Goliarda Sapienza – L’arte della gioia

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L’arte della gioia è un libro impegnativo ma che si lascia divorare in un battibaleno. Il titolo suggerirebbe un saggio, e invece schiude le porte di un mondo, la Sicilia e, più in grande, l’Italia del primo Novecento.

Il romanzo segue la vicenda di una donna, “nata il primo gennaio del millenovecento”, che abbatte ad una ad una le convenzioni del suo secolo. Circondata da persone uniche, Modesta fa un’esperienza di vita totale, conoscendo l’ambizione, che la porterà a capo di una nobile famiglia in decadenza, la passione, che la guiderà in una vita alla ricerca del piacere fine a se stesso, e infine quella serenità che solo chi è soddisfatto della propria esistenza può raggiungere.

Con queste premesse, il romanzo si pone fuori dalla pretesa veristica e diviene paradigma di un modo onnivoro di affrontare l’esistenza, fino ad esasperare il personaggio nella sua voluta universalità. Modesta è figlia lasciata a se stessa, e poi quasi adottata, moglie, madre, amante di donne e uomini, nonna, serva e padrona, politica mai candidata, con un interessante sguardo di traverso sulla storia italiana. Modesta incarna, quindi, una summa di ruoli archetipici senza poter prescindere da nessuno di essi. Per questo, a contare non è la vicenda, pur se esemplare, ma la storia delle relazioni, che diviene la storia della relazione che il lettore intesse con il libro, di cui ogni parola è necessaria perché ognuno si senta incluso, almeno in parte, nell’esperienza narrata.

Questa interpretazione permette di sorvolare su lievi cadute, come quelle scene a prima vista ridondanti, ma utili per completare la figura a tutto tondo della protagonista. Con la necessità dell’autrice di condensare una così grande quantità di significati in un unico personaggio si spiegano anche le incongruenze di una trama a volte troppo segnata da fortunate coincidenze. E lo stesso linguaggio appena sbozzato cementa la narrazione e arricchisce le descrizioni dando ritmo e respiro al romanzo.

Un’ultima nota è da dedicarsi alla storia del testo. Rifiutato dagli editori per venti anni e riscoperto da poco, è ancora capace di scandalizzare per il linguaggio schietto con cui Goliarda Sapienza descrive scene erotiche anche omosessuali (ma a destare scandalo dovrebbe essere l’assoluta libertà di coscienza della protagonista). Con il titolo che si declina, nell’attualità, in arte dell’accettazione, di sé e degli altri.

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Ludovica Gazzè
Nata il 2 Novembre 1986 a Milano, studentessa di discipline economiche e sociali presso l'università Bocconi, è stata allieva della scuola di scrittura creativa presso la libreria Egea dell’università Bocconi e dell’OpenLab di Scuola Forrester (Milano). Alcuni suoi racconti sono apparsi su riviste e raccolte in seguito alla partecipazione a concorsi letterari. Altri appaiono su “Rossopane”, rivista artistico-letteraria, e su nouvellevague.eu, rivista on-line di cinema e dintorni.

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