dall’abitudine di don Gaetano a interpretare i pensieri altrui-  trascritti in una forma tipica dell’oralità: ecco in cosa risiede il fascino di questa lettura.

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