Henry James – La panchina della desolazione e altri racconti

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Un autore indimenticabile

Il volume presenta una selezione di sei racconti, tre lunghi e tre brevi.

Mezza Età è un apologo sulla vita e sulla sua finitezza. Il punto di vista è quello di uno scrittore anziano e gravemente malato che avverte come appena iniziata la propria maturità artistica.
Né saprà riconciliarsi con la morte nell’incontro con un giovane ammiratore disposto a sacrificarsi per lui. In una manciata di pagine, James tratteggia perfettamente i caratteri dei personaggi e, come nel famoso L’altare dei morti, rende coinvolgente una vicenda apparentemente statica con mirabile maestria. Un breve capolavoro.

Lo scolaro è il ritratto di una famiglia “di mondo” che vive al di sopra delle proprie possibilità. I Moreen vengono dipinti attraverso lo sguardo del precettore che dovrebbe educare il giovane rampollo, Morgan, e che, con una scusa o con l’altra, non viene mai pagato.
Fino allo spietato, inevitabile finale. Scritto con sottile e graffiante ironia, questo romanzo breve è una piccola perla: divertente, sagace, inquietante.

La disfatta dei Northmore è un perturbante omaggio alla memoria dei defunti, spesso illusoria e ingiustificata nella sua enfasi Una storia di disvelamenti successivi viene rappresentata dal punto di vista della vedova di un morto di secondo piano. Acuto e appassionante.

La belva nella giungla è un geniale e crudelissimo racconto che, tratteggiando un’esistenza vissuta nell’attesa di qualcosa che forse non verrà mai, ci dice dell’amore, attraverso il delirio, più di quanto abbiano saputo fare generazioni di poeti.
Parzialmente anticipatore de Il deserto dei tartari di Dino Buzzati, un indimenticabile componimento breve, di fruizione tutt’altro che immediata; ma indimenticabile.

Vivere di espedienti, specialmente in terra straniera, è un’arte delicata, da condursi sul filo del rasoio. Lo dimostra La signora Medwin, un raffinatissimo racconto che rivela, tra le righe, più di quanto venga raccontato.

Dopo un avvio lento, il racconto che dà titolo alla raccolta, La panchina della desolazione, prende improvvisamente vita: quella quasi totalmente passiva del protagonista, colto nell’atto di ribellione a una relazione amorosa che gli appare, per certi versi, prestabilita.
Un amore che si immerge nell’abisso, fino all’imprevedibile conclusione. Una rappresentazione magistrale.