Georges Simenon – Il pensionante

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Uno strano cliente si presenta, in una gelida mattina di pioggia, alla pensione della signora Baron, a Charleroi, cittadina mineraria vicino a Bruxelles. È intirizzito, febbricitante, senza cappotto, senza bagaglio; viene tuttavia accolto cordialmente, anche perché paga due mesi anticipati alla proprietaria che, felice per l’inattesa fortuna, si prodigherà a preparargli manicaretti e bevande calde per aiutarlo a guarire.
La vita della piccola pensione riprende col suo tran-tran regolare, per nulla turbato dalla presenza del nuovo arrivato, ma noi sappiamo che Élie Nagéar ha ucciso con una chiave inglese, acquistata appositamente, un ricco uomo d’affari sul treno Bruxelles-Parigi per derubarlo di 100.000 franchi: abbiamo assistito in diretta all’efferato omicidio.

 L’impostazione del romanzo giallo è totalmente stravolta da Simenon, in quanto la tensione continua, che riesce a costruire, non dipende dalla ricerca dell’assassino ma dalla paura che venga scoperto. Simenon sostituisce quindi all’indagine lo scandaglio della psicologia del personaggio, la ricerca delle motivazioni del suo gesto, ci prende per mano e ci fa immedesimare: prima, nelle sensazioni che prova Élie Nagéar nel suo lungo peregrinare per Parigi sotto una pioggia battente, senza cappotto (perché l’ha buttato nella Senna, in quanto il controllore ha fornito la descrizione di un uomo con un cappotto color cammello che si trovava nello scompartimento dell’ucciso); poi, insieme al protagonista, ci inseriamo nel caldo e protettivo ambiente della pensione dove trova rifugio, con lui triboliamo per la paura di essere scoperti e ci rassereniamo quando sembra che la polizia lo cerchi in Germania. Però, a un certo punto, nella vicenda c’è una svolta improvvisa: l’atteggiamento di Élie non è più condivisibile e Simenon porta in primo piano la figura della signora Baron, che da quel momento dominerà la scena fino all’inattesa conclusione.

Il pensionante, pubblicato a puntate sul settimanale “Marianne” fra il 27 dicembre 1933 e il 28 febbraio 1934, e successivamente in volume dall’editore Gallimard, rappresenta lo spartiacque nella produzione di Simenon che, passando alla nota casa editrice, ha l’intenzione di dedicarsi a una narrativa di maggiore spessore, abbandonando il personaggio di Maigret che gli ha dato la notorietà. André Gide considerava Il pensionante una delle sue opere migliori, ma il commissario resterà in compagnia del suo autore, che continuerà a raccontare le sue avventure per tutta la vita, alternandole ai cosiddetti “romanzi duri”.

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Gloriana Orlando ha insegnato per diversi anni “Materie Letterarie e Latino” nei licei di Catania, sua città natale, dove tuttora vive; adesso si dedica a tempo pieno alla scrittura, collaborando con alcune riviste culturali. Ha pubblicato una decina di romanzi, tra cui “Profumo di papaveri”, tradotto in rumeno, “Quizás quizás quizás. Un romanzo epistolare”, “Alienor, facebook ergo sum” sul mondo della comunicazione virtuale, “E noi sull’illusione...”, un giallo psicologico, “Il filo del tempo”, con cui ha vinto il Premio Internazionale Nino Martoglio, “Un inconfessabile segreto”. Numerosi racconti sono entrati a far parte di importanti antologie tra cui “Saluti a Dickens”, pubblicato in tre lingue, inglese, italiano e bulgaro dalla casa Editrice Scalino di Sofia. Tra i numerosi saggi pubblicati, “La ricerca di una via d’uscita dallo sgomento di vivere” ha partecipato al Premio Letterario Nazionale Sebastiano Addamo. Il saggio su De Roberto dal titolo “Dalla Beata Ximena a don Blasco. Figure di religiosi ne ‘I vicerè’ è stato inserito nel IV volume di un’antologia della critica dal titolo “Letteratura e Sacro”, edito da Bastogi Libri. Nel V volume della stessa antologia è stato inserito il saggio dal titolo “Italo Calvino: il ‘broglio metafisico’ di uno scrutatore”. Dallo spagnolo ha tradotto “Libro de los regresos” di Daniel Salguero Díaz, “Un regalo de Navidad rojo” di Reynold Pérez Vásquez.

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